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Il lato nascosto della lombalgia: intestino e alimentazione | Dott.ssa Vanessa di Nepi

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Dott.ssa Vanessa Di Nepi Osteopata

In quest’articolo mi piacerebbe affrontare la lombalgia osservandola da vicino prima nei suoi aspetti meccanici, per poi passare a un punto di vista più “intimo” che riguarda sia le strutture viscerali che emotive ad essa correlate; per poi capire se la storia evolutiva dell’uomo e l’alimentazione moderna possano avere ripercussioni e/o essere la concausa di questa patologia.

A chi di voi non è capitato una volta nella vita di soffrire di mal di schiena?

Lombalgia è un termine comune per indicare un dolore localizzato nella zona medio bassa del rachide lombare, ma a volte anche dorso lombare e lombo sacrale.

In realtà dietro questo sintomo banale si nascondono più condizioni patologiche che possono dare spiegazione a un dolore cosi invalidante (solo in Italia sono 15 milioni di persone a soffrirne).

Per meglio comprenderne i vari aspetti, differenziamo le diverse condizioni patologiche in:

  • Condizioni meccaniche che riguardano direttamente la struttura vertebrale: interessano i legamenti, i muscoli, i dischi, i nervi, la struttura ossea, il canale vertebrale.
  • Condizioni non meccaniche che riguardano patologie neoplastiche, reumatologiche, infettive o infiammatorie a carico del rachide.
  • Cause extravertebrali che riguardano organi innervati dal plesso lombare da cui origina un riflesso viscero somatico che provoca il sintomo doloroso.

In questa sede mi interessa analizzare solo quest’ultime ossia tutte quelle cause che originano dal viscere e si manifestano a livello somatico e la correlazione con l’alimentazione moderna.

Per riflesso si intende la risposta involontaria automatica ad uno stimolo ed è il modo in cui il sistema nervoso autonomo si esprime (agisce attraverso i riflessi). Il riflesso viscero somatico quindi spiega l’importanza della correlazione tra sistema nervoso autonomo e centrale: l’attività dei visceri viene rilevata da recettori specifici e trasmessa ai centri superiori attraverso via afferenti. Cosi le afferenze sensoriali nocicettive di un viscere (per esempio l’intestino) attraverso il sistema nervoso autonomo risalgono alla corteccia e da qui mandano una risposta di ritorno alla struttura somatica innervata dallo stesso segmento midollare (rachide lombare).

I dolori lombari di origine viscerale si riconoscono perché sono dolori sordi, diffusi, non ben localizzabili, in genere a fascia, associati a disturbi addominali quali gonfiore, stitichezza-colite, fermentazione.

Questo tipo di dolore prende il nome di dolore viscerale riferito.

Si tratta di una sensazione dolorifica localizzata in una sede diversa, ma correlata, rispetto a quella da cui origina lo stimolo. La sede diversa è un’area innervata da afferenze somatiche che fanno capo allo stesso segmento del midollo spinale cui sono destinate le afferenze viscerali.

Analizziamo più da vicino l’intestino: al suo interno esiste un sistema nervoso (cervello enterico) dotato di vita propria. Il cervello enterico nella storia evolutiva dell’uomo è quello che si sviluppa per primo, il più arcaico:

  • è un cervello molto complesso che contiene oltre 500 milioni di neuroni
  • è un laboratorio neurochimico e ormonale
  • l’80% del sistema immunitario ha sede proprio qui
  • il 90% della serotonina impiegata in tutto il corpo è prodotta dal cervello enterico
  • l’intestino è sede delle benzodiazepine (agenti chimici che si trovano nei farmaci calmanti)
  • è cosi intelligente che è capace di ricordare, assumere nuovi comportamenti e generare nuovi neuroni
  • dal punto di vista emotivo è la sede del nostro senso d’identità e ha un ruolo primario nell’immagine profonda che abbiamo di noi stessi

Di seguito possiamo osservare alcune correlazioni molto importanti con strutture muscolari, organi viscerali e rispettiva innervazione.

Muscolo ileopsoas e intestino

Muscolo ileopsoas e intestino

correlazioni con organi viscerali

Correlazioni con organi viscerali

Innervazione intestino

Innervazione intestino

Le strette correlazioni dell’intestino con organi viscerali così importanti dà forse un’idea del ruolo primario che esso svolge per il benessere psicofisico dell’individuo.

Spiega per esempio perchè insieme a disturbi intestinali siano associati:

  • Stress e depressione

La vicinanza con le ghiandole surrenali causa una produzione continua di cortisolo che oltre ad aumentare i livelli di stress, riduce la produzione di bile aumentando la produzione di succhi gastrici, aumenta la glicemia e innalza la pressione aumentando la quantità di sodio nel sangue. La depressione è spesso dovuta alla carenza di serotonina (che abbiamo visto essere prodotta in larga parte proprio dall’intestino).

  • Ansia e difficoltà respiratorie

Per il rapporto con il diaframma verrà influenzata tutta la meccanica respiratoria ma anche tutto l’apparato cardio vascolare (l’aorta attraversa il diaframma).

  • Iperattività del sistema immunitario

Dovuta sia a una sovraesposizione di cortisolo, che all’irritazione dell’intestino, dove ha sede il sistema immunitario: si ha la distruzione dei linfociti T1 e il potenziamento dei linfociti T2 che si occupano della proliferazione di virus e batteri; il nostro sistema non è più in grado di difenderci dall’attacco di questi agenti patogeni.

  • Lombalgia, retrazione del muscolo ileopsoas, disturbi all’articolazione dell’anca, disturbi genitali.

Il muscolo ileopsaos è rivestito da una fascia che ha rapporti diretti con la fascia che riveste l’intestino; può andare incontro a fibrosi, accorciamento e spasmi dovuti a un malfunzionamento dell’intestino.

Potrei continuare a trovare ancora molte correlazioni e disturbi associati a un mal funzionamento dell’intestino… ma mi interessa porre l’accento sulla causa di tale disfunzione.

Come mai oggi più dell’80% della popolazione soffre di un qualche sintomo che coinvolge l’intestino? Cosa lo rende debole e prono a disturbi quali colite, colon irritabile, disbiosi intestinale?

Solo per fare qualche esempio. Tra i principali fattori riconosciuti vi sono: l’alimentazione, lo stress, l’assunzione di farmaci e la poca o nulla attività fisica.

Dieta moderna e microbiota intestinale

La dieta moderna (composta di lieviti, farine, zuccheri, amidi, latticini) è sicuramente una grande protagonista… quello che mangiamo giorno dopo giorno condiziona e modifica il nostro microbiota intestinale: quell’insieme di batteri, funghi, virus benigni che hanno un ruolo molto importante nel determinare la salute generale.

Il microbiota è presente in ogni tessuto ma quello intestinale è il più grande di tutto il corpo (pesa 1 kilo e mezzo).
Tra le principali funzioni del microbiota vorrei ricordare:

  • Produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) che solo fondamentali per la plasticità delle membrane e alimentano le cellule enteriche dell’intestino.
  • Produzione di vitamina K, K2, vitamine del complesso B e acido folico.
  • Degradazione dei composti tossici ingeriti (da qui capiamo la sua importante funzione di eliminazione delle scorie) e funziona come barriera contro la colonizzazione di agenti patogeni presenti negli alimenti.

L’introduzione di sostanze nocive rappresentate principalmente dai latticini, dagli zuccheri e dalle farine bianche, modificano così la nostra flora batterica che comincia a produrre più acido lattico; tutto questo nel corso degli anni non fa che acidificare il bolo alimentare, danneggiando da un lato la mucosa intestinale (si ha quindi un eccessivo contatto tra batteri e sistema immunitario) e dall’altro produce meno batteri buoni. Il nostro corpo si ammala giorno dopo giorno senza che ce ne accorgiamo (accade spesso che i sintomi rimangano silenti per lungo tempo e il paziente non ne sia a conoscenza).

Il corpo umano è un organismo vitale a 360 gradi modellato da influenze biologiche, sociali, ambientali ma molto è dettato dallo stile di vita che ogni giorno scegliamo di intraprendere. Abbiamo la possibilità di modificare le scelte sbagliate, quelle scelte che se ci fanno ammalare, quelle scelte che a volte facciamo senza troppo riflettere sulle ripercussioni che a lungo termine avranno sulla nostra capacità di rimanere sani.

Dott.ssa Vanessa Di Nepi Osteopata

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Sole, performance sportive e body recomposition | Alessio Vilardi

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Alessio “Alexiules” Vilardi Personal Trainer BIIO System

Siamo sempre alla ricerca dell’ultimo integratore in voga o dell’alimento magico che possa curare ogni male (attenzione!!! Una integrazione mirata e una nutrizione “secondo natura” sono veramente la panacea di tutti i mali, o quasi, ma non parleremo di questo, oggi), ma ci dimentichiamo della fonte di energia e salute più grande, più importante ma soprattutto GRATIS, di cui abbiamo a disposizione: il SOLE.

MOTIVO #1

Vitamina D

L’esposizione solare permette la produzione di Vitamina D 1,25 OH (ovvero la forma più attiva) a partire dal colesterolo solfato presente nel nostro organismo. La Vitamina D entra in gioco in tantissimi processi biologici e condiziona il consumo di ossigeno, la forza muscolare, la sintesi proteica e previene le lesioni muscolo-scheletriche.

È impossibile raggiungere quantità ottimali di Vitamina D dal cibo (pesci grassi e uova fortificate), e la sola integrazione via orale (fondamentale l’inverno se si è impossibilitati ad esporsi alla luce solare per un paio di ore al giorno, quasi nudi per motivi di lavoro), non possono sostituire tutti i benefici che derivano dalla esposizione solare.

MOTIVO #2

Controllo della Leptina

La leptina è l’ormone che regola il senso di sazietà ed è regolata da tanti fattori, a volte anche da rare disfunzioni genetiche.

In particolar modo, la melanopsina, proteina presente nella retina dell’occhio, assorbendo il sole del primo mattino ricco di UV-A, regola il cortisolo (innalzandolo) e la produzione di POMC, una proteina che regola a sua volte numerosi ormoni peptidici, tra cui l’ormone α-MSH.

Questa proteina, non solo regola la produzione di melanina, fondamentale per migliorare la quantità e la qualità del sonno notturno, ma è legato anche al sistema leptina-melanocortina, inducendo una riduzione dell’introito di cibo e dunque potrebbe essere un fattore determinante per invertire il rapporto produzione-stoccaggio/ossidazione di grasso, in favore del secondo.

Così come riportato anche nel libro di Angelo Rossiello (“Insonnia, il male del nuovo secolo”), il meccanismo di controllo della nostra composizione corporea, peso, diabete e altre malattie croniche, è luce dipendente: poca luce solare > troppa luce artificiale la sera > melatonina impoverita > disregolazione leptina > insulino-resistenza > sovrappeso > obesità e altre malattie croniche.

MOTIVO #3

Controllo del sonno

Sappiamo benissimo che è fondamentale dormire almeno 7/8 h qualitative al giorno per mantenere elevate le performance sportive. Infatti la circadianità e infradianità degli ormoni steroidei (Testosterone-Cortisolo) e proteici (Insulina-GH-IGF-1) va mantenuta ottimale per permetterci di alternare in maniera efficace i processi catabolici (che avvengono durante l’allenamento) e anabolici (che avvengono durante le fasi di riposo) a vantaggio di un ottimale incremento delle performance sportive e per un miglioramento della composizione corporea.

Incrementare il cortisolo e la dopamina (ormoni della vigilanza) la mattina, tramite esposizione a onde blu (presenti nella luce solare delle prime ore del mattino) e la loro riduzione nelle ore serali (spegnere i led, anch’essi luce blu, e tenere gli schermi della tv e degli smartphone, il più possibile lontani e spenti) ci permetterebbe di prendere il sonno con più facilità e di cominciare subito i processi di riparazione cellulare che avvengono quasi esclusivamente nelle ore notturne.

La regolare esposizione solare diurna, permetterebbe anche la produzione di serotonina, ormone del rilassamento, la quale verrà convertita in melatonina di sera, ovvero l’ormone del sonno, facilitando il riposo.

Per concludere:
1. Controlla il tuo livello sierico di Vitamina 1,25 OH (16 € mediamente, in qualsiasi centro di analisi) 
2. Esponiti il più possibile alla luce solare, con meno vestiti addosso (in diversi orari della giornata) 
3. Dormi almeno 7/8h al giorno in maniera qualitativa

Queste e tantissime altre informazioni, potrai trovarle nei due libri di Angelo Rossiello “Il nuovo Vivere secondo natura” e “Insonnia, il male del nuovo secolo”. Due veri e propri manuali, rigorosamente a carattere scientifico, che ti condurranno a innalzare la qualità della tua routine giornaliera, della tua salute e delle tue perfomance sportive, senza dover ricorrere all’utilizzo di intrugli magici ma applicando semplici consigli evidence based. Voto 10+

Alexiules

Leggi anche: L’Ormone D, più che una semplice vitamina | Dott. Francesco Balducci

FONTI:
Cianti, G. Allenati e alimentati con i cicli naturali, Editrice Elika
Kohen, J., P., et al. (2013). Vitamin D and Physical Performance. Sports Med. May 9.
Rossiello, A., Angeleri, A. (2019). Il nuovo Vivere secondo natura, EtaBeta
Rossiello, A. (2018). Insonnia: il male del nuovo secolo, EtaBeta

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La correlazione tra il dolore e l’alimentazione moderna | Dott.ssa Vanessa Di Nepi

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Dott.ssa Vanessa Di Nepi Osteopata

Sono un’osteopata e ho a che fare ogni giorno con persone affette da dolori osteo articolari di varia natura; nel corso degli anni mi capitano sempre più spesso non solo anziani e sportivi (del cui dolore si potrebbe avere una spiegazione più logica) ma anche giovani donne, mamme e ancora di più adolescenti afflitti da dolori e infiammazioni talvolta resistenti anche ai farmaci.

Viene allora da chiedersi: come mai?

Spesso durante le prime visite domando ai pazienti qual è la loro dieta e eventualmente di sospendere alcuni alimenti per un periodo (minimo un mese).

Molti rimangono sorpresi da queste richieste perchè non capiscono bene il nesso tra dolore/guarigione e alimentazione. Ma esiste davvero un nesso tra infiammazione/dolore e cibo?

Purtroppo ci siamo così tanto abituati a stare male che è come se avere un “doloretto” ogni tanto fosse normale, ma nel frattempo i disturbi (fisici, psichici, emotivi) si addizionano nel tempo e finiamo per subire progressivamente l‘instaurarsi delle malattie.

Alla base del mio lavoro c’è anche l’attenzione verso la prevenzione, sarebbe importante allora comprendere come l’alimentazione moderna (ricca di zuccheri, amidi, lieviti, latticini) fornisca il terreno ideale per l’instaurarsi delle malattie che oggi affliggono l’uomo moderno (diabete, aterioscelorosi, obesita’ anche infantile, disbiosi intestinale, infiammazioni e dolori cronici solo per fare alcuni esempi…).

Come si arriva allora dall’alimentazione al dolore? Attraverso la via del glucosio… passando per l’acidosi tessutale e l’infiammazione.

insulina-glucosioMi spiego meglio: il nostro corpo si è evoluto nel corso dei secoli utilizzando i grassi come fonte energetica principale, il glucosio per ricavare energia era un meccanismo “salvavita” usato quindi solo in rare occasioni.

Oggi l’introduzione eccessiva di zucchero costringe il nostro corpo a servirsi solo della via del glucosio, causando una produzione continua di insulina. Questo ormone è un po’ il “guardiano” di tutti gli altri ormoni; ricordiamo che sono gli ormoni a decidere che uso farà il nostro corpo del cibo.

L’insulina di per sè ha una funzione molto importante: regolare i livelli di zuccheri nel sangue e quando il livello di glucosio è eccessivo ne invia una parte al fegato (dove viene trasformato in glicogeno e usato a scopi energetici quando serve) e una parte ai muscoli.

Ma, quando l’eccesso di zuccheri è eccessivo e le scorte del fegato sono piene, l’insulina non è più in grado di svolgere la sua funzione…e si accumula nel torrente circolatorio cominciando a causare acidosi e infiammazioni.

Inoltre l’eccesso di insulina causa una serie di reazioni a catena stimolando il rilascio di molti altri ormoni:

  • L’aldosterone da parte delle surrenali che comincia a trattenere sodio e acqua nei reni (sempre nel tentativo di abbassare il livello di zucchero nel sangue)
  • Il cortisolo (noto come ormone dello stress, ma che produce molti altri effetti dannosi tra cui dolore cronico, infiammazione e incapacità del sistema immunitario di svolgere adeguatamente le sue funzioni)
  • Il fegato inizia a produrre colesterolo (precursore del cortisolo) trasformando l’eccesso di glucosio in trigliceridi
  • Alterazione dell’osmolarità della cellula
  • Acidosi: per contrastare l’acidosi il corpo richiama calcio e vitamina D dalle ossa predisponendo all’osteoporosi
  • A livello cerebrale (l’organo che ha più bisogno di glucosio) si accelera la produzione di serotonina e dopamina rendendoci dipendenti dagli zuccheri.

Ancora l’eccesso di glucosio altera la leptina (ormone fondamentale che ci avverte quando siamo sazi) e pian piano i sistemi di difesa del nostro corpo iniziano ad andare il tilt: l’organismo ha perso il suo equilibrio si trova in balia degli ormoni.

La leptina inoltre ha un ruolo fondamentale nei processi infiammatori di bassa intensità: se in concentrazioni elevate indebolisce le ossa e condiziona la fertilità; ecco come uno squilibrio di questo ormone può causare dolore e degenerazione articolare infatti accelera la rottura delle cartilagini (i livelli di tale ormone nel sangue corrispondono a quelli presenti nelle articolazioni).

Da non dimenticare come l’accumulo di grasso addominale stimoli il rilascio di proteine e mediatori infiammatori che recano danno ai recettori ormonali, al sistema immunitario e alle articolazioni in una spirale senza fine.

L’acidosi e l’infiammazione sono il terreno su cui si fondano tutte le malattie dell’uomo moderno.

Un giorno dopo l’altro ci ritroviamo pieni di dolori, stanchi, depressi, sovrappeso e ci convinciamo che tutto questo sia normale, prendiamo un farmaco e per un po’ staremo meglio. In realtà l’utilizzo di farmaci aumenta ancora di più la produzione di scorie acide perché inibiscono la capacità dei nostri sistemi tampone (bicarbobato in primis) di ristabilire l’equilibrio acido basico del corpo.

L’unica via di uscita da questo tunnel sembra essere quella di tornare verso noi stessi, verso il centro, verso l’equilibrio e l’armonia di cui la natura ci ha dotato.

Il corpo possiede in sè già tutte le informazioni necessarie a mantenere l’omeostasi, ma abbiamo perso la capacità di ascoltare quell’intelligenza che ci appartiene.

Dott.ssa Vanessa di Nepi

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Nuovo Programma per la Rieducazione Consapevole | Dott. Alessandro Pini

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Dott. Alessandro Pini

In cosa consiste il nuovo progetto per una RIEDUCAZIONE CONSAPEVOLE?

Alimentazione, postura e movimento: questo programma è rivolto a chi necessita di tornare in forma ed a quelle persone che forse mai hanno percepito cosa voglia dire la parola “benessere”.

Doti necessarie: motivazione, apertura mentale, costanza.


Facciamo un po’ di selezione:

  • Dovrai allenarti 1 o 2 volte a settimana alle 7.30 del mattino.
  • Dovrai evitare derivati dei cereali, del latte e dei legumi per 3 mesi.

Hai capito bene: niente pizza, lasagne e formaggi per 90 giorni. Mi dispiace, ma tutte le farine saranno off limits. La birra pure. A tal riguardo ti verranno fornite spiegazioni scientifiche sul perché questi cibi distruggono non solo il tuo metabolismo ma anche il tuo benessere psico-fisico.

Già qui in molti avranno chiuso il post.
In fondo rimanere nella comfort zone non costa nulla.

Per te che stai continuando a leggere vado avanti:

  • Ci saranno da fare 3 prelievi del sangue, a cadenza mensile. Spero tu non abbia la fobia degli aghi.

Il calendario delle sedute sarà così composto: durata complessiva 12 settimane.

– Incontro iniziale col nutrizionista che vi spiegherà come dovrete scegliere i cibi durante questo percorso.

  • Prelievo per analisi del sangue per monitorare la situazione prima di iniziare il lavoro.
    Foto su scanner posturale.
  • 1 seduta di rieducazione posturale individuale (metodo Raggi, con il dott. Pini)
  • 1 allenamento funzionale ai movimenti della vita (dott. D’Alessandro) ogni 3 gg, quindi

2 a settimana, 1 solo nelle settimane in cui c’è anche la seduta posturale.

Esempio: lunedì seduta individuale posturale. Giovedì allenamento, lunedì allenamento, venerdì allenamento, lunedì altra seduta posturale.

Ogni mese ci sarà un controllo tramite analisi del sangue e colloquio con il nutrizionista (dott. Gambacciani).

Alla fine dei tre mesi sarai una persona diversa, lo sentirai te, ma ne avrai conferma dai risultati ottenuti “sul campo”.

3 professionisti a tua disposizione per tre mesi ad un prezzo inferiore rispetto ad un fine settimana passato fuori città.


Oltre al tempo passato con noi ti rimarrà qualcosa da portare a casa: una nuova consapevolezza.
Studierai il corpo umano ed il suo funzionamento per trovare un benessere duraturo e prevenire le patologie cronico-degenerative.

Al costo infinitamente inferiore di qualsiasi pensione integrativa.

Il tutto si svolgerà a Livorno, inizio a metà maggio e termine i primi di agosto

Partecipa all’incontro introduttivo sabato 18 maggio a Livorno.

Per informazioni:
Dott. Emanuele Gambacciani +393287217466
Dott. Matteo D’Alessandro +393381154588
Dott. Alessandro Pini +393282450298

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Cos’è il metodo di allenamento BIIOSystem® | PaleoAdvisor

Cos’è il metodo di allenamento BIIOSystem®?

Il metodo BIIO (acronimo di Breve – Intenso – Infrequente – Organizzato) è un sistema integrato di allenamento con i pesi, applicabile e applicato con successo, con le correzioni dovute, anche ad altre discipline sportive.

Nasce in Italia nel 2011 con la pubblicazione del libro La Scienza del Natural Bodybuilding di Claudio Tozzi.
BIIO systemIl metodo BIIO si fonda sullo studio dell’evoluzione dell’uomo, delle sue abitudini di vita, alimentari, di caccia, ecc. per identificare e comprendere le reazioni adattative che il nostro corpo ha trovato per sopravvivere e quindi costruire un programma di allenamento in linea con la nostra genetica.

Il metodo BIIO permette di ottenere grandi risultati allenandosi 2-3 volte a settimana, per un’ora – massimo un’ora e 20’ a seduta e riposando nella terza o quarta settimana consecutiva del programma.

Riconoscimenti

Al Terzo Congresso Internazionale di Medicina Preventiva ed Healty Aging  (Milano, marzo 2008) il metodo BIIO è stato presentato dal dott. Francesco Balducci come L'”allenamento di elezione per l’attività anaerobica e healtyaging”.

Perché BREVE

La durata di una seduta di allenamento deve essere breve, ovvero compresa tra i 40-45 e gli 80-90 minuti, periodo in cui il testosterone, cofattore della crescita muscolare, rimane alto e il livello di cortisolo, che ha azione catabolica, non eccessivo.

La lotta corpo a corpo con una belva feroce, ma anche con un altro animale è forzatamente breve in termini temporali. L’uomo, o uccideva o restava ucciso e in tutti e due i casi il tempo trascorso era al massimo di pochi minuti. Se poi veniva attaccato da qualche leone o altro animale pericoloso la fine era anche più breve.

Pensate a quando eravate ragazzini e (penso che lo abbiamo fatto tutti) quando si faceva “a botte” con qualcuno dei nostri coetanei, oppure se è successo anche da adulti, o se avete assistito ad una rissa.

Se vi ricordate bene, tutto durava pochi secondi, al massimo pochissimi minuti, proprio perché alla fine quello/i più forte/i prevaleva/no o si finiva per la stanchezza data proprio dall’estrema e brutale intensità della lotta. Questo vale soltanto per gli scontri “muscolari”, gli spostamenti a piedi erano invece ben più lunghi e frequenti, dovuti al ritorno alla base con le prede, alla ricerca di nuovi territori per la caccia, ecc”.

Perché INTENSO

Il sistema muscolo scheletrico è concepito per lavorare a gruppi di muscoli e non in isolamento. Pertanto l’allenamento si deve basare su pochi esercizi base, multi articolari, con carichi estremamente pesanti capaci di mettere il muscolo in crisi.

“È ovvio che lo sforzo prodotto dall’uomo nella caccia e, soprattutto, nella lotta doveva essere il massimo possibile, per non diventare preda a sua volta. Non è possibile infatti modulare l’intensità quando si sta per essere uccisi da un leone o correre piano se la gazzella scappa. Quando è in palio la vita si dà tutto e subito”.

Perché INFREQUENTE

Il tempo minimo medio che deve passare tra due sedute di allenamento dello stesso muscolo è 7 giorni.

Quando effettuiamo un esercizio perdiamo momentaneamente le nostre capacità neuro muscolari. Nei giorni successivi il corpo si rigenera restaurando le nostre capacità fisiche con un livello superiore al precedente.

Se ci si riallena prima che la supercompensazione (meccanismo fisiologico con cui il nostro corpo si adatta a sollecitazioni esterne) sia avvenuta si può avere un peggioramento delle prestazioni e della massa muscolare, invece che un miglioramento.

Molto probabilmente gli ominidi dell’epoca, andavano a caccia seguendo il ritmo della…fame. Una volta uccisa o trovata già morta una preda nella savana, ne mangiavano le carni fino a che non erano finite le parti commestibili o fino alla completa decomposizione. Potevano passare quindi molti giorni tra una battuta di caccia e l’altra”.

Una spedizione di caccia richiedeva di percorrere anche decine di chilometri al giorno e se si era catturata una preda, poteva passare anche parecchio tempo prima di ritornare alla base. Questo vuol dire che, in teoria, potevano passare anche 15-20 giorni, prima di iniziare un’altra caccia/sciacallaggio, un periodo in cui la fatica fisica, se si era sfortunati, poteva essere solo rappresentata da una scaramuccia con qualche proprio simile affamato e/o da animali feroci.

In pratica eravamo abituati a fare sforzi molto infrequenti, una o due volte al massimo delle nostre attuali settimane, per poi “riposare” mediamente per altre una o due. Al limite il nostro antenato poteva, se il gruppo di ominidi era numeroso, cacciare per due o tre giorni di seguito per trovare abbastanza cibo per tutti, ma poi si fermava per molti giorni, come del resto continuano a fare tutt’ora molti predatori”.

Perché ORGANIZZATO

Prestabilire all’inizio della periodizzazione un’alternanza tra periodi leggeri e periodi pesanti va a rimarcare quello che hanno fatto i nostri antenati per milioni di anni: caccia con conseguente stress; disponibilità e quindi quantità di cibo elevata, di conseguenza picco ormonale alle stelle per recuperare dalle lotte; periodi di digiuno fino alla battuta di caccia.

Fonti:
– Claudio Tozzi, La scienza del natural body building, La Libreria di Olympian’s News, 2011
– http://www.biiosystem.com/il-sistema-biio/

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BIIO & Powerlifting | Alessio Vilardi

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Alessio “Alexiules” Vilardi Personal Trainer BIIO System

BIIO & POWERLIFTING

[Premessa: Sono un Personal Trainer e atleta, dottore in Scienze Motorie e in Scienze e Tecniche sportive. A dispetto di quanto dall’esterno si possa credere, nei 3 anni più 2 passati tra i banchi universitari, non ho acquisito grosse competenze e/o conoscenze spendibili nel mio settore più di quanto non ho fatto privatamente, tra libri, seminari dal vivo e online, corsi sulla periodizzazione del training e sull’allenamento della forza. In particolar modo, molto della mia formazione la devo a pochissimi miei professori che hanno saputo trasmettermi la passione per lo strength training e l’allenamento in generale. Sicuramente devo molto al prof. Carlo Buzzichelli, preparatore atletico di fama internazionale, assai conosciuto in quel di Cuba, USA, in Asia e nel resto d’Europa, ma nome quasi ignoto agli “esperti” dell’allenamento nostrani, da cui ho potuto imparare a periodizzare e a programmare le mie sessioni di allenamento, oltre che quelle dei miei clienti e atleti (atletica leggera e calcio su tutti). Per nulla irrilevante è stata ed è tuttora la figura del preparatore atletico Claudio Tozzi, scrittore del libro “La Scienza del Natural Bodybuilding”, tra i testi più venduti di sempre in Italia inerenti alla tematica dell’allenamento sportivo e per essere stato il primo divulgatore in Italia della “Paleo Diet”].

Prima gara di Powerlifting. Primo podio. Categoria <75kg. Ultima prova a 230kg mancata per pochissimo, ma considerando il freddo (2/3° per tutta la giornata), le 15h passate nel palazzetto (entrato alle 7.30, squat alle 12, panca alle 16.30, entrato a 210kg nello stacco alle ore 20.30), le sole 3 pedane di riscaldamento da condividere con atleti e atlete di ogni categoria, e calcolando in maniera fortunata i tempi del mio ramping pre-gara (6x90kg, 4x120kg, 3x150kg, 2x170kg, 1x190kg, 1x200kg), posso ritenermi più che soddisfatto.

Mi sono trovato catapultato quasi per caso su questa pedana, non avendo mai pensato in vita mia di preparare una gara di Powerlifting. E infatti non l’ho preparata. A ottobre vengo a conoscenza di questo evento e decido di parteciparvi, senza modificare la mia preparazione invernale finalizzata a 60m e 100m su pista. Dopo uno stop di quasi un anno dalle gare di atletica leggera (ero un semplice sprinter di livello regionale da 11.26s sui 100 metri piani) dedicato a terminare i miei studi universitari e a lavorare dividendomi tra palestra e campo sportivo, ho deciso a Giugno 2018 di rimettere le scarpette chiodate ai piedi così, per gioco, e anche per dimostrare ai miei ragazzi, atleti anche loro, che “chi vuole, può”. Tutto il 2017 e metà 2018 mi sono mantenuto in forma allenicchiandomi fino a 5 volte a settimana in sala pesi, lavorando sempre su un range di 6/12 ripetizioni, con obiettivi puramente estetici. Il mio peso è sempre oscillato tra i 69kg estivi e i 71kg invernali. Negli ultimi 6 mesi ho preferito tornare ad allenarmi in modalità “B.I.I.O.” ovvero Breve, Intenso, Infrequente e Organizzato e a nutrirmi in modalità “Paleo”, raggiungendo i 75kg (sono alto 1.75m) con una massa grassa al di sotto dell’8%. 

[Il tutto è spiegato nelle tabelle in fondo all’articolo]

Avevo già sperimentato questa accoppiata nel 2016 allenandomi da autodidatta e ottenendo grossissimi miglioramenti in termini di performance (0,2s in meno sui 60 metri piani e 0,3s in meno sui 100 metri rispetto ai miei ormai vecchissimi personali risalenti rispettivamente nel 2012 e nel 2011, quando mi allenavo fino a 6 volte a settimana, seguito da un “tecnico di terzo livello FIDAL”, quelli filo-vittoriani, per intenderci).

Se è pur vero che l’allenamento della forza massimale è identico per entrambi gli sport (lavoro periodizzato con carichi intorno al 70%, portati fino al 90% e oltre durante le fasi di MxS1, MxS2 e MxS3), ho sempre lavorato a volumi ‘ridicoli’ se paragonati a quelli di Powerlifter amatoriali (generalmente si allenano 3 volte a settimana su squat/panca/stacco, addirittura 4 o più se consideriamo gli atleti professionisti). Mai fatto più di 6 serie settimanali di stacco o degli altri fondamentali, mai svolti per più di una volta a settimana (per esempio se facevo stacco il primo ottobre, non lo ripetevo prima di 7/8 giorni, riducendo il volume di lavoro nella seconda settimana e scaricando completamente nel terzo microciclo, in cui andavo solo a ricalcolare il nuovo massimale, sempre andato in crescendo). Ecco la mia progressione nei vari massimali, considerando le 3 powerlift testate nel corso dei vari macrocicli (per “macrociclo” intendo la nomenclatura alla “Bompa” quindi ogni 3 settimane circa). Intensità sempre preferita al volume.

Puoi contattarmi per coaching online o semplicemente per seguire i miei progressi e verificare quanto scritto in questo articolo sulla pagina Facebook “Alessio Domenico Vilardi” o sulla pagina instagram “Alessio_Vilardi”.  

Consigli finali: chi già allenandosi dalle 3 alle 6 volte a settimana, per qualche anno, ha notato di ottenere scarse prestazioni sportive o addirittura uno stallo dei risultati, non deve pensare che la chiave di volta per risolvere il problema sia incrementare il volume allenante.

Questa potrebbe essere una soluzione in caso di atleta in evoluzione e/o in fase di addestramento. Dopodiché i parametri da tenere fortemente in considerazione sono: intensità e recupero. Nel 2019, non è possibile ancora vedere gente che si ostina a fare le doppie sedute, o che ha incrementato le sedute allenanti quando già facendone 4/5 non ha mai ottenuto risultati apprezzabili. Cambiate immediatamente allenatore o, nel caso siate autodidatta, prendete in considerazione seriamente di farvi seguire da trainer competenti (veramente pochissimi in giro).

Questo messaggio è rivolto soprattutto agli atleti/studenti/lavoratori, che svolgono attività sportive, soprattutto di potenza, che si allenano leggendo vademecum russi, o peggio ancora, da allenatori che fanno i macellai o i commessi al supermarket, con tutto il rispetto dovuto a queste figure professionali che non c’entrano nulla con lo sport, quello evidence based. Non essendo atleti professionisti, probabilmente proprio perché la vostra genetica non vi aiuta a recuperare in fretta le sedute allenanti, ‘accontentatevi’ di 3/4 sedute MASSIMO settimanali, prediligendo l’intensità al volume, e vedrete i vostri risultati ‘miracolosamente’ sbucare fuori. Chiaramente tutto rapportato alle vostre potenzialità. Non fatevene una colpa ma non affossatevi da soli.

Alexiules

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Dieta paleolitica vs. dieta occidentale moderna: un confronto | Prof. Giuseppe Rotilio

Dieta paleolitica vs. dieta occidentale moderna: un confronto

Riportiamo un estratto del saggio sulla storia e geografia della nutrizione umana di Giuseppe Rotilio (Il migratore onnivoro, 2012), ordinario di Biochimica presso l’Università di Roma Tor Vergata, già presidente dell’Istituto nazionale della nutrizione e della Società italiana di biochimica.

Una fonte che riteniamo pertanto imparziale e “libera” da ogni legame e interesse di promozione di uno stile di vita e alimentare ancestrale o “paleolitico”.

“[…] Molti nutrizionisti hanno sviluppato grande interesse per il regime nutrizionale della fine del Pleistocene, vulgo dieta del Paleolitico

La tabella riassume le più importanti differenze fra la dieta occidentale di tipo americano e una possibile ricostruzione del regime nutrizionale della specie umana prima della rivoluzione neolitica, basata anche sulle analogie con la dieta di cacciatori-raccoglitori di epoca storica.

Confronto fra dieteDieta del tardo PaleoliticoDieta attuale americana
ENERGIA TOTALE DELLA DIETA (%)  
Proteine3412
Carboidrati4546
Zuccheri semplici525
Fibra (g)45.719.7
Grassi2142
ALTRI PARAMETRI NUTRIZIONALI  
Rapporto Omega 3/grassi saturi1.410.44
Rapporto Omega 6/Omega 31.510-20
Sodio (mg)6902300-6900
Rapporto K/Na160.8
Calcio (mg)3000600
Acido ascorbico (mg)392.387.7

 

L’apporto proteico

Come si vede nella tabella l’apporto di proteine aveva con molta probabilità un valore triplo rispetto a quello attuale negli USA, e questo è facilmente accettabile considerando che caccia e pesca erano le fonti tecnologiche prioritarie di acquisizione di risorse nutrizionali.

L’apporto lipidico

Il dato sui grassi è ancor più rappresentativo delle differenze fra i due tipi di regime nutrizionale.

Il valore assoluto di introito alimentare di grasso era circa la metà nel regime preistorico, proprio perché “prima della storia”, cioè prima dell’avvento delle società agricole e pastorali, le carni della selvaggina erano meno grasse di quelle degli animali sedentari, allevati e stabulati.

Omega 3 vs. Omega 6

Ma ancora più importante è il fatto che i grassi saturi e gli omega 6 erano minoritari nella dieta paleolitica rispetto agli omega 3, e questo è visto come indice di grande salubrità nella prospettiva nutrizionale moderna.

L’apporto glucidico

Il valore dei carboidrati è il più interessante di tutti, anche per l’identità calcolata della quantità totale introdotta con le due diete. Le differenze stanno altrove.

Nella dieta paleolitica i carboidrati a rapido assorbimento non potevano superare il 5% delle calorie totali data l’assenza di derivati vegetali, come farine e zucchero, prodotti di coltivazione e raffinazione.

Questo valore è legato all’uso di due grandi tipologie dell’attività di raccolta: da una parte bacche, frutti selvatici e tuberi, eredi del passato vegetariano degli ominini, e dall’altra il miele, costruito dalle api da materia prima vegetale.

Oltre ad oggettivi limiti quantitativi di apporti di questo genere, c’è da notare il basso indice glicemico di questi alimenti, nei quali il fruttosio è quasi sempre più abbondante del glucosio, gli amidi sono a lenta digeribilità e la fibra è sempre presente in proporzioni molto cospicue.

Il calcio

Un commento merita il valore del calcio. La grande quantità introdotta può sembrare strana, vista l’importanza che noi attribuiamo a latte e latticini a questo proposito, e questi alimenti compaiono nella nutrizione umana dopo le trasformazioni del Neolitico.

In realtà questo valore si riscontra anche in alcune popolazione di cacciatori-raccoglitori ancora esistenti, ad esempio gli Eschimesi artici, ed è dovuto essenzialmente all’abitudine di mangiare le prede di caccia e pesca con tutte le ossa, almeno quelle più tenere.

È impossibile per l’uomo convertito ai cereali e alla carne di allevamento raggiungere questi livelli, malgrado il grande apporto di del latte. Vedremo che in questa diminuzione di apporto nutrizionale sta la radice di uno dei problemi maggiori dell’umanità moderna, l’osteoporosi.

L’acido ascorbico o vitamina c

Nella tabella ho anche riportato i valori di acido ascorbico ingerito, più alti nel Paleolitico perché la componente vegetale del cibo era tutta selvatica, e in grado di compensare i radicali liberi provenienti dall’ossidazione metabolica delle proteine, che sono in quota più alta rispetto all’ossidazione degli altri macronutrienti.

L’acido urico

In questo contesto di stress ossidativo in parte dovuto alla grande presenza della carne nella nutrizione di questa epoca, bisogna dire che essa stessa ha prodotto un antidoto di grande importanza che possiamo inserire nel novero delle salubrità della dieta paleolitica, l’acido urico.

Questo metabolita è, nei primati, il prodotto terminale del metabolismo delle basi puriniche che, a loro volta, sono sintetizzate a partire dagli aminoacidi, ovviamente in grande abbondanza e in bilancio metabolico nettamente positivo in una dieta prevalentemente carnivora.

Malgrado l’eccesso di produzione, si sono selezionati geni che ne rallentano l’escrezione renale, producendo un fenotipo risparmiatore per l’acido urico.

L’adattamento in questione è importante per la potente azione antiossidante del metabolita, ancora più rilevante in una alimentazione carne a causa dei ROS che si formano nell’ossidazione metabolica degli aminoacidi. I carnivori specializzati come i grandi felini non hanno il vantaggio evolutivo di questo fenotipo perché la mutazione che non permette la sua degradazione compare solo nei primati più recenti.

Longevità

L’apporto nutrizionale della “dieta paleolitica” ha avuto un effetto decisivo sulla longevità della specie. Caspari e Lee (2004) hanno valutato l’aumento della longevità in quattro fasi dell’evoluzione umana, rispettivamente corrispondenti all’australopiteco, all’erectus del Pleistocene medio-antico (ca. un milione di anni fa), al Neanderthal e al sapiens del Paleolitico superiore antico (ca. 30.000 anni fa).

encefalizzazione

Il circolo virtuoso fra nutrizione e encefalizzazione

[…] Si trattava non tanto di indicare la longevità in termini assoluti di massima aspettativa di vita di una specie, ma in termini di percentuale di individui che hanno la probabilità di diventare nonni […]. I risultati hanno dimostrato una tendenza all’aumento di popolazione “più anziana” sin dai primi stadi, con erectus circa due volte più longevo di australopiteco e Neanderthal una volta e mezzo più di erectus. Ciò indica una pressione selettiva costante in favore della “senilità”, che può essere in relazione allo sviluppo del cervello e alla nascita delle prime forme di coesione sociale.

Queste fra l’altro si sono manifestate anche come assistenza reciproca nel reperimento dei nutrienti con ovvie conseguenze di maggiore sopravvivenza. Il miglioramento nutrizionale ha perciò contribuito a produrre questo effetto, anche amplificandolo col circuito virtuoso nutrizionale/encefalizzazione. Il processo tocca il suo apice con l’uomo anatomicamente moderno della fine del Paleolitico, quando il valore del rapporto fra le due categorie di età diventa più di cinque volte maggiore rispetto a quello dei Neanderthal.”

frittata-farina-di-maranta

Frittata con Farina di Maranta | Elena Ferroli

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Elena “Health Fit” Ferroli

Salve a tutti,
Come primo articolo voglio proporvi una cosa molto semplice.

Mediamente, la prima cosa che mi chiedono quando parlo della Paleo dieta è “Ma cosa mangi alla mattina?” oppure “ma io senza fette biscottate con marmellata, latte e brioche non riesco ad iniziare la giornata!”

La colazione ormai è consacrata come pasto più importante della giornata ed è sempre rigorosamente “dolce” ovvero, come detto sopra, fette biscottate con un velo di marmellata, brioche, cereali nel latte o biscotti. Dicono che è la colazione dei campioni, che dà carica per tutta la giornata… eppure in molti si lamentano che a metà mattina si sentono già stanchi, non riescono a tenere gli occhi aperti e vanno alla ricerca di qualcos’altro di zuccherino. 

La verità è che non si può fare colazione più sbagliata! 
Anzi, la colazione, nel paleolitico non esisteva. 
Tuttavia oggi siamo abituati a mangiare di prima mattina, alcuni, come me fanno colazione per necessità (per esempio aumento di massa magra, attività sportiva agonistica) ma posso assicurarvi che in molti l’hanno abolita e sono in perfetta forma, più di quando la facevano.

Io stessa, all’inizio del mio percorso di cambiamento, ero molto scettica su questo tipo di colazione. Ero abituata a mangiare biscotti intinti nel latte e pensare ad una frittata di prima mattina era nauseante. Beh, ora non posso farne a meno. È diventato uno dei miei cibi preferiti! 

In questo articolo voglio aiutarvi ad iniziare la giornata nel migliore dei modi e soprattutto in linea con la Paleo dieta!

Se proprio vogliamo fare colazione, almeno facciamola secondo natura 😉

Nella foto qui sotto potete vedere una semplicissima frittata con una manciata di anacardi o mandorle e un frutto se proprio volete, ma non è necessario. Colazione salata e proteica, per darvi la carica per tutta la mattina e non arrivare con la fame a pranzo.

La ricetta è molto semplice:

-Burro Ghee o di Cocco
-1 o 2 uova, ma anche 3 se volete!
-Farina di Maranta
-Sale
-Anacardi o mandorle
-Olio EVO

Premetto che io non prendo le grammature dei vari ingredienti, vado molto a sentimento, ogni volta sperimento nuove ricette e abbinamento di ingredienti! Per cui provate, sperimentate anche voi, divertitevi!

Preparazione:

Mescolate le uova insieme alla farina di Maranta e aggiungete un po di sale. Deve risultare un intruglio non grumoso.
Ungete la padella con Burro Ghee oppure di Cocco.
Versate l’intruglio nella padella e fate cuocere a fuoco medio/basso.
Se volete potete spolverarci sopra un pizzico di curcuma o cannella, secondo i vostri gusti!

Personalmente preferisco la frittata umida, non troppo cotta e quindi secca. In più, io aggiungo a crudo un filo di olio Evo per dare un tocco in più, ma è facoltativo.

Spero di esservi stata utile, se volete seguire altri consigli su pasti o alimentazione in generale, visitate la mia pagina Instagram e fatemi sapere le vostre opinioni e magari taggatemi nelle foto dei vostri piatti, sono curiosa di vedere come ve la cavate! E altre idee sono sempre ben accette 😉

 

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Che cos’è il Protocollo Autoimmune Paleo (AIP)? | PaleoAdvisor

Che cos’è il Protocollo Autoimmune Paleo (AIP)?

Il Protocollo Autoimmune Paleo (Auto Immune Protocol, AIP) è un regime alimentare consigliato a chi soffre di malattie autoimmuni o di dolori e presenta un elevato grado di infiammazione sistemica, ma anche a chi è interessato a una disintossicazione profonda dell’organismo o ha il dubbio che alcuni cibi molto comuni, e normalmente concessi in paleo, possano essere una fonte di intolleranza.

Pur non essendo ancora un approccio sanitario tradizionale nel trattamento di queste problematiche, sta guadagnando slancio e visibilità in tutto il mondo. È stato segnalato in prestigiose testate giornalistiche come USA Today e il primo libro che ne ha trattato in maniera estensiva, The Paleo Approach di Sarah Ballantyne, è diventato un best seller del New York Times.

L’AIP prevede l’astensione – oltre che da cereali, latticini e legumidai seguenti alimenti:

  • Uova 
  • Solanacee (pomodori, melanzane, peperoni, patate)
  • Frutta secca
  • Semi oleosi
  • Castagne
  • Spezie
  • Caffè
  • Cacao e cioccolato
  • Bevande alcoliche
  • Dolcificanti
  • Ghee

Si consiglia di eliminare questi alimenti dalla propria alimentazione per un periodo di 1-2 mesi e successivamente reintrodurli gradualmente per vedere come reagisce l’organismo, quali alimenti sono tollerati e quali no.

Breve storia dell’AIP

Stanley Boyd Eaton

– Radiologo statunitense, è uno dei fondatori del concetto di nutrizione paleolitica. Nel 1985 pubblica un articolo per il New England Journal of Medicine, intitolato Paleolithic Nutrition. In seguito amplia le sue teorie nel primo libro sulla paleo: The Paleolithic Prescription.

Loren Cordain

– Professore emerito nel Departmennt of Health and Exercise Science alla Colorado State University e massima autorità mondiale sulla base evoluzionistica dell’alimentazione. Durante i suoi studi legge il lavoro di Eaton, che lo ispira ad approfondire le sue ricerche sulla salute ancestrale. Durante il suo dottorato in Fisiologia, diventa un esperto di biologia evolutiva. Pubblica diversi articoli su riviste scientifiche prestigiose. La sua ampia ricerca e visione portano alla creazione del Protocollo Paleo Autoimmune (AIP). È l’autore dei libri The Paleo Diet, The Paleo Answer, The Paleo Diet for Athletes e The Real Paleo Diet Cookbook.

Robb Wolf

– Ricercatore biochimico, vegetariano, all’età di 26 anni soffre gravemente di colite ulcerosa, al punto che i medici gli consigliano la resezione dell’intestino. Perde molti chili a causa del suo malassorbimento dei nutrienti. Negli anni ’90 diventa dottorando di Cordain e suo assistente in alcune ricerche e intraprende la dieta paleo e un nuovo stile di vita, ritrovando la forma e risolvendo i suoi problemi di salute. I lunghi trascorsi di malattie e le morti che subisce all’interno della propria famiglia lo motivano a educare le persone sul Protocollo Autoimmune. Oggi è uno dei più noti divulgatori del movimento paleo. È il primo a pubblicare informazioni sull’AIP nel suo libro The Paleo Solution.

Prezzo: EUR 8,41
Da: EUR 9,90

Staffan Lindeberg

– Medico e ricercatore, trascorre del tempo con i Kitavans in Papua Nuova Guinea. Scrive il primo libro sulla medicina evolutiva: Food and Western Disease.

Sarah Ballantyne

– Ricercatrice sulle malattie autoimmuni, legge il libro di Wolf e ne approfondisce la ricerca. Il risultato è The Paleo Approach, il primo libro interamente dedicato all’AIP.

Terry Wahls

– Medico, segue una dieta vegetariana e nel 2000 si ammala di sclerosi multipla, trovandosi costretta su una sedia a rotelle. Inizia a fare ricerche sugli studi scientifici più recenti sulla malattia e approfondisce la sua conoscenza dell’alimentazione dei cacciatori-raccoglitori. Conduce i primi test clinici sull’influenza della dieta e dello stile di vita per invertire la malattia autoimmune e crea un nuovo piano alimentare, passando dalla dieta vegetariana a una dieta paleo personalizzata (protocollo di Wahls). In un anno ritorna a camminare. Registra due filmati in cui porta personalmente la sua incredibile testimonianza su come ha sconfitto la sua sclerosi multipla.

Alessio Fasano

– Tra i maggiori esperti mondiali di celiachia, è direttore del centro di Ricerca per la Celiachia dell’Università di Centro del Maryland, dove si svolgono studi interessanti sulla correlazione tra dieta, permeabilità intestinale e insorgenza delle malattie autoimmuni.

Altre personalità di rilievo:

Fritz Muskiet, Pedro Carrera-Bastos, Maelan Fontes-Villalba, Lynda Frasetto, Aaron Blaisdell,  Mário Simões, Pedro Carvalho, Sérgio Veloso, Daniel Boullosa, Oscar Picazo, Alejandro Lucia, Cesar Chaves, Custódio César, Fernando Mata Ordoñez, Marcelo Carvalho, Marcelo Rogero, Nuno Pimenta e Vitor Hugo Teixeira.

 

Paleo AIP NO Foods

Fonte: https://www.thepaleomom.com/

Paleo AIP Yes Foods

Fonte: https://www.thepaleomom.com/

Fonti
https://www.phoenixhelix.com/2015/09/26/episode-28-history-of-the-aip-with-robb-wolf/
https://armoniapaleo.it/armonia-paleo/protocollo-autoimmune

Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo sono solo a scopo informativo: in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, né intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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La corsa fa male? | Dott. Francesco Balducci

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Dott. Francesco Balducci Medico Chirurgo esperto in Medicina Antiaging

La corsa fa male?

Cercherò di chiarire alcuni aspetti controversi di una pratica, la corsa, amata da moltissimi sportivi ed evitata come la peste da molti altri, convinti della sua nocuità.

Premesso che amo correre e che sin da ragazzo corro regolarmente, oltre ad allenarmi con i pesi e a corpo libero e a scendere fiumi in kayak, mio sport preferito, desidero però essere giudice imparziale, in veste di medico antiaging ed evoluzionistico, e non quale mero appassionato della corsa.

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Da sempre l’uomo, sin dagli albori, ha dovuto, e preciso dovuto e non voluto, correre per procacciarsi cibo, inseguendo prede o per fuggire da attacchi di bestie feroci o nemici.

Tutte le popolazioni indigene scarsamente contattate o completamente aliene dal mondo occidentale, alcune delle quali ho avuto occasione di incontrare nei miei viaggi esplorativi, corrono per necessità per tempi relativamente brevi e raramente oltre l’ora.

La corsa viene eseguita in ambienti selvaggi, con ostacoli di vario genere, quali radici, sassi, tronchi, arbusti, e con variazioni di pendenza e di ritmo.
Si tratta quindi di attività molto diverse dalle corse su pista, asfalto o su tapis roulant come l’uomo moderno è quasi sempre solito fare per allenamento volontario e non per necessità.

corsa-primitivi

Motivazioni e metodiche completamente differenti. 

Siamo sicuramente progettati anche per correre ma non per tempi troppo prolungati che comporterebbero un dispendio energetico antieconomico ai fini della sopravvivenza.

La corsa offre indubbi benefici, sia sull’apparato cardiovascolare, sia su quello respiratorio con miglioramenti di tutti i parametri e prolungamento della performance giovanile, anche in tarda età, purché si rispettino le leggi dell’ormesi: poco o nulla non apporta benefici o addirittura invecchia precocemente gli apparati suddetti, troppo, al contrario, innesca malefici e logorio.

Il punto ormetico o punto di rottura è individuale e si basa sul biotipo, sui polimorfismi genetici dei sistemi antiossidanti, sull’assetto ormonale, sul grado di allenamento e sulla costanza dello stesso, sull’alimentazione, sull’integrazione, sulla qualità del sonno e su altri parametri.

Quello che è poco per una persona può essere troppo per un’altra. 

Sovente osservo ultra cinquantenni macinare decine e decine di km alla settimana o addirittura al giorno, talvolta arrancando e ciondolando, in preda ad evidente sarcopenia (diminuzione grave di massa e forza muscolare) e ad usura cartilaginea, i quali purtroppo non sempre hanno eseguito ecocardiografia e prova da sforzo, almeno come esami di base preliminari ( preciso che non sono gli unici).

La corsa siffatta è proaging determinando un invecchiamento deleterio e precoce con maggior rischio di eventi cardiovascolari, artrosi e problematiche muscolari.

fiume-primitiviL’agonismo (dal greco agonè, “lotta”) comporta sempre un’esasperazione dell’attività e occorre prendere le necessarie misure per evitare danni collaterali. Aspetto che pochi curano nei dettagli.

Quanti si preoccupano dello stress ossidativo, dell’incremento del cortisolo, della possibile alterazione dei ritmi circadiani, dell’usura tendineo muscolare? 

Curiosamente il termine agonismo ha la stessa radice di agonia che significa lenta fine dolorosa!

Anche io ho praticato sport agonistico anche ad alto livello, sia nel kayak, sia nella corsa con una maratona e alcune ultramaratone, ma l’ho fatto consapevole dei rischi e dei possibili danni e non con la convinzione che mi facesse solo bene.

Probabilmente la psiche si è giovata dell’impresa e si è nutrita positivamente di endorfine ma il corpo ne ha risentito e ha avuto necessità del giusto recupero e di un’integrazione mirata.

Quale tipo di corsa è dunque preferibile ai fini antiaging, anche su base evoluzionistica?

A mio avviso la corsa breve, intensa e intervallata con variazioni di pendenza e ambientali, in condizioni climatiche differenti e non standard, al fine di mimare il tipo di corsa dei nostri antenati primordiali.

L’intensità dovrebbe essere personalizzata e non è definibile nella stessa misura per tutti, dipendendo dai parametri su accennati.

Ora, a quasi 63 anni, prediligo corse brevi con ostacoli in ambiente anche selvaggio, per allenare le capacità di adattamento e per godere appieno dei colori, dei profumi e del clima ora favorevole, ora avverso. La corsa dei nostri antenati, alla fine.