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“Fasting Having Fun”, digiunare divertendosi » Dott.ssa Ethel Cogliani

Ethel Cogliani

Biologa nutrizionista specializzata nel trattamento delle malattie autoimmuni, croniche e infiammatorie. Ideatrice del protocollo Immunoreica. Autrice dei libri “Dietro la Malattia” e “Tiroide X-Files”. Editrice e redattrice della rivista Immunoreica Magazine, la prima rivista dedicata all’approccio funzionale delle Malattie Autoimmuni.

Digiuno secco. Cioè senza acqua.

So perfettamente che solo il termine può spaventarti… Già togliere da mangiare sembra assurdo per alcuni, ma togliere anche l’acqua potrebbe sembrarti addirittura folle.

Il digiuno è sempre stato associato a privazione, sofferenza, fame. Sono retaggi che ci portiamo dietro da quando l’essere umano è stato soggetto a carestie: la fame è il male, il nutrimento è il bene.

Ma non è così. Negli equilibri naturali c’è sempre stato un momento in cui si mangiava e un momento in cui si digiunava. Faceva parte del gioco della vita, e il corpo ha sempre avuto le risorse per combattere e sopravvivere a questi periodi di magra.

Al giorno d’oggi invece, sembra che non si può stare più di 4 ore senza mangiare, perché sennò perdi gli equilibri…

Ma di cosa stiamo parlando realmente? Di una nostra paura o di ciò che accade realmente nel corpo?

La risposta a questa domanda penso tu la conosci, anche se magari non è proprio quello che vorresti sentirti dire. D’altra parte rimanere nella zona di comfort dei 5 pasti al giorno (anche 6 se vogliamo) è una verità che piace un po’ a tutti.

Dietro al digiuno ci sono benefici infiniti. I più importanti sono:

  • Depurazione: libera il tuo corpo dalle tossine che inevitabilmente si accumulano
  • Reset ormonale e metabolico: riattiva e stimola la corretta progressione ed espressione ormonale
  • Anti-tumorale: permette al tuo corpo il naturale riciclo e smaltimento cellulare che un’alimentazione continua impedisce

Da quando esistono i nutrizionisti, questi si sono sempre scontrati con un problema enorme: le persone avevano difficoltà ad abbandonare le loro abitudini alimentari.

E se tu potessi cominciare a introdurre UNA buona abitudine che ti rende meno dannose le abitudini che hai difficoltà ad abbandonare? Credo che questo potrebbe essere un buon compromesso per migliorare la tua salute.

Ti chiediamo un giorno a settimana (non 7 giorni su 7 come in tutte le altre diete) per permetterci di cambiare la tua vita.

Si può fare?

Cos’è FunFastik

FunFastik è un percorso che ti permette di inserire regolarmente il digiuno nella tua vita, e ti permette di sfruttare questo strumento potentissimo che la Natura ci ha dato in dotazione per restare in salute per sempre. Puoi quindi:

  • Riprendere confidenza con le potenzialità del corpo
  • Prendere il controllo su degenerazione e invecchiamento
  • Prendere il controllo anche sulla malattia

Non è una magia, anche se può sembrare, ma è la diretta conseguenza del far funzionare il corpo secondo i suoi ritmi.

Molti parlano di “cosa” bisogna mangiare, troppi parlano di “quanto” bisogna mangiare, ma pochissimi (se non nessuno) parlano di quale frequenza dovrebbe avere una buona alimentazione.

Molti studi scientifici evidenziano che, anche mangiando mediamente male, si possono ridurre i danni se si mangia con minore frequenza.

Ebbene sì. La frequenza con cui si mangia può fare la differenza tra salute e malattia. È una delle tante variabili, ma dato che molti non viene neanche considerata è giusto che venga tirata in causa ogni tanto. O no?

Quindi FunFastik non vuole essere un percorso terapeutico a tutti gli effetti, ma vuole essere un percorso di esperienza e stimolazione, affinché questa pratica sia considerata in modo più sereno e graduale e allo stesso tempo scientifico, in modo che chiunque ne può trarre il massimo giovamento.

Il percorso consiste in diverse fasi, allo scopo di accompagnarti in sicurezza a livelli via via più profondi di questa pratica, e in base alle tue specifiche esigenze e predisposizioni:

  1. Valutazione – Il primo incontro avrà lo scopo di permetterci di conoscere il tuo reale stato di salute e poter prendere le dovute accortezze durante le fasi preparatorie, i digiuni brevi e poi quelli lunghi (se vorrai approcciarli).
  2. Preparazione – Consiste in una fase depurativa che ti permetterà di ripulire il tuo corpo e prepararlo ai primi digiuni.
  3. Follow-up – Verrai seguito a cadenza settimanale durante i digiuni brevi. Potrai spiegare dove hai trovato difficoltà e correggere i vari piccoli errori, in modo da prendere confidenza con le piccole variabili che fanno la differenza in questa pratica e strutturare un digiuno personalizzato sulle esigenze specifiche del tuo corpo.
  4. Eventi – Sono esclusivi e dipendono direttamente dalla valutazione di idoneità fatta dagli specialisti. Non sono aperti a tutti, ma solo a chi ha già fatto il percorso con noi e ha fatto tutta la preparazione. In questi eventi staccherai dalle sollecitazioni esterne, e il tuo corpo si prenderà realmente il tempo che gli serve per guarire. Immersi nella Natura per 8 giorni (5 di digiuno e 3 di rialimentazione) lo scopo è di porre attenzione a tutte quelle condizioni ambientali, psichiche e terapeutiche (massaggi, meditazione, respirazione, ginnastica…) che stimolano il potere rigenerativo e depurativo del corpo, migliorando l’efficienza del digiuno.

Se vuoi iniziare questo percorso con noi, devi sapere che ogni mese i posti sono limitatissimi, proprio per preparare e seguire tutti al meglio.

Puoi trovare altre informazioni e aggiornamenti sul progetto FunFastik e acquistare la partecipazione a tutti gli eventi qui https://funfastik.com (ottieni 30 euro di sconto sulla partecipazione agli evento 1 Funfastik-Day inserendo il codice “PaleoAdvisorVIP)

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Come aumentare i carichi che esegui in palestra? » Alessio Domenico Vilardi

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Alessio “Alexiules” Vilardi Personal Trainer BIIO System

Se sei qui a leggere il mio articolo, probabilmente vuoi una spiegazione razionale per cui sollevi sempre gli stessi carichi in palestra e non ottieni alcun miglioramento, né estetico e né prestativo (aumento dell’1rm, in particolar modo dei multiarticolari, come panca, squat, stacco, trazioni alla sbarra o alla lat machine ecc).

Escludendo il parametro peso corporeo (infatti se passi da 60 a 80kg, pur se la maggior parte grasso, potresti anche aumentare i tuoi massimali per tanti motivi che non approfondiremo in questo articolo, come maggiore aumento della forza assoluta indotta dal peso corporeo, vantaggi meccanici dovuti a maggior volume di parti del corpo coinvolte in una alzata, come ad esempio il vantaggio che hanno i powerlifter con la pancia più grossa a risalire durante uno squat, e varie ed eventuali).

Veniamo al dunque.

Come puoi aumentare i carichi che esegui in palestra?

Hai 3 strade:

  1. ipernutrizione al limite dell’obesità (sconsigliato)
  2. miglioramento della forza relativa e dunque creare le condizioni giuste per ottenere adattamenti neurali (stra-consigliato, soprattutto se gareggi in discipline sportive dove conta soprattutto rientrare in categorie di peso vantaggiose, come lotta libera, powerlifting, ecc.)
  3. un mix opportuno di entrambe (consigliato se svolgi in maniera amatoriale la sala pesi o se sei un bodybuilder che periodizza training e nutrizione in ottica sportiva)

Facciamo il caso che tu sia un palestraro amatoriale (ovvero il 99% degli utenti della sala pesi) e che quindi rientri nel caso numero 3.
Sei un maschio “alpha” di 65 kg x 1.75 m (al momento “beta”, perché hai i seguenti “massimali” di riferimento:

  • panca piana: 70 kg con ginocchia al petto e aiutino del coach di m****
  • squat: 90 kg (in realtà non scendi nemmeno al parallelo perché il tuo coach dice che va bene lo stesso)
  • stacco da terra: 100 kg (hai forse 2 ernie espulse e 1 sotto squalifica, perché lo stesso luminare che ti indica le esecuzioni e ti fa le schede in gym, dice che la tua mega sculata con tirata del bilanciere dal basso verso l’alto, è perfetta!)
  • trazioni alla sbarra: 3 con cheating estremo a corpo libero, 0 ripetizioni con una zavorra di 5 kg allacciata in vita

Cosa dovresti fare in primis? CAMBIA TRAINER o PERSONAL TRAINER e digli di drogarsi meno. In secundis, affidati ad un esperto (vero) del settore fitness. Lui ti fornirà una programmazione con i controc**** che caschi a pennello su di te e che prevederà:

  1. fase di adattamento anatomico/addestramento tecnico (generalmente, il palestraro è già sufficientemente forte per poter migliorare. È sufficiente curare la tecnica di base e dargli alcune cues  – indicazioni – inerenti a settaggio, respirazione, punti chiave dell’alzata)
  2. consolidare la nuova tecnica appresa con una fase di perfezionamento tecnico lunga quanto serve (generalmente da molti mesi a qualche anno)
  3. una volta migliorata e consolidata la tecnica, effettuare vere e proprie fasi di forza massimale (carichi superiori all’80% di un buon test effettuato su tutti gli esercizi, il quale non sarà un vero e proprio 1RM ma similare (ne parlerò in un prossimo articolo)

Coordinazione intermuscolare e intramuscolare, questi sconosciuti!

La coordinazione intermuscolare

Il punto 2 è l’allenamento della cosiddetta “coordinazione intermuscolare”, notevolmente allenabile con carichi compresi tra il 40 e l’80%, ovvero quelli più usati per l’addestramento e il consolidamento della tecnica.

Alcune caratteristiche della Coordinazione Intermuscolare:

  • è esercizio dipendente (non si trasmette in schemi diversi da quello principale; in parole povere, se divento bravo nello squat, non è detto che diventi bravo nello stacco, figurarsi sulla panca piana).
  • coordina gli anelli di una catena cinetica, rendendo il gesto più efficace (infatti, a parità di tecnica, un carico diventerà sempre più leggero visto che verranno liberate più unità motorie atte al compimento di quel gesto atletico (es. spinta del bilanciere verso l’alto nella panca piana)
  • è, nel lungo periodo, la chiave che permette di incrementare (quasi) all’infinito, seppur con carichi minimi, i propri massimali

La coordinazione intramuscolare

Il punto 3 è quello che dedicheremo alla “Coordinazione Intramuscolare”, allenabile prevalentemente con carichi che vanno dall’80 al 100% del nostro massimo carico sollevabile (aggiungo, in maniera tecnicamente corretta!)

Le sue particolarità:

  • migliora capacità di sincronizzazione delle unità motorie
  • migliora capacità di reclutamento simultaneo delle stesse
  • migliora la capacità di incrementare la frequenza di scarica al fine di esprimere più forza
  • se lo schema motorio è ben acquisito, può avere un transfer su gesti simili in cui i prime movers (muscoli motori primari) sono gli stessi.

Ricordarti inoltre di periodizzare la tua alimentazione (macros) durante la stagione (fasi di bulk e di cut) per potenziare gli effetti del lavoro neurale che ti porterà via almeno un intero anno, se non addirittura qualcuno in più se sei un assoluto neofita dell’allenamento con i sovraccarichi.

Vuoi saperne di più? Segui la mia pagina ig: alessio_vilardi e quella fb: Alessio Domenico Vilardi – BIIO & PALEO personal trainer. Non resterai deluso. A.V.

BIBLIOGRAFIA:
Appunti corso ISCI SSC di Carlo Buzzichelli, Brescia e Colle Val d’elsa 2017
Bompa, T., Buzzichelli, C. (2017). Periodizzazione dell’allenamento sportivo. Calzetti & Mariucci editori

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The Game Changers: l’arte della manipolazione di massa » Evoplus

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Evoplus Lifestyle Revolution

The Game Changers: l’arte della manipolazione di massa

Secondo e ultimo estratto (qui trovi il primo) del nostro articolo che uscirà entro fine mese sul blog del nostro sito www.evoplus.ch. Si parla dell’esperimento delle provette, forse il punto più suggestivo e manipolativo in tutto il film.

Ma noi siamo qua a farvi capire con semplici parole e principi della fisiologia umana che quello che vi hanno raccontato nel film è una distorsione della realtà volta a manipolare le masse.

Condividete in ogni angolo del Web, in gruppi vegani e soprattutto sulla bacheca dei vostri cari che purtroppo sono caduti nella trappola del veganesimo. Per il bene del genere umano e per la salute pubblica. Buona lettura!

#9: L’ESPERIMENTO DELLE PROVETTE

Molto suggestivo per il grande pubblico (che non ha nessun background formativo in fisiologia della nutrizione), ma ridicolo per chi di fisiologia della nutrizione qualcosa ci capisce. Nel film viene mostrato un test effettuato su tre giovani ragazzi universitari, giocatori di football dei Miami Dolphins.

Il test prevede una colazione a base di burrito ricco di proteine. Due di questi burrito hanno fonti di proteine e grassi di origine animale. Uno è di manzo e l’altro di pollo. Il terzo è un burrito a base vegetale contenente fagioli, e ha proteine e grassi di origine vegetale. Il giorno dopo viene dato a tutti un burrito ai fagioli, per vedere gli effetti di diverse fonti di grassi e proteine sulla stessa persona.

Due ore dopo ogni pasto, ai giocatori è stato prelevato del sangue e messo in una centrifuga che separa i globuli rossi dal plasma.

Se il plasma è trasparente, non ci sono tanti grassi in circolo nel sangue.
Se è “sporco” invece, è colpa dei grassi e delle proteine animali che circolano e che con il tempo vanno ad ostruire le arterie.

Ci viene già da ridere…ma proviamo a rimanere seri per spiegarvi come funzionano veramente le cose.

Il sangue “sporco” come asseriscono gli autori è in realtà sangue ricco di preziosi nutrienti (acidi grassi, aminoacidi essenziali, nonché vitamine e minerali) che verranno successivamente stipati nelle cellule attraverso i normali processi fisiologici.

Come abbiamo spiegheremo nel punto #2, un pasto completo ricco di proteine (come il burrito con carne) ha bisogno di più tempo per essere digerito e immagazzinato attraverso l’attivazione dei processi riparativi e di recupero del nostro organismo. Ormoni altamente anabolici come l’insulina si alzano, mentre ormoni catabolici come cortisolo e adrenalina si abbassano gettando l’organismo in una situazione di recupero psico-fisico (cosa dimenticata dagli sportivi professionisti perennemente sovra-allenati).

Il burrito vegano attiva gli stessi processi metabolici/ormonali del burrito con carne, ma lo fa semplicemente in tempo minore. Di conseguenza, al momento del prelievo del sangue dopo due ore dal pasto, il burrito vegano (un pasto con carico e indice glicemico largamente superiore a quello con carne) sarà stato già quasi completamente immagazzinato perché lo zucchero viene assorbito molto più velocemente rispetto a grassi e proteine.

Quindi, un pasto completo altissimo in carboidrati (burrito vegano) piuttosto che uno in percentuale minore di carboidrati rispetto a grassi e proteine (burrito con carne), viene assorbito più velocemente e stipato nei muscoli sotto forma di glicogeno muscolare. Le proteine richiedono più tempo, non c’è niente di nuovo da sapere e gli autori continuano a manipolare la realtà per difendere le proprie ideologie.

Ma ANCORA PIÙ PERICOLOSO E MANIPOLATIVO è che questo esperimento è stato condotto su tre giocatori di football americano, tre atleti per intenderci.

Attraverso l’enorme mole di attività fisica (allenamenti di svariate ore e spesso doppie sedute giornaliere), il corpo di un’atleta riesce a tollerare abbastanza bene le ingenti quantità di zuccheri di una dieta vegana. Infatti, l’attività fisica prolungata e intensa svuota continuamente muscoli e fegato di glicogeno che verrà rimpiazzato tramite la dieta, contribuendo a ridurre i rischi dell’iperglicemia.

Ma che succede se un sedentario (una persona che fa qualche oretta a settimana di attività fisica blanda, come magari la gente che dove aver visto The Game Changers è diventata vegana) consuma un pasto alto in carboidrati (come il burrito vegano)?

Lo zucchero inizia a riversarsi nel circolo ematico dopo la rapida digestione.

Dal momento che i muscoli del sedentario, non stimolati dall’attività fisica, non sono sensibili ad assorbire glucosio attraverso proteine trans-membrana come il GLUT-4, tutto quello zucchero rimane nel sangue. Il pancreas rileva la situazione di pericolo e inizia a produrre insulina per succhiare via lo zucchero dal sangue che provocherebbe danni irreparabili.

Questo meccanismo di fisiologico-protettivo innescato dall’iperglicemia che conduce all’iperproduzione di insulina, conseguente ipoglicemia, iperglicemia compensatoria e iper-cortisolemia, porta nel tempo a sviluppare una svariata gamma di patologie tra cui il diabete alimentare.

Tanti carboidrati oggi, tanti domani e il susseguirsi nel tempo di botte di iperglicemia tipiche di una dieta vegan, vi porta a sviluppare seri problemi di controllo glicemico. E il controllo glicemico non è l’unico problema.

Infatti siamo curiosi di sapere a quanto ammontava la glicemia nelle provetta dopo il burrito vegano, ma non lo sapremo mai. Tutto omesso ad arte dagli autori di The Game Changers.

Così stanno le cose e state tranquilli che dalle leggi della biologia e fisiologia umana non si scappa.

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Try Vegan This Month: l’arte della manipolazione di massa » Evoplus

evo-plus-lifestyle-revolution-paleoadvisor-minVeganuary – Try Vegan This Month

L’arte della manipolazione di massa

Una vita di opportunismo, prima con l’amicizia con John Weider poi con il matrimonio con Maria Shriver, nipote dell’ex presidente John Fitzgerald Kennedy. Ora Arnold Schwarzennegger ha visto nel movimento vegan un’altra opportunità.

Lui che tramite la sua carriera di culturista, a suon di Dianabol, GH e tonnellate di carne, è diventato famoso in tutto il mondo, ora è un esponente del movimento vegan, acclamato e stimato da tutti i suoi fedeli in cerca di qualcosa in cui credere.

Diventato famoso nel mondo vegan per aver detto nel film “The Game Changers” di fare un “meatless monday” (un lunedì senza carne), ora viene preso dalle lobby vegane come icone e figura carismatica per manipolare e persuadere le menti.

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Veganuary è un’organizzazione senza scopo di lucro del Regno Unito che incoraggia le persone a diventare vegane per il mese di gennaio come un modo per promuovere ed educare su uno stile di vita vegano. Dall’inizio dell’evento nel 2014, la partecipazione è più che raddoppiata ogni anno.

Sempre più persone, amici, conoscenti stanno passando a una dieta vegan perché sono stati fuorviati e persuasi da quel film, The Game Changers, un film pieno di preconcetti, errori, manipolazioni di studi e terminologie scientifiche, alle quale EVOplus sta lavorando da settimane per pubblicare una recensione completa e dettagliata e smontare definitivamente una dopo l’altra tutte la disinformazione divulgata in quel film.

Film come “The Game Changers” sono un vero e proprio ATTENTATO ALLA SALUTE PUBBLICA e non possiamo tollerare che gente a cui vogliamo bene passi a una dieta vegan perché: “gli animali più grossi e muscolosi al mondo sono erbivori”. Oppure “tutte le proteine derivano dai vegetali quindi se mangiamo solo vegetali anche noi possiamo sintetizzare tutte le nostre preziose proteine”.

Non cadete anche voi nella trappola delle diete vegane. E vi ricordiamo che Arnold non è vegano, mai lo è stato e mai lo sarà.

Vi lasciamo in esclusiva un anteprima dell’articolo/recensione di “The Game Changers” che troverete entro fine gennaio sul sito www.evoplus.ch nella sezione blog, nutrizione umana.

Condividete anche voi per il bene della salute pubblica.

#3 TUTTE LE PROTEINE PROVENGONO DAI VEGETALI E GLI ANIMALI SONO SOLO UN MEZZO

Nella prima metà del film gli autori introducono un concetto assai bizzarro ovvero che tutte le proteine provengono dai vegetali.

Gli animali che mangiamo sono soltanto un mezzo attraverso il quale possiamo ottenere le proteine e le vitamine necessarie al nostro organismo. Di conseguenza, mangiando solo vegetali, anche noi possiamo sintetizzare le nostre preziose proteine tissutali, i neurotrasmettitori, gli ormoni e gli enzimi necessari alla nostra sopravvivenza.

Seguendo questo ragionamento possiamo dire, per rigore di logica, che tutte le proteine contenute nelle piante provengono da sole, terra e acqua. Quindi dovremmo metterci al sole, mangiare terra e bere acqua sporca per produrre le nostre proteine?

In queste affermazioni pericolose viene tralasciato un semplice concetto fondamentale: siamo Sapiens. Uomini e donne hanno un DNA ben preciso che ci conferisce l’etichetta di Homo Sapiens, non di ruminanti erbivori come bovini, ovini e caprini.

I ruminanti possono trasformare quei pochi aminoacidi presenti nell’erba in centinaia di chili di muscoli perché sono dotati di un sistema digestivo poligastrico molto complesso. Al tempo stesso, lo scarso profilo nutrizionale dell’erba li costringe a stare col muso chino tutto il giorno a mangiare.

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Poi ci sono animali che mangiano direttamente altri animali per sopperire al loro fabbisogno nutrizionale e sopravvivere: tra questi c’è anche l’uomo. Non è un caso se abbiamo bisogno di acidi grassi, aminoacidi, vitamine e minerali essenziali molti dei quali presenti solo nei cibi di origine animale. Non è una coincidenza che abbiamo una cistifellea molto potente (assente nei ruminanti) che produce succhi biliari per emulsionare i grassi.

L’uomo e i suoi progenitori mangiano alimenti vegetali ma anche carne da oltre 2 milioni di anni. E fino a qualche decennio fa, nessuno al mondo è mai stato vegano. Mangiavamo quello che si trovava in natura, sia alimenti vegetali che animali con percentuale che variava a seconda delle stagioni, aree geografiche, latitudini e nicchie ecologiche. Queste modalità di nutrizione, attraverso i meccanismi dell’epigenetica hanno selezionato i nostri geni nel corso dei milioni di anni per mangiare e assimilare anche carne.

Questa si chiama retorica, arte dello scrivere, del parlare e del persuadere le menti altrui.

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Gli integratori non ci proteggono dal cibo scadente » Sarah Ballantyne

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Dr. Sarah Ballantyne, Ph.D.

Perché è importante e sarebbe sempre preferibile ottenere micronutrienti dal cibo? Non possiamo semplicemente prendere un buon multivitaminico e un integratore di olio di pesce per coprire le nostre necessità e mangiare ciò che vogliamo? Sfortunatamente no.

Esistono diversi motivi per cui integrare a lungo andare non può proteggerci da una cattiva alimentazione.

In primo luogo, i micronutrienti negli integratori tendono ad essere scarsamente assorbiti e alcune forme sintetiche di vitamine non possono essere prontamente utilizzate dal nostro corpo.

In secondo luogo, gli integratori contengono solo nutrienti che sono stati identificati come i più essenziali e non includono altri nutrienti estremamente importanti (anche se non tecnicamente essenziali).

Dato quanto poco sappiamo veramente di ciò che ogni nutriente fa nel nostro corpo, sembra un po’ prematuro cercare di estrarli in forma di pillola.

Un altro aspetto da considerare è che molti nutrienti lavorano in sinergia: devono essere consumati in combinazioni specifiche per essere più efficaci nel migliorare la salute. Allo stesso tempo, alcuni nutrienti competono tra loro, sia per assorbimento che per uso (questa competizione è un modo che utilizza il nostro corpo per regolare determinate reazioni chimiche e proteggere dalla tossicità), quindi consumare quei nutrienti insieme nello stesso supplemento significa che potremmo non trarne beneficio.

La nostra comprensione di queste relazioni tra i nutrienti è ancora limitata, ma sappiamo che gli alimenti integrali tendono ad avere le giuste combinazioni di nutrienti per essere efficaci. È sempre meglio assumere sostanze nutritive da cibi integrali. Ed è sempre meglio scegliere quegli alimenti che sono ricchi di sostanze nutritive.

La supplementazione di fibre, a volte etichettata come integrazione prebiotica, non è raccomandata. C’è un problema con l’integrazione di fibre: quando si integra con un tipo di fibra, si sta alimentando selettivamente un tipo (o un piccolo gruppo) di batteri.

La diversità dei batteri è la chiave per una comunità microbica intestinale sana e questo richiede l’alimentazione dei batteri intestinali con una varietà di substrati (cioè diversi tipi di fibre), che possono essere raggiunti solo con fonti alimentari intere. La scelta migliore è assumere grandi porzioni e un’ampia varietà di verdure.

Fonte: Paleo Principles: The Science Behind the Paleo Template di Sarah Ballantyne

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Il consumo di latte promuove le malattie della civiltà » Evoplus

evo-plus-lifestyle-revolution-paleoadvisor-minQuella nel titolo è un affermazione pesante, se consideriamo che latte e latticini vengono consigliati da decenni dalla maggior parte di medici e nutrizionisti. La scienza ha commesso molti errori nel corso della storia e la promozione del consumo di latte vaccino è uno dei tanti.

Se avete letto la prima parte di questa serie di interventi, avrete sicuramente compreso che qualcosa non quadra nel consumo di latte vaccino da parte dell’uomo.

Per quale motivo il mammifero uomo dovrebbe continuare a bere latte anche dopo lo svezzamento, per di più di un altra specie animale?

A questa domanda non riusciamo a trovare alcuna risposta logica e diversi studi hanno da tempo identificato il latte (di qualsiasi specie) come un importante modulatore epigenetico dell’espressione genica di chi riceve il latte [1].

Gli acidi microribonucleici derivati dall’esosoma del latte (miRNA) che prendono di mira le metiltransferasi del DNA sono implicati a svolgere il ruolo chiave nella regolazione di molti geni responsabili per una corretta crescita e sviluppo di qualsiasi cucciolo [1].

Come abbiamo già accennato nella prima parte, il latte materno, ricco di miRNA umano, fornisce i segnali appropriati per un’adeguata programmazione epigenetica del neonato (cosa che non accade con il latte artificiale perché privo di miRNA).

In parole comprensibili a tutti, il latte contiene delle molecole che comunicano al DNA umano di esprimersi correttamente, in modo tale di consentire una corretta crescita, sviluppo e programmazione alla vita del neonato [1].

Ma cosa succede quando il consumo di latte (non umano ovviamente ma bovino) persiste anche dopo lo svezzamento?

IL CONSUMO DI LATTE VACCINO PROVOCA UNA PERSISTENTE SOVRA-REGOLAZIONE EPIGENETICA DI GENI CRITICAMENTE COINVOLTI NELLO SVILUPPO DELLE MALATTIE DELLA CIVILTÀ, come l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie neurodegenerative e il cancro [1].

Tutt’altro che un toccasana…

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High consumption of dairy products may be linked to an increased risk of prostate cancer, according to a recent study published in The Journal of the American Osteopathic Association

Se la scienza adottasse premesse evolutive e un quadro generale da cui indirizzare la ricerca, senza vagare alla cieca investigando questo o quello, senza essere schiava di interessi economici, avremo sicuramente un informazione molto vicina alla verità.

LA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE HA COMMESSO MOLTI ERRORI IN PASSATO E PROPRIO SU TALI ERRORI SI E’ CREATO UN SISTEMA DI CREDENZE IMPOSSIBILE DA SCARDINARE.

Su questi errori è nata e si è sviluppata l’industria alimentare e casearia che costantemente finanzia la ricerca scientifica per promuovere indirettamente i propri prodotti e occultare studi, come quelli in referenza, che ne evidenziano i danni per la salute umana.

Non c’è nessuna teoria del complotto e più volte abbiamo già messo alla luce i rapporti “non trasparenti” tra scienza e industria alimentare/farmaceutica.

Nei prossimi interventi entreremo nel dettaglio e capiremo come e perché il persistente consumo di latte vaccino favorisce la comparsa di obesità, diabete, cancro e malattie neurodegenerative.

Nel frattempo vi preghiamo di condividere liberamente, aiutandoci a diffondere queste preziose informazioni nel bene della salute pubblica. Un saluto e buon anno a tutti i nostri followers!

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REFERENZE
1. Milk’s Role as an Epigenetic Regulator in Health and Disease. Melnik BC, Schmitz G.

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Latte, un potente modulatore epigenetico » Evoplus

evo-plus-lifestyle-revolution-paleoadvisor-minUno degli alimenti da cui l’uomo moderno è diventato altamente assuefatto e dipendente è rappresentato da un liquido bianco secreto dalla ghiandola mammaria delle femmine dei mammiferi: il latte, in particolare quello prodotto dai bovini.

I prodotti caseari apportano un quantitativo notevole di calorie nella western diet, sotto forma di latte vaccino, creme spalmabili, yogurt, formaggi a pasta dura o morbida e altri intrugli vari come prodotti per sportivi. Anche nella dieta mediterranea latte e latticini rappresentano un gradino importante nella piramide alimentare, il cui consumo è previsto su base giornaliera.

Senza latte non possiamo vivere e il nostro scheletro cadrebbe a pezzi, almeno è cosi che dagli anni ’70 ci hanno inculcato in testa.

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Ed è altrettanto interessante notare come le raccomandazioni giornaliere dell’introito di calcio sono progressivamente aumentate di pari passo al boom dell’industria casearia.

Abbiamo veramente bisogno di bere latte vaccino per tutta la vita? Per capire come stanno veramente le cose, chiediamolo a madre natura e osserviamo la nostra evoluzione.

L’introduzione di latte e latticini è un evento relativamente recente nella storia dell’evoluzione umana e questo è il principale motivo per cui oggi, almeno il 65% della popolazione del Vecchio Mondo (Europa, Asia, Africa, Oceania) non conserva la lattasi, l’enzima responsabile per la digestione dello zucchero presente nel latte, il lattosio.

Un deficit di tale enzima fa sì che il lattosio, non potendo essere digerito, raggiunga il colon esercitando un effetto osmotico che provoca richiamo d’acqua e di elettroliti nel lume intestinale: in parole povere chi beve latte ed è intollerante deve correre più velocemente possibile al bagno. Infatti, molte persone scoprono di essere intolleranti al latte proprio perché se la fanno nei pantaloni una, due, tre volte finche non capiscono che le scariche di diarrea vengono proprio causate dal lattosio indigerito e non da qualche batterio o cibo scaduto. Questo insieme ad altri problemi come flatulenza, gonfiore, crampi addominali e nausea sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio, sintomatologia dose-dipendente ovvero più lattosio ingerite e più evidenti sono i sintomi.

La diminuzione dell’espressione della lattasi dopo lo svezzamento è un fenomeno normalissimo nei mammiferi, stando a indicare che il latte (quello materno e non di altre specie di mammiferi) è un alimento che andrebbe consumato solo nel primissimo periodo di vita e non per tutta la vita.

La natura ha deciso cosi e l’evoluzione umana ha determinato chi anche dopo lo svezzamento continua ad avere questo enzima e chi no. Infatti, la produzione continua di lattasi durante tutta la vita adulta (persistenza della lattasi) è un tratto geneticamente determinato abbastanza comune nelle persone di origine europea, in alcuni gruppi africani, del Vicino Oriente e dell’Asia meridionale, ma è rara o assente altrove nel mondo. Difficilmente troverete sudamericani e asiatici che tollerano latte e formaggi mentre è altrettanto probabile che troverete uno scandinavo che apparentemente si sia adattato al latte conservando questo enzima [1].

Perché questa distribuzione? Il motivo è chiaro. Vi ricordate la rivoluzione agricola di 10.000 anni fa, in seguito alla quale l’uomo introdusse cereali, latticini e legumi stabilmente nella propria dieta? Uno dei principali focolai di questo cambiamento è situato infatti, e non a caso, nell’odierno vicino Oriente. Non appena i primi individui di popolazioni che iniziarono a consumare stabilmente latte cominciarono a migrare in Europa, portarono con loro anche alcuni geni responsabili per la persistenza della lattasi.

Le altre popolazioni che dall’Africa si spostarono oltre fino all’odierno Sud Est Asiatico o addirittura fino alle Americhe passando dallo stretto di Bering ghiacciato, entrarono a contatto molto più tardi con i cibi della rivoluzione agricola e per questo i loro geni hanno meno esperienza a digerire il latte dopo lo svezzamento.

Leggi anche: La verità sulla scienza della nutrizione » Evoplus

Oggi la persistenza della lattasi si trova nelle zone limitrofe al focolaio principale della Rivoluzione agricola di 10.000 anni fa. Secondo uno studio genetico effettuato sui resti di 230 antichi individui nella regione Euroasiatica, la prima apparizione dell’allele (una o più forme alternative dello stesso gene) responsabile della produzione della lattasi anche dopo lo svezzamento, è presente in un individuo che visse tra il 2300 e il 2200 a.C. circa in Europa Centrale [2].

Quindi sembra che chi viene esposto più a lungo a un determinato cambiamento vi si adatta anche in modo migliore. Diciamo “sembra” perché la persistenza della lattasi, che ci fa digerire le nostre tanto amate secrezioni bovine, potrebbe essere un adattamento fallimentare che peggiora la nostra salute. Infatti, la selezione degli alleli per l’enzima lattasi, è stata dimostrata avere un potenziale legame con la celiachia, la colite ulcerosa, la sindrome dell’intestino irritabile e molto probabilmente con tutte le malattie autoimmuni [2].

Oltre al probabile rischio di sviluppare qualche malattia autoimmune, c’è anche un altro grosso problema per chi, equipaggiato ancora con l’enzima lattasi, consuma regolarmente latte vaccino e prodotti caseari.

IL LATTE VACCINO NON È COMPATIBILE COL DNA UMANO

latte_mucca_fa_maleIl latte vaccino e le immunoglobuline bovine contenute in esso possono influenzare la funzione immunitaria nell’intestino predisponendo a malattie nelle vie respiratorie superiori come allergie e asma [3]. Le proteine del latte vaccino possono innescare processi autoimmunitari nell’intestino predisponendo a malattie come diabete di tipo 1 [4.5].

Non significa che se qualcuno riesce a digerire il lattosio, allora il latte vaccino è un alimento adatto al consumo umano. Oggi sappiamo che il latte (di ogni specie) è un forte modulatore epigenetico dell’attivazione dei geni fondamentali per lo sviluppo del metabolismo, del sistema immunitario, dello sviluppo di massa grassa, ossea, muscolare e della pelle [6].

Tuttavia, va tenuto presente che la biologia dei mammiferi limita il consumo di latte al periodo dell’allattamento, ben scritto e conservato nel DNA di ogni specie, uomo incluso.

IL LATTE PROGRAMMA ALLA VITA FUTURA L’ORGANISMO DEI MAMMIFERI e l’uomo deve bere solo latte materno nel primissimo periodo post natale, per promuovere un ottimo stato di salute futura e diminuire il rischio di sviluppare malattie cronico degenerative [6].

IL LATTE MATERNO PROGRAMMA IL CUCCIOLO DI UOMO
IL LATTE VACCINO PROGRAMMA IL VITELLO


Il macchinario epigenetico del latte durante la vita postnatale è di fondamentale importanza per la programmazione metabolica per TUTTA la vita. Il persistente abuso della segnalazione epigenetica del latte attraverso il consumo continuo di latte vaccino pastorizzato aumenta il rischio di sviluppare le “malattie della civiltà” [6].

Infatti, dal 1950 con la distribuzione capillare di frigoriferi domestici l’incidenza di malattie non trasmissibili della civiltà è aumentata costantemente. Una più profonda comprensione delle capacità epigenetiche del latte rende le malattie “non trasmissibili” malattie “trasmissibili” [6].

Il consumo di latte vaccino rappresenta un grave rischio per la salute, perché modifica l’epigenoma umano e la trascrizione epigenetica [6].

Nelle parti successivi di questo post, tratteremo gli errori di espressione epigenetica che il consumo di latte vaccino promuove, risultanti in svariate malattie della civiltà.

Intanto, cercate di stare alla larga dal latte…

Vi preghiamo di condividere e aiutarci a diffondere queste preziose informazioni. Per il bene della salute umana.

Evoplus Lifestyle Revolution

coaching online paleo

REFERENZE

1. https://www.semanticscholar.org/paper/A-worldwide-correlation-of-lactase-persistence-and-Itan-Jones
2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4918750/
3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29483908
4. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11115792
5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30213104
6. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28933365

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Come usare la luce per migliorare le nostre prestazioni » Keenan Eriksson

keenan eriksson

Keenan Eriksson Founder www.keenanerikssonfitness.com ISSA Certified Trainer, Ziglar Legacy Certified Speaker, Biohacker, Perspectivist, Kaizen & Kokoro Lifestyle

La luce ha un’influenza profonda sulla nostra biologia. L’esposizione alla luce influenza il nostro sonno, i nostri ormoni, il recupero fisico e persino la nostra capacità di concentrazione.

Faccio biohacking da quasi 5 anni, applicando la scienza e la biologia per migliorare le mie prestazioni fisiche e mentali, e l’ottimizzazione delle abitudini di gestione della luce è uno dei metodi più semplici, più comuni ed efficaci che conosco.

Per fortuna, non ci vuole molto per ottenere miglioramenti. Normalmente è sufficiente l’uso di alcuni semplici strumenti o l’apporto di lievi modifiche alle nostre abitudini.

Lo spettro elettromagnetico e la luce HEV

Ci sono diversi modi in cui la luce influenza la nostra biologia, ma uno degli impatti più importanti sull’uomo moderno è l’effetto della luce blu artificiale. Non intendo la luce che sembra letteralmente blu (sebbene sia anche la luce blu), ma piuttosto luce che oscilla ad alta frequenza.

Pensala in questo modo: per gran parte della storia umana, le uniche fonti di luce erano il sole e il fuoco.

Anche se ci appare bianco o giallo, il sole emette più colori di luce, tra cui rosso, arancione, verde e blu, nonché gli spettri di luce infrarossa e ultravioletta invisibili.

Muovendosi lungo lo spettro della luce visibile, quando la lunghezza d’onda della luce diminuisce, l’energia aumenta. La luce rossa ha una lunghezza d’onda più lunga e un’energia più bassa, mentre il blu e il viola hanno lunghezze d’onda più corte e energia più elevata.

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Questa zona di luce blu e viola è conosciuta come luce HEV (High Energy Visible), che sta per luce visibile ad alta energia. Per semplicità, la luce HEV viene spesso definita semplicemente come “luce blu“.

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Nella vita di tutti i giorni, a seconda dell’ora del giorno, c’è più o meno luce blu. All’inizio della giornata la luce blu è debole e aumenta durante il giorno fino a raggiungere la massima intensità quando il sole è nel suo punto più alto nel cielo, quindi diminuisce di nuovo fino a quando il sole tramonta.

Questo è il modello di luce da cui la nostra biologia evolutiva è stata influenzata per gran parte dell’esistenza umana. La padronanza del fuoco non ha apportato grandi cambiamenti, poiché la fiamma emette luce a bassa energia.

La luce artificiale e LED

Ma la nostra esposizione alla luce è cambiata radicalmente con l’invenzione della luce artificiale, e specialmente negli ultimi 50 anni, con l’invenzione di lampadine fluorescenti e luci a LED (Light Emitting Diode).

I nostri ambienti rimangono ben illuminati per molto tempo dopo che il sole è tramontato e l’illuminazione che utilizziamo emette grandi quantità di luce blu, simile al sole nella parte più luminosa della giornata. I nostri corpi non ci sono abituati.

Diversi studi condotti sull’effetto della luce artificiale di notte hanno rivelato che questa può aumentare il rischio di cancro al seno e interrompe i ritmi circadiani influenzando negativamente la produzione di melatonina e potrebbe avere conseguenze negative per le funzioni mentali, cardiovascolari e metaboliche.

Inoltre, le nuove luci a LED possono avere conseguenze che trascendono quelle delle lampade fluorescenti. Le luci a LED emettono una luce blu ad alta intensità che è assente nello spettro della luce del giorno, cioè è più luminosa della luce blu emessa dal sole.

Le luci a LED danneggiano la retina dei nostri occhi, contribuendo a problemi di vista e cecità.

L’American Medical Association ha anche rilasciato una dichiarazione ufficiale di preoccupazione per il potenziale dannoso dell’illuminazione a LED.

Esiste un fenomeno noto come Sindrome di Irlen, una condizione in cui il cervello ha difficoltà a elaborare la luce blu ad alta energia, che provoca affaticamento mentale e si manifesta in problemi di apprendimento.

L’uso di lenti colorate, noto come “Metodo Irlen“, sembra migliorare la capacità di lettura per una percentuale significativa di bambini (in particolare quelli con dislessia).

Usare la luce a nostro vantaggio

Ora che sappiamo alcune cose su come la luce influisce sulla nostra biologia, possiamo imparare a ottimizzare le nostre abitudini, non solo riducendo l’esposizione alla luce artificiale, ma anche imparando ad usarla come strumento terapeutico.

Il sonno

Il sonno è uno degli aspetti che più subisce, positivamente o negativamente, le nostre abitudini di esposizione alla luce e che più influenza in questo senso la nostra salute e le nostre facoltà fisiche e mentali.

Il sonno è l’unico momento in cui il cervello si ripara. Usando un sistema noto come sistema glinfatico, il cervello cancella la “spazzatura” cellulare e si pulisce letteralmente. Questo succede solo quando dormi.

Ci sono un sacco di altri processi benefici che si verificano durante il sonno, ma per ora basta capire che più miglioriamo la qualità del nostro sonno, meglio funzionerà il nostro cervello.

Come abbiamo già detto, la luce artificiale di notte ostacola la capacità del corpo di produrre melatonina, l’ormone prodotto dal nostro corpo per mantenere e ristabilire il corretto equilibrio tra sonno e veglia.

Per migliorare la qualità del nostro sonno dovremmo ridurre progressivamente l’esposizione alla luce artificiale dopo il tramonto.

Idealmente, si dovrebbe azzerare tutta l’illuminazione artificiale quando il sole scende sotto l’orizzonte, ma per la maggior parte di noi, questo non è realistico. Tuttavia, ci sono dei modi per ridurre la quantità di luce blu a cui siamo esposti senza dover rinunciare del tutto all’illuminazione.

Software per gli schermi dei dispositivi

Gli schermi sono una delle principali fonti di luce artificiale nella nostra vita, ma puoi abbassarla usando un semplice software.

f.lux è un programma gratuito disponibile per la maggior parte dei computer che riduce la luce blu cambiando lo schermo in un colore più ambrato. f.lux è eccezionale e molto semplice da utilizzare.

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Se vuoi ottenere ancora più benefici, consiglio vivamente Iris. Iris non è gratuito come f.lux, ma è molto più ampio e funziona con la scheda video del computer per rendere lo schermo il più innocuo possibile.

Non solo regola, come f.lux, la luce dello schermo man mano che la giornata avanza, ma riduce anche lo sfarfallio dello schermo e ottimizza altri fattori che rendono gli schermi un elemento dirompente quando si tratta di luce.

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Occhiali che bloccano la luce

Gli occhiali che schermano la luce blu sono uno degli oggetti più popolari nel mondo del biohacking, e per una buona ragione. Fondamentalmente, invece di doverti preoccupare sempre della luce artificiale, puoi semplicemente indossare occhiali speciali che filtrano i raggi più dannosi.

Se non si hanno sensibilità particolari specifiche, personalmente mi piacciono  gli occhiali da gioco, in particolare quelli della società Gunnar. Gli occhiali Gunnar sono progettati per aiutare a ridurre l’affaticamento degli occhi per i videogiocatori professionisti e non solo sono ottimi per bloccare la luce blu, ma sono anche eleganti. Puoi trovare gli occhiali Gunnar sia su Amazon che sul loro sito Web, dove puoi anche personalizzarli.

Esposizione alla luce al mattino

La ricerca sui ritmi circadiani ha scoperto che gli impulsi di luce blu al mattino possono far avanzare il ritmo della melatonina. Fondamentalmente, l’esposizione a circa 30 minuti di luce blu al mattino presto aiuta il corpo a produrre ormoni del sonno in orario la sera.

Questo può aiutare a combattere gli effetti della luce blu di notte, che ha l’effetto opposto di ritardare il ciclo della melatonina.

Andare fuori per 20-30 minuti mentre il sole sta sorgendo aiuta a impostare il tuo ritmo circadiano per l’intera giornata.

Se vuoi garantirti un apporto di luce blu del mattino indipendentemente dal tempo, puoi investire in speciali attrezzature per biohacking che innescano il ritmo circadiano per te.

Uno di questi dispositivi, noto come Re-timer, fa brillare impulsi delle frequenze della luce blu-verde intorno agli occhi per 30-60 minuti per aiutarti a ripristinare i tuoi schemi di sonno. Una sessione con il Re-timer al mattino ti aiuterà ad andare a dormire prima e svegliarti prima il giorno successivo.

Re-timer Glasses

Re-timer Light Therapy Glasses

Personalmente non uso dispositivi come questo, ma vivo in Texas, quindi la luce del sole è abbondante per gran parte dell’anno.

Tuttavia, se vivi negli stati settentrionali, questo e altri dispositivi di fotobiomodulazione possono essere un ottimo investimento per compensare la mancanza di luce solare durante i mesi invernali, soprattutto se soffri di problemi ormonali o problemi di umore.

Vitamina D

Negli ultimi anni, la vitamina D è diventata molto popolare nella comunità medica come integratore. La vitamina D è un componente essenziale nella funzionalità ormonale e i nostri ormoni determinano tutto, dal nostro umore al nostro impulso sessuale, al recupero muscolare dopo l’esercizio.

Il corpo produce vitamina D naturalmente quando esposto alla luce solare e anche solo 20 minuti di esposizione al sole possono essere sufficienti per ottenere i tuoi valori giornalieri di vitamina D.

Abbiamo già detto che la luce solare del mattino stimola una produzione precoce di melatonina la sera. Ma la luce solare aumenta anche la serotonina, che è un neurotrasmettitore associato a sensazioni di felicità.

Questo è uno dei motivi principali per cui le persone soffrono un disturbo affettivo stagionale (SAD), o “winter blues“, durante la parte fredda dell’anno.

Se ciò non bastasse a sottolineare come la luce solare può essere utilizzata per migliorare la tua vita, recenti studi hanno collegato l’esposizione al sole all’aumento della produzione di testosterone negli uomini, nonché all’aumento della libido.

Non ho fatto letture significative su effetti forse simili della luce solare specificamente per le donne. Tuttavia, sembra che l’esposizione alla luce solare possa aiutare a ridurre l’osteoporosi, migliorare i livelli di vitamina D in soggetti a rischio come le madri che allattano, migliorare la fertilità in coloro che ricevono un trattamento di fecondazione in vitro e ridurre il rischio di cancro al seno per quelli con pelle chiara.

Ma l’eccessiva luce solare non aumenta il rischio di cancro della pelle?

I dati supportano l’idea che la luce solare in eccesso aumenta il rischio di alcuni tumori. Tuttavia, sembra che questo rischio sia maggiore quando ci si scotta, ma è meno importante quando ci si abbronza lentamente e in modo uniforme.

Inoltre, la maggior parte delle creme e dei filtri solari può essere più cancerogena dell’esposizione al sole. Una serie di ingredienti chimici attivi comuni nella protezione solare è sotto esame perché potenzialmente cancerogena nell’uomo.

Nonostante la mancanza di prove dirette, i tassi di cancro della pelle sono aumentati in parallelo con l’uso della protezione solare. Ciò potrebbe significare che le persone sono meno attente quando si espongono al sole a causa della protezione solare (anche se, in questo caso, metterei in dubbio l’efficacia della protezione solare), ma potrebbe significare che la protezione solare stessa è dannosa. Inoltre, potrebbero esserci anche fattori completamente non correlati, come una dieta povera, che aumenta la suscettibilità al cancro della pelle.

Non ho intenzione di presentare un reclamo; la ricerca non è completa. Tuttavia, in generale, tendo a evitare sintetici e sostanze chimiche ove possibile.

Per farla breve, mentre suggerisco di esporsi di più al sole, fai attenzione. Non penso che il rischio di cancro della pelle dovuto all’esposizione solare sia grande come la gente pensa, ma neanche che la luce solare sia innocua. Assicurati di non scottarti e fai molta attenzione se hai una carnagione pallida.

Fotobiomoludazione

L’uso di dispositivi che emettono luce terapeutica è noto come “fotobiomodulazione” ed è diventato abbastanza popolare da essere considerato un potenziale trattamento per malattie come il Parkinson, oltre ad essere stato utilizzato dalle squadre olimpiche per migliorare il recupero durante l’esercizio.

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In realtà abbiamo già menzionato un dispositivo di fotobiomodulazione. Il dispositivo Re-timer menzionato è una forma di fotobiomodulazione: l’uso della luce artificiale come terapia a beneficio della nostra biologia

Ma se la luce blu può essere utilizzata a scopo terapeutico, è la luce rossa la vera promessa. Alcune frequenze di luce rossa e infrarossa possono essere utilizzate terapeuticamente per fornire molti degli stessi benefici di una corretta esposizione alla luce solare, senza rischi di cancro della pelle.

Inoltre, i dispositivi che emettono queste frequenze luminose sono disponibili per tutto l’anno, mentre l’accesso al sole è spesso limitato da tempo e tempo.

Il vicino infrarosso penetra nella pelle a basse frequenze. A una gamma ad alta frequenza, penetra nel nostro tessuto dove provoca un forte rilascio di ossido nitrico e stimola la produzione di ATP da parte dei mitocondri.

Per i fanatici della biologia, sapete già che i mitocondri sono la centrale elettrica della cellula. Ciò significa che i mitocondri sono i primi e principali produttori di energia del nostro corpo, e tutto ciò che aumenta la salute dei nostri mitocondri aumenterà anche la nostra salute.

In effetti, la disfunzione dei mitocondri viene considerata il principale colpevole nella formazione di malattie complesse e croniche come il Parkinson, l’Alzheimer, la Sindrome da affaticamento cronico e la sclerosi multipla.

I vantaggi della terapia della luce nel vicino infrarosso includono:

  • Recupero dalle lesioni
  • Qualità neuroprotettive (guarigione del cervello)
  • Aumento dell’energia
  • Miglioramento della salute della pelle
  • Riduzione delle rughe
  • Riparazione dei mitocondri

I migliori dispositivi che conosco per la terapia a infrarossi sono quelli della società Joovv.

Joovv gestisce anche uno dei migliori siti Web per l’apprendimento della terapia della luce ed è una risorsa incredibile per approfondire questo argomento.

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I dispositivi Joovv sembrano pannelli a parete ricoperti da piccole lampadine a luce rossa. Queste lampadine emettono luce rossa e infrarossa a frequenze considerate terapeutiche. I dispositivi Joovv vantano una vasta gamma di benefici, tra cui la maggior parte di quelli che si ottengono dall’esposizione alla luce solare, come l’aumento del testosterone.

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Joovv opera principalmente attraverso l’esposizione cutanea, ma puoi anche utilizzare la terapia della luce a infrarossi per migliorare la salute del tuo cervello.

La luce nel vicino infrarosso è in grado di indurre la neuro rigenerazione, rendendola una potente potenziale terapia per condizioni neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer e molte altre malattie.

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Personalmente non possiedo un Joovv (né sono affiliato con loro in alcun modo). Tuttavia, la scienza alla base di questi dispositivi è così promettente e così tante persone non hanno accesso alla luce solare per tutto l’anno che non avrei potuto omettere queste informazioni.

Mi sono imbattuto in Joovv in cliniche di medicina funzionale, tuttavia, e passare un po’ di tempo davanti mi dà una sensazione di rilassamento ed energia contemporaneamente. Mi piace sicuramente il prodotto ed è nella lista dei desideri.

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In conclusione

La luce è una realtà intricata e inevitabile nelle nostre vite, e fa molto di più di quanto si possa credere. Ci siamo evoluti in innumerevoli millenni per rispondere a specifici schemi di luce durante il giorno e replicando questi schemi di luce, possiamo aumentare le nostre prestazioni e migliorare la nostra salute.

Le tecniche necessarie per ottimizzare le tue abitudini di luce sono semplici e puoi apportare miglioramenti semplicemente scaricando alcuni software sui tuoi dispositivi e acquistando un paio di occhiali arancioni.

Per coloro che vogliono davvero fare sul serio, si possono usare dispositivi speciali di fotobiomodulazione per aumentare il recupero durante l’esercizio fisico e migliorare la funzione cerebrale.

Keenan Eriksson

Fonte: https://medium.com/better-humans/how-to-use-light-to-optimize-your-mind-c96afeeaa039

Le migliori fonti di carboidrati per il recupero muscolare » Charles Poliquin

Charles Poliquin

Charles Poliquin Professional Strenght Coach 1961-2018

Le migliori fonti di carboidrati per il recupero muscolare

Fonte: The Real Strength Sensei – Charles Poliquin @CharlesandKrystal The ONLY resource of information from the incredible life of Charles Poliquin entrusted and endorsed by his daughter, Krystal Poliquin. Her desire is to keep his passion of continuing education and the pursuit of excellence alive and burning for all future generations of strength coaches and health professionals (thank you for sharing ♥).

Per un atleta o per chiunque sia interessato a incrementare la forza e la massa muscolare, non favorire il processo anabolico dopo l’esercizio fisico equivale a autosabotarsi.

Una volta svolto il lavoro in palestra, il recupero diventa la priorità numero uno. Questo è il motivo per cui è fondamentale scegliere con attenzione il pasto post allenamento.

Uno dei modi migliori per passare dallo stato catabolico post-esercizio all’anabolismo è quello di ricostituire le riserve di glicogeno e innalzare l’insulina. La sensibilità all’insulina è al massimo dopo l’allenamento, quindi questo è il momento di massimizzare i guadagni di massa muscolare. Questo si può ottenere facilmente con l’aiuto di carboidrati ben scelti, che sono i mattoni del glicogeno.

Un integratore di carboidrati di buona qualità può essere molto efficace in questo senso ed è il motivo per cui di solito raccomando di usare un integratore di carboidrati ben progettato nel frullato post-allenamento. Tale prodotto dovrebbe avere vari indici glicemici in modo da massimizzare il rifornimento di glicogeno e gestire l’insulina. Un ottimo prodotto che lo fa è il Pentacarb di ATP-Lab.

Ovviamente devi essere magro per sfruttare al meglio la tua nutrizione post allenamento. Ricorda: i carboidrati devono essere meritati, anche quelli del tuo drink post-allenamento.

Questo è un argomento di cui ho ampiamente scritto e penso che limitare l’assunzione di carboidrati sia il modo migliore per ottenere una composizione corporea ottimale il più velocemente possibile.

Un breve promemoria: i carboidrati non sono cattivi, ma bisogna essere in condizione di meritarseli per trarne beneficio.

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Pasto post allenamento: scelte intelligenti per rifornire le tue riserve di glicogeno

Attuare una strategia di recupero intelligente è fondamentale, ma posso capire che alcune persone preferiscano utilizzare cibi solidi invece di integratori.

Non è il modo più veloce per ottenere risultati, ma è fattibile.

Quali sono i migliori alimenti a base di carboidrati per il tuo pasto post allenamento?

I carboidrati non sono tutti uguali. Un buon carboidrato per il pasto post allenamento risponde a tre requisiti:

  1. È a basso contenuto di fruttosio
  2. È ricco di glucosio
  3. Ha un alto indice di insulina

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Quindi alcune buone scelte di alimenti carb per il tuo pasto post allenamento sono: albicocche, kiwi, ananas e riso bianco con sciroppo d’acero. Questi alimenti spuntano tutte le caselle poiché sono a basso contenuto di fruttosio, ricchi di glucosio e hanno un alto indice di insulina.

Dall’altro lato banane, uva, mango e avocado sono scelte sbagliate per il tuo pasto post allenamento a causa del loro alto contenuto di fruttosio.

Infatti il fruttosio, a differenza di altri zuccheri, non aumenta l’insulina e tende ad essere deviato verso il rifornimento di glicogeno epatico a spese delle riserve di glicogeno muscolare. Ovviamente il glicogeno epatico è importante, ma dopo l’allenamento l’obiettivo è ristabilire i livelli di glicogeno muscolare.

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Ricorda inoltre che è importante assumere questi carboidrati insieme a una proteina a digestione rapida, poiché entrambi lavorano in sinergia. Questo semplice trucco migliorerà la sintesi del glicogeno di un 32% statisticamente significativo.

Stay strong,
Coach Charles R. Poliquin

cannibalismo-azteco-consumo-di-mais

Cannibalismo azteco e consumo di mais: un legame con la carenza di serotonina?

I sacrifici umani e il fenomeno del cannibalismo degli Aztechi sono stati studiati da vari punti di vista, quali il religioso, il sociale, l’economico, l’ecologico, spesso in contrasto o in esclusione l’uno con l’altro. Ma queste varie forme interpretative non necessariamente si escludono a vicenda e possono essere complementari, coesistere e interagire.

L’ipotesi di Michael Harner

Alla fine degli anni ‘70 l’antropologo americano Michael Harner (The Ecological Basis for Aztec Sacrifice, 1977) avanzò l’ipotesi che gli Aztechi potessero aver praticato il cannibalismo per ottenere proteine contenenti tutti gli aminoacidi nelle proporzioni ottimali per il fabbisogno umano.

Gli antichi cacciatori locali avevano completamente sterminato i grandi erbivori nell’area dell’America centrale e perciò gli Aztechi non avevano disponibilità di grandi animali come fonte di proteine, mentre la caccia ai piccoli animali non poteva soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita.

In termini di produzione di carboidrati il rimedio fu trovato con successo mediante lo sviluppo dei chinampas (i campi di mais) e di altre forme di agricoltura intensiva, ma l’allevamento di animali domestici fu impedito dalla mancanza di erbivori adatti.

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Adoration of maize, fourth month festival, with dedications to maize goddess Cinteotl and sustenance deity Chicome Cóatl, Florentine Codex Book 2

Anche senza la caccia sterminatrice, nell’area centro-americana non ci sarebbero stati ugualmente grandi animali adatti all’allevamento. Tali erbivori infatti avrebbero dovuto essere organizzati in mandrie gerarchiche già allo stato selvatico, nelle quali gli esseri umani, con il processo di addomesticamento, potevano assumere la funzione di capi-branco; dovevano essere resistenti alle malattie e facili da riprodurre. Nessuna delle specie selvatiche centro-americane aveva queste caratteristiche.

Ciò rese la situazione ecologica degli Aztechi e dei loro vicini unica rispetto alle maggiori civiltà al mondo.

L’ipotesi di Harner fu sommersa dalle critiche (Price 1978, Sahlins 1978, Garn 1979, Conrad e Demarest 1984, Carrasco 1995). Tra le più autorevoli e note quella di Ortiz de Montellano, che obiettò che gli Aztechi potevano ottenere tutti gli aminoacidi loro necessari dai cibi vegetali e che il cannibalismo, che avveniva in precisa corrispondenza del raccolto del mais, poteva essere spiegato più come un ringraziamento rituale essenzialmente religioso, che come un bisogno alimentare.

cannibalismo azteco sacrificio umano

Female sacrifice victim in honour of the maize goddess, Florentine Codex Book 2

La critica di Ortiz era corretta riguardo alla disponibilità di aminoacidi per la sintesi proteica. È stato in effetti osservato che i problemi nutritivi più evidenti causati dal mais, come le deficienze di niacina (la vitamina PP, che Previene la Pellagra), erano stati risolti: la niacina era preservata da un particolare trattamento dei chicchi (cottura in acqua di calce e essiccazione prima della macinatura) e altri cibi, come i fagioli, potevano fornire quantità sufficienti degli altri aminoacidi indispensabili per la sintesi proteica.

uomo affetto da pellagra

Un uomo affetto da pellagra. La pellagra è una malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamine del gruppo B, niacina (vitamina PP), o di triptofano, amminoacido necessario per la sua sintesi. È una patologia frequente tra le popolazioni che facevano esclusivo uso della polenta di sorgo o di mais come alimento base.

Tuttavia altri ricercatori (come Fernstrom e Wurtman) dimostrarono che il consumo di mais può provocare un’altra deficienza, più subdola di una semplice carenza di aminoacidi: quella della serotonina, uno dei più importanti neurotrasmettitori cerebrali. Spesso le proteine vegetali sono povere di triptofano e in situazioni di stress potrebbero causare la comparsa di comportamenti tipici della carenza di serotonina.

La sintesi neuronale della serotonina

La sintesi neuronale della serotonina è influenzata dalla disponibilità del triptofano (trp) e in particolare è influenzata dal rapporto plasmatico tra quest’ultimo e i “grandi aminoacidi elettricamente neutri” (GAEN, in inglese Large Neutral Amino Acids, LNAAs), insieme ai quali è trasportato attraverso la barriera ematoencefalica da una proteina carrier e con cui è in competizione.

dal-triptofano-alla-serotonina

I livelli di trp cerebrale crescono quando aumentano i suoi livelli ematici, oppure cadono i livelli ematici di uno o più degli aminoacidi competitori (GAEN) e il valore del rapporto “trp/GAEN” è influenzato dalla composizione aminoacidica della dieta: una dieta a basso rapporto “trp/GAEN” riduce la sintesi di serotonina cerebrale.

Sperimentalmente è stato dimostrato che una deficienza di serotonina può essere causata da un’alimentazione basata sul mais, che tra i cereali utilizzati per l’alimentazione umana, ha un rapporto “trp/GAEN” molto basso. Secondo Fernstrom e Wurtman diete basate sul mais possono modificare l’attività funzionale di un importante gruppo di neuroni cerebrali.

L’intero sviluppo del sistema nervoso degli Aztechi avveniva in presenza di una cronica carenza di triptofano: durante la vita fetale, durante l’allattamento (è stato dimostrato che il latte di madri nutrite di mais è carente di trp) e nell’infanzia, quando mais e fagioli erano i cibi principali, quindi è ragionevole supporre in loro una carenza di serotonina seguita da comparsa o aumento dei comportamenti collegati a questa carenza.

Serotonina e comportamento

La carenza di serotonina causa diverse conseguenze, come la tendenza verso un comportamento aggressivo, l’incremento della competizione intraspecifica, l’incremento del pensiero magico e del fanatismo religioso, l’epilessia del lobo-temporale o l’attrazione per il fuoco.

Dati storici hanno rivelato che il cannibalismo si verificava con maggior frequenza nel periodo dell’anno in cui la dipendenza dal mais era maggiore, supportando l’ipotesi di Ernandes e collaboratori che la mancanza di serotonina tra gli Aztechi avrebbe potuto da un lato accentuare il loro comportamento religioso e aggressivo, dall’altro condurli, inconsapevolmente, verso l’antropofagia per attenuarla quando eccessiva (aumento del valore di “trp/LNAAs” per mezzo di proteine umane).

La guerra e il fervore religioso erano peculiarità delle culture mesoamericane, e in particolare di quella azteca, caratterizzata da sacrifici umani su larga scala e cannibalismo, al punto che Levi-Strauss, in “Tristi tropici“, arrivò a descrivere gli Aztechi come affetti da “un’ossessione maniacale per sangue e tortura”.

In tempi più recenti questi studi furono ripresi da Michael Ernandes, studioso di neurobiologia e alimentazione, che nel 2002 pubblicò sulla rivista “The Mankind Quarterly” un articolo sulle origini neurobiologiche ed evolutive della religione intitolato “Aztec Cannibalism and Maize Consumption: The Serotonin Deficiency Link”.

The Mankind Quarterly” ricevette notevoli critiche e fu accusato di dar fondamento a idee razziste. Ma la tesi di Ernandes e dei suoi colleghi non era affatto razzista, essendo fondata sul presupposto che la fisiologia cerebrale dei popoli mesoamericani è la stessa di tutti gli esseri umani, e giungendo alla conclusione che le peculiarità culturali e comportamentali delle popolazioni mesoamericane erano dovute a fattori ambientali (cioè diete a base di mais).

Fonti:
F. Bandini, Origini del sacro e del pensiero religioso, Quaderni di etnologia archeologia sacro, Alinea, 2008.
M. Ernandes, R. Cedrini, M. Giammanco, M. La Guardia, A. Milazzo, Aztec Cannibalism and Maize Consumption The Serotonin Deficiency Link, 2002.