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Dieta Cheto, Paleo Low Carb e salute intestinale » Poliquin Group™

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Dieta Cheto, Paleo Low Carb e salute intestinale » Poliquin Group™

Nonostante ciò che potresti aver sentito dai nutrizionisti dogmatici, le diete a basso contenuto di carboidrati non sono dannose per l’intestino. Però, il modo in cui la maggior parte delle persone fa una dieta a basso contenuto di carboidrati lascia molto a desiderare quando si tratta della funzione intestinale. Questo è un grande problema dal momento che i batteri che vivono nel nostro tratto gastrointestinale hanno un impatto su tutti gli aspetti della salute. Pertanto, vale la pena fare lo sforzo di ottimizzare la sua funzione se stai seguendo una dieta a basso contenuto di carboidrati.

Perché le diete chetogeniche e paleo a basso contenuto di carboidrati sono così popolari?

Le diete chetogeniche e paleo a basso contenuto di carboidrati stanno diventando sempre più popolari grazie alla loro capacità di ridurre il grasso corporeo e prevenire le più comuni malattie dello stile di vita occidentale, come il diabete, le malattie cardiache e il cancro.

Queste diete aiutano le persone ad assumere il controllo di cosa stanno mangiando, rimuovendo carboidrati raffinati e altri alimenti trasformati che “dirottano” il cervello, portandole a sovra-alimentarsi.

Le diete chetogeniche si basano su un controllo dell’assunzione dei macronutrienti. La tipica dieta cheto è composta da circa il 75-80 % di grassi, il 15-20 % di proteine ​​e circa il 5 % o meno di carboidrati da basse fonti glicemiche. L’obiettivo della dieta chetogenica è quello di ridurre i livelli di glicemia per consentire la produzione di chetoni attraverso il fegato.

I chetoni sono un prodotto della combustione dei grassi che il corpo può usare per produrre energia. Riducendo i carboidrati, il corpo è costretto a trarre l’energia di cui ha bisogno dal grasso corporeo, il che rende la dieta chetogenica utile per risolvere problemi metabolici (come il pre-diabete) e per la riduzione del grasso corporeo. La dieta chetogenica prediligi cibi come carne e pesci grassi, noci, semi, verdure a basso contenuto di carboidrati, latte intero, uova e altre fonti di grassi.

Anche la dieta paleo tende ad essere più ricca di proteine ​​e più bassa di carboidrati, tuttavia, quello che la distingue da tutte le altre è l’essere concentrata su COSA si mangia, piuttosto che su rigorose linee guida sui macronutrienti. Le diete paleo prevedono alimenti che hanno subito minime o nessuna trasformazione, alimenti che anche i nostri antenati avrebbero potuto trovare in natura, come carne, pesce, uova, verdure, frutta e noci.

Leggi anche: Paleo Diet o alimentazione secondo natura? » Alessio D. Vilardi

La dieta paleo non è una dieta chetogenica, a meno che non sia appositamente progettata per aumentare i livelli di chetoni nel sangue. Sebbene la dieta paleo rimuova lo zucchero aggiunto, i carboidrati raffinati e gli alimenti trasformati, non esclude frutta e verdura con un apporto glucidico anche elevato, che non sono appropriati per una dieta chetogenica.

In effetti, molte diete ancestrali ottengono una parte sostanziale di calorie da fonti glucidiche, come frutta e verdure amidacee, patate dolci e altri ortaggi a radice.

Leggi anche: Nella Paleo non si devono contare le calorie? » Geppy Ribaudo

Entrambe le diete sono popolari perché possono aiutare a ridurre il grasso corporeo e a migliorare l’equilibrio dello zucchero nel sangue, abbassando l’insulina. Tra i benefici che se ne traggono c’è dunque un umore migliore e meno alti e bassi nei livelli di energia. Chi la segue, infatti, riscontra energia costante per tutto il giorno, anziché stanchezza pomeridiana o esaurimento post-lavorativo.

C’è anche il fatto che questi regimi alimentari consentono alle persone di assumere un maggiore controllo sulla propria vita e di smettere di essere in balia delle circostanze sociali e ambientali. Intraprendendo una dieta cheto o paleo, ci si assume la responsabilità della propria salute e delle proprie scelte alimentari, e questo rende più facile evitare il senso di colpa e il disprezzo di se stessi che derivano da una sbornia di cibo.

Poiché queste diete tendono ad apportare un quantitativo più elevato di proteine, sono compatibili con gli obiettivi di fitness e di composizione corporea, permettendo un recupero muscolare ottimale e guadagni di massa magra. Le diete ad alto contenuto proteico e basso di carboidrati sono ottime anche per la salute delle ossa e chi le segue ha generalmente una migliore densità ossea per tutta la durata della vita.

D’altra parte, la maggior parte delle persone che adottano una dieta a basso contenuto di carboidrati si espongono al rischio di problemi di salute intestinale. L’intestino è popolato da miliardi di batteri che sono noti come il “microbioma”, che dettano la salute e il benessere. La ricerca sul microbioma è ancora agli inizi, ma sappiamo che alcuni batteri sono benefici e altri sono dannosi. Sembra che avere una maggiore diversità di batteri benefici nell’intestino sia associato a un minor numero problemi di salute. Poiché i batteri intestinali vivono di ciò che mangi, la nutrizione ha un impatto importante sul tipo e sul numero di batteri presenti nel tratto gastrointestinale.

Le diete cheto e paleo apportano di per sè molti benefici alla salute dell’intestino, rispetto alla tipica dieta occidentale, ricca di carboidrati. In primo luogo perché eliminano le due fonti alimentari preferite dai batteri infiammatori dell’intestino: zucchero e aromi artificiali. In secondo luogo perché la maggior parte delle diete a basso contenuto di carboidrati eliminano molti dei componenti dietetici (farmaci, glutine, antibiotici e alti livelli di cortisolo) che danneggiano il rivestimento intestinale, mantenendolo sano e proteggendo il corpo dai prodotti di scarto nel tratto gastrointestinale. Quando il rivestimento intestinale è danneggiato (Leaky Gut), qualsiasi cosa passi attraverso il tuo sistema gastrointestinale può raggiungere il tuo flusso sanguigno, tra cui batteri indesiderati, minuscoli pezzi di cibo e tossine. Questi possono avere effetti negativi sull’equilibrio ormonale, sulla funzione cerebrale e sulla pelle.

Tuttavia un nuovo interessante studio ha esaminato l’impatto del grasso dietetico sulla popolazione dei batteri nell’intestino, rilevando che il passaggio a una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati come la dieta chetogenica, se non eseguita correttamente, potrebbe comportare la riduzione di batteri e antiossidanti intestinali protettivi che combattono i danni al DNA e l’invecchiamento. I ricercatori hanno scoperto che una dieta ricca di grassi alterava il microbiota, riducendo la diversità e la quantità di batteri benefici, come Bacteroides, Clostridium e Roseburia, responsabili del metabolismo di proteine ​​e carboidrati.

Lo studio ha rilevato anche una riduzione del 70% nella produzione di acidi grassi protettivi a catena corta e antiossidanti. Gli acidi grassi a catena corta, come l’acido butirrico e propionico, sono importanti perché promuovono la salute dello strato di cellule intestinali. Gli antiossidanti sono importanti perché neutralizzano le specie reattive dell’ossigeno che causano infiammazione e danni alle cellule e al DNA.

Qualcosa di simile accade nelle diete ricche di proteine, ma a basso contenuto di carboidrati. Uno studio del 2014 ha scoperto che nonostante le persone che hanno un maggiore apporto di alimenti proteici hanno una maggiore massa magra, hanno anche livelli più alti di infiammazione nell’intestino. Questi marker infiammatori sono considerati tossine metaboliche che sono state collegate a condizioni di salute avverse tra cui carcinoma gastrico, obesità e diabete di tipo 2. Gli autori dello studio raccomandano di sfruttare i benefici sulla massa magra di una dieta proteica pianificando la dieta per includere quantità protettive di carboidrati a basso indice glicemico, per alimentare i batteri benefici per l’intestino e prevenire l’infiammazione.

In un mondo ideale, una dieta a basso contenuto di carboidrati fornirebbe fibre in modo naturale. La fibra è un componente degli alimenti a base di carboidrati, non viene digerito o assorbito nel tratto intestinale, ma viene metabolizzata dai nostri batteri intestinali. Quasi tutti gli alimenti vegetali – verdure, frutta, noci e semi – contengono alcune fibre, anche se il tipo e la concentrazione differiscono notevolmente. Un’altra differenza negli alimenti contenenti fibre è il modo in cui incidono sulla glicemia e sul rilascio di insulina. La fibra stessa non stimola il rilascio di insulina poiché non ha alcun impatto sulla glicemia, tuttavia i diversi alimenti contenenti fibre differiscono in termini di risposta insulinica e glicemica.

I cereali tendono a stimolare la più grande risposta glicemica e sono molto più ricchi di calorie rispetto alle verdure amidacee o frutta, che portano invece ad un aumento moderato della glicemia e dell’insulina. Le verdure a basso contenuto di carboidrati hanno la risposta glicemica più bassa, fornendo anche calorie minime, ma nutrienti abbondanti
e fibra. Noci e semi hanno una bassa risposta glicemica a causa della loro mancanza di carboidrati digeribili ma di un’alta concentrazione di grassi.

I carboidrati raffinati e gli alimenti trasformati possono contenere fibre; tuttavia, questi alimenti presentano diversi inconvenienti: in primo luogo, sono alti in calorie, spesso contengono zuccheri aggiunti e hanno una grande risposta glicemica. Secondo, tendono ad essere ottenuti da cereali raffinati ai quali è stata rimossa la fibra naturale. Se contengono fibre, è la fibra aggiunta, che non ha dimostrato di produrre gli stessi benefici per la salute della fibra naturale presente nei frutti, verdure, cereali intatti, noci e così via.

Idealmente, una dieta a basso contenuto di carboidrati fornirebbe molti alimenti a basso contenuto glicemico e ricchi di fibre, tra cui noci, semi, verdure a foglia verde, verdure crocifere, spezie e frutta a basso contenuto di carboidrati. Tuttavia, i sondaggi mostrano che la maggior parte delle diete a basso contenuto di carboidrati sono in gran parte prive di fibra naturale. Un sondaggio condotto in Gran Bretagna su persone a dieta a basso contenuto di carboidrati ha registrato che il 20% degli intervistati non mangiava  verdure e il 45% percento non mangiava frutta. Un altro studio ha scoperto che l’assunzione media di fibre era inferiore a 10 grammi al giorno nelle persone a dieta a basso contenuto di carboidrati, che è incredibilmente basso.

La soluzione è supportare la crescita di batteri intestinali benefici anti-infiammatori includendo fonti vegetali glicemiche basse. Questo approccio è supportato da ciò che sappiamo dei cacciatori-raccoglitori di oggi come i Kitavan in Oceania che mangiano dai 50 ai 100 grammi di fibre al giorno, tutto da fonti naturali, che alimentano i batteri benefici nell’intestino. I Kitavan non mangiano cibi occidentali (cereali, farine, zucchero, olio) e sono magri e praticamente privi di malattie cardiache, obesità e diabete.

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Kitavans – Photo by Staffan Lindeberg

Ecco un elenco di esempio di carboidrati fibrosi a bassa glicemia che sono compatibili con una dieta chetogenica a basso contenuto di carboidrati:

Verdure a foglia verde (tarassaco, cavoli, bietole, senape, cavoli, rucola, lattuga, spinaci, prezzemolo, basilico); radici (jicama, cicoria, topinambur), aglio, cipolla, scalogno, porri, peperoni, frutta (olive, avocado, cocco), spezie (noce moscata, cumino, paprika, curry, cannella), noci (mandorle, noci, pistacchio), semi (chia, lino, sesamo), verdure crocifere (broccoli, cavolfiori, cavoli, cavolo cinese, cavoletti di Bruxelles), melanzane, zucchine, asparagi, cetrioli, sedano, funghi.

Ci sono anche numerosi alimenti contenenti fibre che hanno un contenuto più elevato di carboidrati e potrebbero non essere appropriati per una dieta a basso contenuto di carboidrati. Questi alimenti possono fornire varietà a una dieta paleo o possono essere utili se si vuole assumere un pasto più alto in carboidrati. Tra la frutta banane, mele, pere, uva, meloni, mango, pesche, prugne. Tra le radici: carote, patate dolci, rape, barbabietole.

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Kitavan meal – Photo by Staffan Lindeberg

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Kitavan meal – Photo by Staffan Lindeberg

Ecco alcune strategie aggiuntive che puoi adottare per proteggere l’intestino con una dieta a basso contenuto di carboidrati:

  • Riduci l’uso di farmaci (in particolare antibiotici e antidolorifici come l’ibuprofene e il paracetamolo) e l’alcool, che danneggiano le giunzioni strette nell’intestino.
  • Identifica eventuali intolleranze alimentari. Sebbene la soia, le arachidi e il glutine possano essere le intolleranze alimentari più comuni che danneggiano le giunzioni strette, puoi sviluppare un’intolleranza a qualsiasi cibo. Affrontare le intolleranze alimentari non rientra nel campo di applicazione di questo articolo, ma il punto principale è quello di eliminare eventuali alimenti offensivi, curare l’intestino e quindi tentare di ripristinare tali alimenti, monitorando eventuali sintomi e regolando di conseguenza.
  • Mastica il cibo. Gli intestini non gestiscono bene il cibo digerito in modo incompleto.
  • Affronta lo stress: lo stress influisce sull’intestino perché il rilascio di cortisolo stimola l’istamina, un composto che innesca il sistema immunitario. L’istamina aumenta il rilascio di composti che danneggiano le giunzioni strette che proteggono il rivestimento intestinale.

Adottando una dieta a basso contenuto di carboidrati otterrai una salute migliore se progetti la tua alimentazione intorno a un assortimento equilibrato di cibi nel loro stato più naturale. Eventualmente, le strategie presentate in questo articolo ti permetteranno
di evitare di compromettere i tuoi sforzi e ottimizzare la salute del tuo intestino.

Referenze
– Agans, R., et al. Dietary fatty acids sustain growth in human gut microbiota. Applied and Environmental Microbiology. 2018. Published Ahead of Print.
– Shafique, M., et al. Dietary intake in people consuming a low-carbohydrate diet in the UK Biobank. Journal of Human Nutrition and Dietetics. 2017. Published Ahead of Print.
– Spreadbury, Ian. Comparison with ancestral diets suggests dense acellular carbohydrates promote an inflammatory microbiota, and may be the primary dietary cause of leptin resistance and obesity. Diabetes, Metabolic Syndrome, and Obesity. 2012:5 175–189.

(Traduzione e adattamento dell’articolo inglese Gut Health Tips For A Low-Carb Keto or Paleo Diet By Poliquin Group™ Editorial Staff 4/3/2019)

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La famosa colazione di carne e noci di Charles Poliquin » Carlos Castro

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Carlos Castro Strength Coach @Strength Club

La famosa colazione a base di carne e noci di Charles Poliquin

Come diceva Charles Poliquin, La prima cosa che metti in bocca al mattino… purché sia ​​cibo… influisce su tutti i neurotrasmettitori per l’intera giornata.

Quando lavorava con i professionisti della NHL e della NFL, celebrità e dirigenti aziendali, la colazione era il primo pasto che faceva loro cambiare. Questo perché, per l’appunto, è di primaria importanza per quanto riguarda l’intera produzione di neurotrasmettitori per la giornata. Il suo pasto principale era la colazione, a base di carne e noci (i.e. noci, noci di macadamia, pinoli, mandorle, pistacchi, ndr).

L’importanza di assumere proteine ​​a colazione non era una novità per me quando lessi per la prima volta della “Charles’s Meat & Nuts Breakfast“. In Colombia abbiamo una ricetta tradizionale chiamata “Bistec a Caballo“. È un pezzo di manzo cotto in pomodori e cipolle e condito con 2 uova fritte morbide. Allora non sapevo dei benefici di quel tipo di pasto, tranne il fatto che dopo mi sentivo sempre benissimo e avevo prestazioni migliori sulla pista BMX.

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Tradizionale Bistec a Caballo colombiano

7 Ragioni per cui la colazione a base di carne e noci è la chiave per le prestazioni cerebrali e la composizione corporea

1. Influisce sulla produzione di neurotrasmettitori per l’intera giornata

Al mattino dovremmo far sì che le sostanze chimiche yang nel cervello siano al massimo, per darci spinta, concentrazione e motivazione per l’intera giornata. Stiamo parlando della dopamina e della acetilcolina. La dopamina è il motore e l’acetilcolina è responsabile della memoria, dei processi di pensiero e della concentrazione. Carne e uova ti forniranno i precursori della dopamina e le noci forniranno i fattori per l’acetilcolina. Nel 1982, Charles si rese conto che il miglior cibo che si può assumere la mattina è carne rossa e noci.

2. È il miglior pasto pre-allenamento

La carne rossa fornisce tirosina e fenilalanina, precursori della dopamina. Al contrario, pesce bianco e carne bianca sono scelte sbagliate prima dell’allenamento. Il cibo ricco di colina (precursore dell’acetilcolina) migliora la concentrazione e attenzione, che sono cruciali nell’allenamento e praticamente in tutti gli sport. Il caviale è particolarmente amato  dai sollevatori russi in quanto fornisce i nutrienti di base per la sintesi di acetilcolina. Le uova sono un’altra fonte naturale di colina dietetica. Assicurati di consumare l’uovo intero, poiché oltre il 90 percento della colina si trova nel tuorlo, inoltre è una fonte di grassi buoni che fornirà una digestione più lenta e glicemia stabile. Purtroppo, le uova sono una delle intolleranze alimentari più comuni, quindi consiglio sempre e vivamente di fare un test per vedere se puoi goderti il ​​suo gusto e i suoi benefici.

3. Mantiene stabili i livelli di zucchero nel sangue

La carne consente un aumento lento e costante della glicemia e le noci forniscono un’ottima fonte di grassi intelligenti sani che consentono allo zucchero nel sangue di rimanere stabile per un lungo periodo di tempo; contribuendo ad evitare l’ipoglicemia e i picchi di insulina (1).

4. Induce a migliori scelte alimentari per l’intera giornata

Se vuoi che i tuoi clienti seguano una dieta, inizia con la colazione“. Secondo diversi studi, il primo pasto della giornata influenza le scelte alimentari e il consumo calorico durante il giorno. È stato notato che i soggetti che assumono proteine ​​al mattino sono portati a preferire e scegliere istintivamente pasti ricchi di proteine ​​e di bassi di carboidrati anche durante il resto della giornata.

5. Facilita la perdita di peso

Uno studio condotto nel 2008 presso la Saint Louis University su uomini e donne in sovrappeso ha dimostrato che dopo 8 settimane di colazione ricca di proteine ​​e grassi, i soggetti presentavano “una perdita di peso maggiore del 65%, una riduzione del 34% in più nella circonferenza della vita e una riduzione del 16% in più percentuale di grasso corporeo (2,3), rispetto a quelli che avevano i bagel come primo pasto della giornata“. Inoltre, consumando una colazione a base di carne e noci, si stimola la termogenesi, il che significa che aumenta la temperatura corporea e si bruciano più calorie. E non si deve affatto temere un elevato consumo di grassi, poiché un altro studio del 2018 ha dimostrato che una colazione ricca di grassi, rispetto ad una ricca di carboidrati, migliora l’ossidazione dei grassi nelle successive 24 ore.

6. Ha un carico glicemico molto basso

Il carico glicemico (Glycemic Load, GL) è un valore che stima quanto il cibo aumenterà i livelli di glucosio nel sangue di una persona dopo aver mangiato e viene calcolato moltiplicando l’indice glicemico per i grammi di carboidrati in un pasto. Non assumendo carboidrati, il glucosio non aumenterà, il che minimizzerà i picchi del livello di insulina. Ciò è particolarmente importante per le persone con diabete di tipo 2 o a rischio di sviluppo. D’altra parte, le colazioni ad alto contenuto di carboidrati inducono un’alta risposta all’insulina e una caduta successiva, che assicura la fame, un picco di cortisolo, una scarica di zucchero e un intervallo di attenzione più breve. Ecco perché verso le 11 del mattino vedi molte persone correre a prendere una tazza di caffè con un latte scremato e un muffin “sano”, che dà loro un altro calcio di insulina e li tiene sulle montagne russe di insulina – onde di cortisolo per l’intera giornata.

7. Ha effetti benefici sul cervello

Nel Framingham Heart Study, le persone con una maggiore assunzione di colina avevano prestazioni migliori nei test della memoria verbale e visiva. Inoltre, queste persone presentavano livelli più bassi di iperintensità di materia bianca nella risonanza magnetica (MRI), suggerendo un danno ischemico inferiore nel cervello (4). Quando insegno ai seminari ho davvero bisogno che il mio cervello sia concentrato e reattivo, quindi le carni di organi come fegato di coniglio o agnello biologico (100 grammi forniscono circa 400 mg di colina), sono le mie preferite. Le cucino leggermente in padella, aggiungo 2 uova e una manciata di pistacchi, poiché hanno un contenuto di acetilcolina più alto rispetto alle altre noci. Pasti con carboidrati più alti possono ridurre il QI fino al 20% e in tali condizioni non solo prendere decisioni importanti o prestare attenzione al tuo interlocutore, ma anche controllare il peso, può diventare difficile.

Sfortunatamente, fare una buona colazione a base di carne e noci in molti paesi è una grande sfida e si rivela uno dei pasti peggiori da mangiare fuori. Quasi ogni ristorante o hotel offre una vasta scelta di cornflakes o cereali zuccherati, frittelle, waffle, toast, biscotti… se siamo fortunati potremmo trovare uova, formaggio e verdure o frutta fresche. Non scendo mai a compromessi sulla mia colazione a base di carne e noci e ciò che ho imparato in molti anni di viaggio è che “se non riesci a pianificare, stai pianificando di fallire“. Quando devo insegnare ad un seminario, atterro sempre il giorno prima e prendo la spesa, o prendo il pasto per il giorno successivo in un ristorante che conosco o che mi è stato suggerito dall’organizzatore del seminario.

Ad esempio, in Spagna, a me e Charles piaceva ordinare la nostra colazione da El Rincón de Monge, il ristorante dall’altra parte della strada. José Antonio, il proprietario, ha sempre fatto un ottimo lavoro, cucinando carni selvatiche. Nella Repubblica Dominicana il mio posto preferito è Carne & Co, dove trovo un ottimo carpaccio di manzo, sale marino, olio d’oliva biologico e noci per fornire grassi sani.

Non temere il grasso!

Il grasso è stato demonizzato per decenni, “danneggiando” la salute di alcune generazioni, ma ora sta venendo rivalutato, il che è una buona cosa poiché molti alimenti ricchi di grassi come avocado, noci, uova, olive, burro biologico, e i semi sono ottime fonti nutrienti.

Il grasso svolge anche un ruolo importante nell’aumentare la biodisponibilità delle vitamine liposolubili e degli elementi essenziali (alfa e beta-carotene, licopene, tra gli altri). Gli studi hanno dimostrato, per fare un esempio, che il corpo assorbe solo circa il 10 % di un integratore di vitamina E, quando questo viene assunto senza grassi.

E se sono allergico alle noci?

Puoi sostituire la composizione grassa con qualsiasi altra forma di grasso sano come: avocado, burro di capra biologico, burro chiarificato biologico, olio d’oliva, olio di cocco, olio di avocado e puoi aggiungere una porzione di bacche o frutti a basso indice glicemico e basso fruttosio contenuto: mirtilli, lamponi, more, fragole, ribes bianco o rosso, uva spina, pompelmi, prugne, albicocche, nettarine.

Punto chiave: mangia Grass Fed e biologico!

Quando analizzo la sensibilità alimentare dei miei clienti, vedo spesso che hanno sviluppato anticorpi contro il cibo che consumano quotidianamente. Uova, pollo, manzo, siero di latte e farina d’avena sono gli alimenti più comuni che trovo. Ciò porta a una maggiore infiammazione e produzione di cortisolo, che non sono i tuoi migliori amici per una composizione corporea magra e la salute a lungo termine. Se sai già di essere sensibile a qualsiasi tipo di alimento, eliminalo dalla tua dieta per almeno 3 mesi. Per evitare intolleranze e sensibilità alimentari è sufficiente pianificare correttamente scegliendo almeno 5 diverse fonti di proteine ​​e 5 diversi tipi di frutta a guscio e ruotandole durante la settimana.

Altrettanto importante della rotazione, è fondamentale anche consumare carne di origine biologica e nutrite ad erba. Innanzitutto, la sua esposizione ai pesticidi è significativamente inferiore. Inoltre, è anche priva di ormoni e antibiotici, che si trovano negli animali allevati in modo convenzionale. In secondo luogo, è stato riscontrato che le carni alimentate con erba forniscono livelli più elevati di creatina, omega 3, CLA, beta-carotene, carnitina e carnosina (5). Ad esempio, l’acido linoleico coniugato (CLA) è più elevato nelle carni bovine allevate ad erba rispetto alle vacche alimentate a grano. Questo acido grasso è, secondo la ricerca, collegato a una minore infiammazione, a un ridotto rischio di diabete di tipo 2, cancro e malattie cardiache.

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Assicurati che anche noci, bacche e frutti siano biologici. Questo è particolarmente importante per le fragole, in quanto sono una delle colture più irrorate di pesticidi al mondo e sono in cima alla lista Dirty Dozen™ di egw.org (6)

Le piccole cose che contano

Mi piace anche consumare un olio di pesce di alta qualità con la mia colazione a base di carne e noci per regolare ulteriormente la risposta all’insulina e migliorare la funzione cognitiva. È possibile aggiungere alcune verdure non amidacee, tè, caffè o infusi di erbe. Non sono ammessi latte, succhi di frutta e altre bevande. Se vuoi una spinta in più per il tuo cervello, suggerisco una tazza di caffè freddo con olio MCT dopo la colazione.

Referenze
1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30968140
2. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18679412
3. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16373948
4. https://www.researchgate.net/publication/51788587
5. https://www.healthline.com/nutrition/grass-fed-vs-grain-fed-beef
6. https://www.ewg.org/foodnews/dirty-dozen.php

agricoltura-intensiva

L’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari » Evoplus

evo-plus-lifestyle-revolution-paleoadvisor-minUn chilo di carne ha bisogno di migliaia di litri d’acqua e produce anidride carbonica responsabile dell’effetto serra e riscaldamento globale.

Vero, solo se allevata negli allevamenti intensivi con mangimi a base di cereali. Questa è la favola delle migliaia di litri d’acqua e i peti delle mucche, che sta facendo passare le persone a un regime alimentare prima vegetariano, poi vegano, vegano crudista, fruttariano e infine melariano (in ordine di capacità mentali e cognitive progressivamente danneggiate).

Se noi vi dicessimo che un chilo di carne al pascolo, quindi allevata esclusivamente ad erba (il cibo specie specifico dei ruminanti) nelle praterie, non consuma una goccia d’acqua e contribuisce ad abbassare le emissioni di CO2 delle attività umane, contribuendo significativamente a ridurre l’effetto serra? Senza contare i benefici per la salute, di cui parleremo altrove.

Voi a chi credete?

Vedete, si abbracciano le varie filosofie vegetariane e vegane per motivi etici, di salute ed ecologici. Ci si accinge a queste filosofie nel periodo dell’adolescenza, quando abbiamo il disperato bisogno di crearci un’identità. Ma soprattutto, si cade nella trappola vegetariano/vegano perché non si conosce come stanno veramente le cose.

E cosi tra i video degli animali maltrattati negli allevamenti intensivi, qualche blog vegan dove gente che non sa nulla di anatomia e fisiologia umana scrive le proprie opinioni ed evidenze scientifiche manipolate come il China Study di Colin Campbell, si firma la propria condanna a vivere nell’illusione di salvare gli animali, il mondo e la propria salute.

wheres-the-grassNascono associazioni, comitati, movimenti e persino enti vegani responsabili dell’indottrinamento dei bambini con libri come questo: “Anche i leoni mangiano la soia” certificato VeganOK. No, non è uno scherzo…

Fortunatamente, l’80% di chi diventa vegano prima o dopo ritorna a mangiare carne per motivi di salute. Molti passano addirittura a una dieta carnivora. Il restante 20%, incapaci di smontare la loro identità costruita su opinioni e falsità, rimane vegan e ne pagherà a lungo termine le conseguenze.

Siamo d’accordo con i vegani solo su una cosa: gli allevamenti intensivi vanno messi al più presto fuori legge.

Ma ricordate che gli allevamenti intensivi sono stati resi possibili solo dall’agricoltura intensiva che ha permesso di ingozzare a suon di cereali molti animali in spazi limitati, danneggiando l’ambiente e producendo carne che fa male alla nostra salute.

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Lierre Keith – Il mito vegetariano

Il nemico da combattere sono i campi di mais, grano, soia e altri cereali che hanno deturpato tutto il Nord America e Canada, sottraendo terra ai pascoli, ai 60 milioni di bisonti sterminati in pochi decenni, ai lupi grigi, ai nativi americani uccisi senza scrupoli. L’agricoltura intensiva della soia è la prima causa di deforestazione della foresta Amazzonica come nelle foreste del resto del mondo. Il mondo ha bisogno di ruminanti che mangiano erba e pascoli per ristabilire gli equilibri naturali.

L’agricoltura intensiva è una ferita profonda per il nostro pianeta e dietro una manciata di cereali c’è il sangue e la morte di ecosistemi interi, di uomini, di animali.

PRIMA DI DIVENTARE VEGETARIANO/VEGANO INFORMATI SULLA REALTÀ DELLE COSE. NON BASARTI SU OPINIONI E FAVOLE.

Questo libro potrebbe aiutarti: Lierre Keith – The Vegetarian Myth: Food, Justice, and Sustainability

EVOplus Lifestyle Revolution

Hans Quarteroni e Pietro Gambino

Qualcuno ha detto Grass Fed? Intervista doppia a Hans Quarteroni e Pietro Gambino

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Fino a quale età allenarsi con i pesi? » Dott.ssa Tiziana Striani

Tiziana Striani

Dott.ssa Tiziana Striani Personal Trainer Top Master BIIO

Fino a quale età allenarsi con i pesi?

In questo articolo parliamo di calo di forza e sarcopenia. La sarcopenia è la perdita di forza e massa muscolare che subentra con l’età.

Pare che solo il 5% degli ultra settantenni riesca a sollevare un peso di 5 kg al di sopra della testa. Se l’allenamento aerobico è in grado di migliorare la salute dell’apparato cardio-respiratorio, l’unica maniera per aumentare la forza è l’allenamento contro una resistenza che può essere costituita da un peso, un attrezzo o dal peso del corpo stesso.

A 50 anni spesso c’è già un deficit del 10% della forza! Entrano in gioco diversi fattori, tra i quali il cambiamento ormonale, in particolare il declino di alcuni ormoni come il testosterone nei maschi e gli estrogeni nelle donne e le alterazioni della sintesi proteica.

Il muscolo è uno dei più importanti consumatori d’energia dell’organismo, perché rappresenta il 40% circa del peso corporeo, ma anche per la sua capacità d’incremento del metabolismo.Con l’età il muscolo non produce e non consuma energia agli stessi livelli di prima e questo favorisce un accumulo di grasso corporeo in eccesso e una riduzione del controllo degli zuccheri nel sangue.

Si verifica, inoltre, una ridotta mobilità che aumenta il rischio di cadute o di fratture.

Dai 20 agli 80 anni di età perdiamo il 40% circa della nostra massa muscolare e il modo migliore per prevenire e contrastare questo fenomeno è il regolare allenamento della forza con i pesi.

Nel 1994 il Pacific Medical Center di Seattle (Washington, USA) dimostrò che l’allenamento con i pesi è l’attività fisica migliore in assoluto per conservare alta la densità ossea e prevenire l’osteoporosi.

sarcopenia

L’attività fisica continua nell’adulto e nell’anziano contribuisce a un aumento del benessere psico-fisico, alla diminuzione dell’incidenza di malattie legate a problemi di cattiva metabolizzazione ed uso di grassi trans e zuccheri, nonché di ipertensione e dislipidemie.

Quindi possiamo e dobbiamo allenarci con i pesi anche dopo i 40 anni. A 40 anni raggiungiamo il nostro apice di forma, riuscendo a mantenerlo per tutta la vita, con conseguente maggiore autostima.

La debolezza tipica dell’anziano è un problema facilmente superabile, basta volerlo!

Ernestine-Shepherd

Ernestine Shepherd è la body builder più anziana del mondo. Nata a Baltimora nel 1936 ha iniziato l’allenamento per diventare body builder quando aveva già 56 anni ed è riuscita ad aggiudicarsi ben due titoli di body building.

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La capacità del soggetto anziano di gestire una vita indipendente può divenire la nostra realtà! Sollevare le borse della spesa o dedicarsi a delle sane camminate non è sicuramente sufficiente. L’allenamento con i pesi aumenta le funzioni dei nostri mitocondri, centri energetici cellulari.

Vari studi hanno dimostrato che si può portare il modello di invecchiamento delle nostre cellule di nuovo a dove si era 40-45 anni fa.

Inoltre un allenamento con i pesi ad alta intensità determina un aumento dell’attività delle cellule satelliti integrate in fibre già esistenti, rendendole così più forti e più grosse.

Perdita di massa magra e acidità interna dell’organismo

Esiste una correlazione tra l’acidità dell’organismo e la perdita di massa magra, perché l’alimentazione occidentale fortemente sbilanciata sui cibi acidi, corrode lentamente anche i muscoli.

Più il pH del sangue è acido, più l’organismo estrae glutammina dalla massa magra.

Leggi anche: Siamo acidi! L’acidosi organica cronica » Prof. Geppy Ribaudo

Prof. Geppy Ribaudo Personal Trainer BIIOSytem e sostenitore della Paleo Diet

Quindi, allenamento, alimentazione, integrazione ad hoc sono fondamentali nel nostro discorso fondato sulla prevenzione.

Dobbiamo sicuramente vedere bilancieri e manubri non come nostri noiosi nemici ma come nostri fedelissimi amici ed effettuare un tipo di allenamento che ci permetta di recuperare l’ipertrofia sia delle fibre rosse che di quelle bianche e far così riassorbire la pelle lassa.

Il BIIOSystem, che faccio regolarmente effettuare alle persone che alleno in palestra ha dimostrato di essere una potente attività anti invecchiamento che consente all’organismo di crescere, mantenersi, in modo da rallentare l’inevitabile perdita di muscoli e forza.

Leggi anche: Cos’è il metodo di allenamento BIIOSystem® » PaleoAdvisor
Cerchi un personal trainer BIIO nella tua zona? Guarda qui!

Solo così è possibile prevenire complicazioni di carattere ortopedico nei soggetti anziani.

Se pur con un margine inferiore ad un trentenne è ancora possibile avere dei discreti sviluppi di massa e forza, tutto in correlazione alla nostra genetica, naturalmente…

Allenamento con i pesi e allenamento aerobico

Abbinare 2 – 3 allenamenti settimanali intensi con i pesi, di 45-60 minuti ognuno, a un regolare allenamento aerobico 2 – 3  volte a settimana, tipo corsa o bicicletta, è un mix ideale per ottenere i migliori risultati e per non rassegnarsi alla vecchiaia e all’atrofia.

Si favorisce la mobilizzazione del grasso nella regione addominale e la diminuzione della insulinoresistenza, molto meglio di entrambe le forme di esercizio fisico di per sé.

Si migliora così il controllo dello zucchero nel sangue del 90%, dato che l’incidenza di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta con l’età, con il sovrappeso e con l’inattività fisica.

In palestra alleno tantissime persone di tutte le età e vi posso garantire che per loro non esiste l’inesorabile declino che purtroppo si sperimenta quando non si fa opera di prevenzione.

La loro motivazione, in questo modo, arriva alle stelle e li porta a desiderare di non smettere mai e di fare sempre meglio! Scrolliamoci, dunque, di dosso l’apatia e portiamo indietro l’orologio dell’invecchiamento cellulare…dato che…

Siamo come nasciamo, diventiamo come mangiamo, come ci muoviamo, come respiriamo, come pensiamo! (Dr. Massimo Spattini)

Dott.ssa Tiziana Striani

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Recensione del libro “Il Metodo Wahls” » Elena Ferroli

Elena Ferroli

Elena Ferroli

Recensione del libro Il Metodo Wahls

Guest Post del Blog Vivere Paleo

Salve ragazzi!

Oggi voglio condividere con voi il mio pensiero su questo libro.
Non lo definirei un semplice libro ma un vero e proprio pozzo di informazioni preziose per il nostro organismo.

L’autrice, Terry Lynn Wahls, è un ex medico, assistente capo dello staff dell’Amministrazione sanitaria dei veterani di Iowa City ed è professoressa clinica di medicina all’Università dello Iowa.
L’autrice, nella triplice veste di medico, ricercatrice e paziente affetta da sclerosi multipla, racconta come ha “sconfitto” la malattia grazie ad una corretta alimentazione.

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Il libro espone un metodo alimentare volto alla prevenzione delle malattie autoimmuni e non solo. La dottoressa, ha creato un proprio protocollo alimentare denominato appunto “metodo Wahls” che abbinata alla Paleodieta, aiuta le persone affette da malattie autoimmuni (in questo caso, specificatamente per la Sclerosi Multipla) ad effettuare una prevenzione o addirittura un attacco diretto per cercare di far regredire o comunque non far avanzare i sintomi degenerativi tipici di una malattia autoimmune.

Vuoi approfondire? Leggi anche: Che cos’è il Protocollo Autoimmune Paleo (AIP)? » PaleoAdvisor

La dottoressa Wahls espone sapientemente la parte medica e anche fisica e biologica del funzionamento del nostro organismo, spiegando perfettamente come influisce il cibo, che ingeriamo, nel nostro corpo. Ci insegna una strategia chiara e coincisa, accompagnata da una svariata documentazione scientifica e supportata da prove effettuate da lei stessa e sui suoi pazienti, modificando stile di vita e alimentazione, aiutando chiunque a fare qualcosa di concreto per migliorare il proprio stato di salute.

Uno dei messaggi principali del libro è che la chiave di qualsiasi miglioramento dello stato di salute parte dal potenziamento dell’energia cellulare e mitocondriale.

I mitocondri sono, infatti, vere e proprie centraline energetiche che si trovano all’interno delle nostre cellule, producono il “carburante” necessario che serve al nostro corpo per funzionare.

Come lei stessa scrive:

Il nutrimento cellulare proviene dal cibo che mangiamo. Il carburante necessario alle cellule per portare avanti la chimica della vita, proviene dagli alimenti che ingerite. Ciò che mangiamo ha un ruolo di spicco nel determinare il corretto funzionamento dell’organismo, la probabilità di esprimere o meno le predisposizioni genetiche, l’eventuale insorgenza di patologie croniche e la capacità di recuperare le funzionalità compromesse da una malattia. Se versate zucchero nel serbatoio di un auto, l’auto non funzionerà. Se mancano metà dei componenti necessari all’assemblaggio di un giocattolo, il giocattolo non funzionerà. Non è di certo un’idea rivoluzionaria, ma, per qualche motivo, tendiamo a dimenticarcene quando si tratta delle cellule del nostro corpo.”

 

Leggendo questo libro, ho trovato continua conferma su quello che sto già facendo. Leggendo alcune testimonianze di pazienti, che hanno iniziato a seguire il Metodo Wahls o la Paleodieta, mi ci sono rivista pienamente. Ho ripensato agli anni in cui stavo malissimo, a quando avevo l’asma e intolleranze e psoriasi (malattie autoimmuni) a quando ero costantemente stanca, spossata, depressa e demotivata, e che ora, grazie a questa dieta, sono riuscita a riprendere in mano la mia vita, e ad essere attiva e in forma e soprattutto più felice!

» Leggi la storia di Elena tra le nostre testimonianze 

Il libro è di facile lettura, non ci sono terminologie troppo difficili e la dottoressa spiega il tutto in modo molto semplice ed è di facile comprensione.

A prescindere che stiate lottando la Sclerosi Multipla o una qualsiasi altra malattia autoimmune, vi consiglio vivamente di leggere questo libro, anche solo per migliorare il vostro stato di salute o per ritrovare nuova energia o semplicemente per prendervi cura di voi stessi.

Io l’ho acquistato qui.

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Mangio tanto, mi alleno sempre: perché non cresco? » Davide Cabras

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Davide Cabras Personal Trainer Evolutivo

Mangio tanto e mi alleno, ma non cresco: perché?

Oggi vorrei discutere assieme a voi di una tematica solitamente molto accesa nella vita quotidiana delle palestre di tutto il mondo: le persone magre che non riescono a mettere “peso”.

THIS IS THE SECCO’S STORY.

Valutiamo punto per punto e poniamoci delle domande:

1. ALIMENTAZIONE: Mangio tanto, perché non cresco?

La risposta è semplice, mangi male o non mangi abbastanza.

Mettere massa muscolare, talvolta a mio parere, risulta anche più difficile da affrontare rispetto ad un dimagrimento.

Soggetti ectomorfi/hardgainer solitamente si nutrono di junk food a iosa perché notano che il loro corpo non subisce modificazioni visive per quanto riguarda la % di adipe. Questa cosa gli dà il via libera per ingozzarsi come maiali senza considerare altri aspetti come ad esempio inibizione della proteasi o infiammazione sistemica.

Sì, avete capito bene, la malnutrizione oltre che non farvi crescere di massa tissutale attiva, vi farà infiammare portandovi a malattie più o meno gravi in base alla vostra predisposizione di base.

P.S: Inibizione della proteasi significa che la sintesi proteica viene compromessa, le proteine riescono difficilmente a scomporsi, perciò non avviene un aumento della massa muscolare (esempio lampante è nei cereali raffinati o nei fagioli che contengono alte concentrazioni di tripsina o chimotripsina).

 

Cercate di alimentarvi sempre secondo natura, cercando di aumentare più possibile il vostro introito calorico sfruttando fonti come carni rosse, uova intere, frutta (fresca o a guscio) di stagione, verdura di stagione e tuberi. Alcuni per iniziare l’approccio ad una dieta paleo, provenienti da un regime “accademico”, possono mantenere delle piccole ricariche di riso, per poi passare ad uno stile prettamente evolutivo.

Leggi anche: La Paleo Diet nello sport » Prof. Geppy Ribaudo

2. ALLENAMENTO: Mi alleno sempre, perché non cresco?

La risposta sembra banale, ma non lo è: ti alleni troppo e usi carichi delle Barbie.

THE KEY IS: IPERPLASIA1

Molte persone magre sono sempre solite effettuare allenamenti “max pump”, ripetizioni che si spingono al cedimento dopo 15-25 reps, per sentir “bruciare” ed essere appagati. Purtroppo però l’ipertrofia sarcoplasmatica (terminologia corretta) è un metodo estremamente lattacido che aumenta il diametro trasverso del muscolo, funziona solamente ad alte percentuali di zucchero introdotto nell’alimentazione e NON È DEFINITIVO. In situazioni “low carb” e a sospensione dell’allenamento il muscolo ripristina le sue dimensioni fisiologiche iniziali.

Ha senso? dubito fortemente.

Che serve davvero? CARICHI.

Per crescere il nostro corpo ha bisogno di essere stimolato da carichi, soprattutto fatti da esercizi BASE in grado di dare un forse scossone al nostro asse ormonale
Basse ripetizioni (6-8) a carichi elevati, aiuteranno il nostro corpo a diventare denso e massiccio come non mai!

Tutti i giorni?

Assolutamente no, il corpo necessita di riposare per un ripristino completo delle fibre lesionate in allenamento, oltre che recupero totale di mente e corpo affaticati.

Se il tuo obiettivo di massa muscolare vuoi concretizzare, periodi di riposo assoluto dovrai fare, pesi sollevare, lacrime versare e camicie su camicie sudare!

NB: La mia riflessione è valida, sostenuta, ma assolutamente generica. É necessario sempre fare una valutazione attenta assieme ad un tecnico specializzato, per giudicare bene quale percorso assegnare al momento di inizio!

Ad maiora!

M° Davide Cabras

Leggi anche: Eh, ma se prendessi anche io tutti quegli integratori » Alessio D. Vilardi

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1 Referenze:

http://www.bio.unipd.it/bam/PDF/17-1/Carraro.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/labs/articles/1874233/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1665027/

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Cos’è il Protocollo Coimbra per le malattie autoimmuni? » PaleoAdvisor

IL PROTOCOLLO COIMBRA

cicero-coimbraIl Protocollo Coimbra è un protocollo medico di trattamento delle malattie autoimmuni messo a punto dal dott. Cicero Coimbra, medico neurologo brasiliano, ricercatore, professore associato del Dipartimento di Neurologia dell’Università di San Paolo (UNIFESP) e fondatore e presidente dell’“Institute for Investigation and Treatment of Autoimmune Diseases”.

Il Protocollo Coimbra mira a regolare fisiologicamente il sistema immunitario, interrompendo la devastante reazione autoimmune e bloccando la degenerazione della malattia, pertanto è indicato per il trattamento di tutte le malattie autoimmuni, e non è specifico per una di esse. “L’idea di partenza è questa: ciò che non funziona in queste patologie è il sistema immunitario. Non mi interessa che il sistema attacchi la mielina, il pancreas, la pelle o quale altro organo. Il nostro scopo è regolarizzare il sistema immunitario“.

La differenza tra la vitamina D e i farmaci convenzionali utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni è che la vitamina è un immunoregolatore, non un immunosoppressore. Mentre gli altri farmaci sopprimono il sistema immunitario nel suo complesso, lasciando il corpo suscettibile alle infezioni, la vitamina D è l’unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione chiamata “Th17″, che è causata dalle malattie autoimmuni.” (dott. Coimbra)

AZIONE

Durante l’esecuzione di questo protocollo il sistema immunitario aumenta la quota dei linfociti T regolatori, che bilanciano tutta l’immunità dell’organismo e, allo stesso tempo, inibiscono l’iperreattività dei linfociti Th17, responsabili della risposta autoimmune.

Leggi anche: Vitamina D: un ormone, più che una semplice vitamina » Dott. Francesco Balducci

In nessun momento della storia della medicina c’è stato un immediato consenso su una nuova innovazione. Alla stragrande maggioranza dei medici è stato insegnato di trattare le malattie autoimmuni con immunosoppressori e molti non sanno che la vitamina D è un ormone. Essendo relativamente nuovo, questa conoscenza sulla vitamina D non è presente nei libri di neurologia o di reumatologia, anche se ci sono centinaia di pubblicazioni, testimonianze e articoli scientifici attendibili sull’argomento. Inoltre, la medicina basata sull’evidenza ritiene gli studi controllati ‘sacrificabili’ quando l’effetto benefico è chiaro.” (dott. Coimbra)

DOSAGGIO

Ogni malattia autoimmune necessita di un adattamento della terapia e dei suoi dosaggi.

Secondo il dott. Coimbra non esiste un valore ottimale di Vitamina D nel sangue, poiché dipende da quanta il corpo è in grado di attivarne, ovvero di trasformarla nella forma attiva (il calcitriolo), la forma che ha poi in pratica l’effetto immunomodulatorio.

I pazienti con autoimmunità presentano una ridotta capacità di trasformare la vitamina D nella sua forma attiva.

Pertanto il trattamento con alte dosi di colecalciferolo si caratterizza per una variabilità individuale della dose somministrata, il cui range può andare dalle 40000 UI alle 320000 UI per giorno. Il dosaggio va stabilito controllando la risposta nel sangue degli esami di vitamina D e paratormone intatto (PTH).

Il Protocollo Coimbra associa agli alti dosaggi di vitamina D l’utilizzo di anche altri integratori, quali il magnesio, gli omega 3, lo zinco, il selenio, la vitamina B2, l’acido folico ecc.

Circa 20 minuti di esposizione al sole, con le braccia e le gambe scoperte e senza protezione solare, sono in grado di produrre 10.000 unità di vitamina D. Dopo aver raggiunto un quantitativo doppio, la produzione di vitamina D cessa. È interessante notare che questa situazione è in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie internazionali, che attualmente indicano ai medici di prescrivere integrazioni di solo 600 unità al giorno. Perché il corpo umano produce 10.000 unità se in realtà ne necessita di meno? Queste 600 unità non sono in grado di risollevare una carenza di vitamina D in una persona adulta.” (dott. Coimbra)

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EFFETTI

Con questo protocollo le malattie autoimmuni possono andare in remissione, cioè fermare la loro progressione, approssimativamente nel 95% dei casi.

Se il paziente non ha ricevuto gravi danni in precedenza, diviene in grado di condurre una vita piena e normale. I soggetti che, al contrario, hanno già subito gravi danni a causa dalle loro malattie, pur avendo dei benefici o fermando la progressione della patologia, ne conserveranno i deleteri risultati. In questi casi la vitamina D è comunque in grado di apportare benefici e miglioramenti, specie sulla stanchezza e l’infiammazione in tutte le sue forme.

DIETA

Secondo il protocollo Coimbra si devono escludere dall’alimentazione i cibi ricchi di calcio (latticini, frutta secca, acqua minerale ricca di calcio), per non avere problemi di eccesso di calcio (ipercalcemia). Questo pericolo viene scongiurato, oltre che attraverso la restrizione degli alimenti ricchi di calcio e un’abbondante idratazione, da periodici esami della calciuria.

Leggi anche: Che cos’è il Protocollo Autoimmune Paleo (AIP)?

COSTI

“Poiché la vitamina D è molto economica e corrisponde al 95% del trattamento, il costo mensile varia da 10€ a 30€ a seconda della dose giornaliera somministrata. Ciò contrasta con i 3.000-5.000 € al mese del costo dei trattamenti convenzionali. Inoltre, la vitamina D elimina il 100% di attività della malattia in quasi tutti i casi, mentre gli altri farmaci bloccano al massimo il 30%, secondo l’industria farmaceutica stessa.” (Dott. Coimbra)

Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo sono solo a scopo informativo: in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, né intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

Western Diet, Western Diseases » Gary Taubes

A mother with baby formula, received through her Family Allowance. 1959. Some feel that the Family Allowance mainly served to introduce Western food into the Inuit diet, pushing them away from their traditional hunting lifestyle. Library and Archives Canada.

gary taubes

Gary Taubes , giornalista scientifico, è il più celebre esperto di alimentazione americano.

Western Diet, Western Diseases

L’associazione tra le malattie croniche e la dieta occidentale

L’associazione tra le malattie croniche e lo stile di vita e la dieta occidentale fu notata per la prima volta alla metà del diciannovesimo secolo, quando un medico francese di nome Stanislas Tanchou osservò che “il cancro, come la demenza, sembrano aumentare di pari passo al progresso della civilizzazione”. Al giorno d’oggi, come ha rilevato Michael Pollan, questo fatto è indiscutibile. Seguire diete occidentali porta all’insorgenza di malattie occidentali, in modo particolare: obesità, diabete, malattie cardiache e cancro.

Questa è una delle prime ragioni per cui gli esperti della salute pubblica credono che siano la dieta e lo stile di vita la causa per tutte le malattie, anche il cancro e che non si tratti dunque solamente di sfortuna o di geni cattivi.

Per farsi un’idea del tipo di prove moderne a sostegno di questa convinzione, prendiamo in considerazione il cancro al seno. In Giappone questa malattia è abbastanza rara, certamente non il flagello che è per le donne americane. Ma quando le donne giapponesi emigrano negli Stati Uniti ci vogliono solo due generazioni affinché le loro discendenti sperimentino gli stessi tassi di cancro al seno di tutti gli altri gruppi etnici locali.

Questa è una prova evidente del fatto che ci sia qualcosa nello stile di vita o nella dieta americana che provoca il cancro al seno. Il problema è cosa. Potremmo pensare, al contrario, che c’è qualcosa nello stile di vita o nella dieta giapponese che protegge dal cancro al seno, ma simili tendenze sono state rilevate nella popolazione Inuit, in cui il cancro al seno era praticamente inesistente prima degli anni ’60; e così per altre etnie, come i nativi americani Pima.

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The Pima Indians have a genetic factor that causes them to be able to better process sugar and store fat. This is most likely due to the fact that many Pima Indians often did not have a continuous reliable food source, and so those who were able to store fat best survived longer than those that could not. Therefore eventually this gene was selected for and evolved into the genetic make-up of the Pima, leading them to be prone to diabetes. It was determined that insulin resistance was the largest predictor of type II diabetes (Bogardus, Clifton. “Insulin Resistance and Insulin Secretory Dysfunction as Precursors of Non-Insulin-Dependent Diabetes Mellitus: Prospective Studies of Pima Indians.” New England Journal of Medicine: 1988-1992, anthropology.msu.edu).

In tutte queste popolazioni l’incidenza di cancro al seno è bassissima finché continuano a seguire le loro diete tradizionali, e cresce significativamente, quando non in modo drammatico, quando si “occidentalizzano”. Il cancro al colon è dieci volte più comune nelle zone rurali del Connecticut che in Nigeria. L’Alzheimer è molto più comune tra i giapponesi americani che tra i giapponesi che vivono in Giappone; ed è due volte più comune tra gli afroamericani che tra gli africani rurali.

Scegli una malattia dalla lista delle malattie occidentali e un paio di località – una urbana e una rurale, o una occidentale e una non occidentale –, metti a confronto le persone dello stesso gruppo di età e vedrai che quella malattia sarà sempre più comune nelle zone urbane e occidentalizzate e meno in tutte le altre.

I nutrizionisti e le autorità nel campo della salute pubblica hanno risposto a queste osservazioni mettendo sotto accusa tutti gli aspetti di ciò che credono siano la dieta e lo stile di vita occidentali. Definiscono la dieta occidentale come ricca di carne, alimenti trasformati, zucchero e calorie, con un basso apporto di verdure, frutta o cereali integrali. Definiscono la dieta occidentale come sedentaria. Se stiamo lontano dalla carne, ci dicono, evitiamo cibi processati e zuccheri, mangiamo meno o almeno non troppo, soprattutto verdura e frutta, e facciamo esercizio, preverremo queste malattie e vivremo più a lungo.

Il problema con questo approccio è l’assunzione di base, che ogni aspetto della dieta occidentale sia negativo. Così finiscono per incriminare tutto, sentendo di aver fatto il proprio lavoro. E se invece solo alcuni aspetti della dieta occidentale fossero deleteri per la nostra salute e gli altri fossero del tutto benefici? Dopo tutto, anche il cancro ai polmoni è una malattia occidentale, ma non diamo la colpa alla dieta e alla vita sedentaria, solo alle sigarette. E la ragione per cui sappiamo che le sigarette sono responsabili è perché sappiamo che il cancro ai polmoni è una malattia molto più comune nei fumatori che nei non fumatori.

È utile (come lo è quando viene commesso un crimine) restringere l’elenco degli indagati. Innanzitutto, tra le popolazioni non occidentalizzate che sono state ben studiate, alcune delle quali si nutrono esclusivamente di carne o di carne e pesce, e nient’affatto di frutta e verdura – di nuovo gli Inuit sono un esempio, come lo sono i Masai – il cancro, le malattie cardiache, il diabete o l’obesità sono praticamente inesistenti. Ciò suggerisce che il consumo di carne non è la causa di queste malattie e che non è nemmeno necessaria abbondante frutta e verdura per prevenirle.

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An Inuit hunter with a seal. 1925. Seal is a staple food for the Inuit, especially during the winter. These animals were also useful in providing materials for clothing as well as oil for lamps. Library and Archives Canada.

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A man poses with caribou carcasses after a successful hunt. Coppermine, 1949. Library and Archives Canada.

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Children in Frobisher Bay sit among freight boxes full of Western food. Library and Archives Canada.

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A young girl holds up a bag of sugar. Iqaluit, 1960. Library and Archives Canada.

 

In effetti, quando la disparità nei tassi di cancro tra società occidentali e non occidentalizzate fu studiata attivamente per la prima volta un secolo fa, fu avanzata l’idea che il consumo di carne fosse la causa del cancro e che popolazioni isolate fossero protette contro di esso mangiando principalmente vegetali. Questa idea fu abbandonata per lo stesso motivo per cui ora dovrebbe esserlo tuttora: non si riuscì a spiegare perché il cancro era prevalente tra le società vegetariane – gli Indù in India, ad esempio, “per cui il polpettone è un abominio” come descrisse un medico britannico nel 1899 – e raro o assente tra gli Inuit, i Masai, i nativi americani delle Grandi Pianure e altre popolazioni prevalentemente carnivore.

Chiaramente, come sottolinea Pollan, l’essere umano può adattarsi a una vasta gamma di diete non occidentali, da quelle esclusivamente di origine animale a quelle prevalentemente, se non esclusivamente, vegetariane. Se tutta queste popolazioni sono effettivamente libere dalle malattie occidentali, come apparentemente sono, la domanda più logica da porre è che cosa distingue le diete occidentali dalle diete di tutte questa popolazioni, non solo alcune di esse (quelle che mangiano molta frutta e verdura, ad esempio, e poca carne). La risposta, si scopre, è: gli stessi alimenti che erano completamente assenti tra le popolazioni dei cacciatori-raccoglitori: cereali, latticini, bevande, oli vegetali e condimenti, zucchero e caramelle.

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I ricercatori che hanno studiato queste prove negli anni ’50 e ’60 – a Thomas “Peter” Cleave e George Campbell, co-autori di Diabetes, Coronary Thrombosis and the Saccharine Disease (1966), spetta il maggior merito – hanno sottolineato che quando popolazioni isolate iniziano a mangiare cibi occidentali, lo zucchero e la farina bianca sono invariabilmente i primi, perché questi alimenti possono essere trasportati in tutto il mondo come oggetti di commercio senza marcire o essere divorati lungo la strada da roditori o insetti. Gli Inuit, ad esempio, abituati a una alimentazione basata su carne di foca, caribù e balena, da quando hanno introdotto zucchero e farina (cracker e pane) hanno cominciato a soffrire di malattie tipicamente occidentali. Lo stesso è accaduto ai Kikuyu del Kenya, ai Masaai e agli abitanti delle isole a sud del Pacifico – mangiatori di carne di maiale, pesce fresco, cocco. Non sembra dunque una buona idea cominciare a considerare lo zucchero e le farine come le cause principali delle malattie occidentali?

A me sembra perfettamente ragionevole e spero lo sia anche per te. Ma sono stato criticato per lo stesso motivo per cui vengono criticate le diete a basso contenuto di carboidrati: si scontra con l’idea che siano i grassi alimentare a causare le malattie cardiache, l’ipotesi preferita dai nutrizionisti negli Stati Uniti. Questi nutrizionisti sono semplicemente inconsapevoli della profondità storica e geografica delle prove che incriminano ormai definitivamente lo zucchero e le farine.

Leggi anche: Diabete insulino resistente e il mistero del 2+2 non fa 4 » Prof. Geppy Ribaudo

(Traduzione dal testo inglese, tratto da Gary Taubes, Why We Get Fat – And What to Do About It, 2010)

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Intestino Gocciolante: una pericolosa condizione sottovalutata » Evoplus

EVOPlus Lifestyle Revolution

In pochi avrete sicuramente sentito parlare della sindrome dell’intestino gocciolante o Leaky Gut Symdrome, un termine di recente introduzione, di cui i medici troppo spesso non sono a conoscenza, ma importantissimo nella relazione tra dieta e malattia.

Questa pericolosa condizione potrebbe essere la causa e la risposta definitiva al vostro malessere laddove il vostro medico di base e le innumerevoli visite da specialisti di vario genere non hanno saputo rispondere se non giustificandosi con la solita frase: “è colpa dello stress”.

BARRIERA INTESTINALE PERMEABILE

L’intestino ha il compito principale di completare la digestione degli alimenti e di assorbire nel circolo sanguigno i nutrienti indispensabili al funzionamento del nostro organismo.

Oltre a questa nota funzione digerente, l’intestino rappresenta anche una importantissima linea di confine tra il mondo esterno e quello interno, una sorta di barriera a cui è affidato il compito di distinguere tutto ciò che è utile o innocuo da ciò che è pericoloso.

Un intestino in ottima salute deve infatti impedire a microrganismi patogeni, parassiti, tossine e antigeni alimentari di entrare nel circolo sanguigno al fine di evitare danni [1].

intestino-permeabile-leaky-gutLa funzione barriera dell’intestino è garantita dalla presenza di numerose linee difensive. Infatti, nell’intestino risiedono oltre i due terzi dell’intero sistema immunitario ed è dotato di un gran numero di stazioni linfonodali, antibiotici naturali e cellule che secernono muco in grado di intrappolare gli agenti patogeni che verranno espulsi attraverso le feci.

Inoltre il sistema immunitario tiene sotto stretta sorveglianza la flora batterica intestinale, costituita da microorganismi che competono con funghi e batteri patogeni per il nutrimento e i siti di adesione alla mucosa intestinale.

Ma il sistema difensivo più importante contro gli attacchi proveniente dal mondo esterno è rappresentato dalla mucosa intestinale o villi intestinali, numerosissime estroflessioni a forma di dita, importantissime per aumentare la superficie assorbente dell’organo, le cui sono a loro volta dotate di estroflessioni digitiformi chiamate microvilli [1]. Ed è proprio quando questa barriera diventa permeabile o “gocciolante” che siamo in guai seri.

In un intestino sano i villi intestinali sono tenuti insieme dalle giunzioni strette o “tight junctions” che svolgono un ruolo importantissimo nella regolazione del passaggio delle sostanze dal lume intestinale al flusso sanguigno [2,3].

Le giunzioni strette sono regolate dalla microflora intestinale, dallo stato di infiammazione e soprattutto dal cibo, che ne possono compromettere l’integrità rendendole di conseguenza permeabili [4-7].

Negli anni 2000, il dottor Fasano portò alla luce questo problema scoprendo che le giunzioni strette tra i villi intestinali sarebbero regolate dai livelli di una proteina, la zonulina.

Una eccessiva produzione di zonulina in seguito a sbalzi della microflora intestinale e infiammazione sistemica tende ad aprire queste giunzioni tra i villi intestinali favorendone la permeabilità [8].

L’epitelio intestinale rappresenta l’interfaccia più grande (più di 2.000.000 cm2) tra l’ambiente esterno e l’ambiente interno e la regolamentazione appropriata delle giunzioni intestinali da modulatori come la zonulina è essenziale per la funzionalità ed integrità intestinale. Le giunzioni strette impediscono il passaggio di agenti potenzialmente dannosi come batteri, virus, tossine, allergeni alimentari e macromolecole nel flusso sanguigno [8].

In un intestino permeabile, le giunzioni si dilatano e tutti questi agenti finiscono direttamente nella circolazione sanguigna portando a gravissime conseguenze come allergie alimentari, malattie autoimmuni, problemi di digestione e persino danni alla barriera emato-encefalica [9].

Tutto questo, a sua volta, favorisce un aumento di infiammazione e la conseguente iper-produzione di zonulina. Si innesca quindi un circolo vizioso che danneggerà sempre di più la barriera intestinale aumentando pericolosamente il rischio di sviluppare le complicazioni elencate precedentemente.

INTESTINO PERMEABILE E MALATTIE AUTOIMMUNI

La sindrome dell’intestino permeabile e la relativa elevata produzione di zonulina, sarebbe la causa comune di tutte le malattie autoimmuni [8]. Alla base dell’autoimmunità ci sarebbe il concetto del “mimetismo molecolare”, ovvero la strategia che usano gli agenti esterni (virus, batterio, fungo, parassita ma anche lectine, glutine, saponine, caseine contenenti in alcuni cibi), per sfuggire agli attacchi dell’organismo ospite.

Il concetto è molto semplice: il sistema immunitario, iper-stimolato da un intestino permeabile infiammato, va in confusione e invece di attaccare l’agente esterno (che modificando le sue strutture proteiche si rende irriconoscibile come agente patogeno all’ospite) attacca le cellule del nostro organismo.

In poche parole comprensibili a tutti, se entra un agente esterno che si mimetizza assumendo “sembianze” simili alla struttura proteica delle cellule nelle isole di Langherans nel pancreas, il sistema immunitario attaccherà le stesse, distruggendole e provocando il diabete di tipo 1.

Se entra un agente esterno che si mimetizza assumendo “sembianze” simili alle cellule del sistema nervoso centrale il sistema immunitario attaccherà queste ultime distruggendole e provocando sclerosi multipla. Il concetto di autoimmunità è brutalmente semplice: il sistema immunitario, che dovrebbe servire da protezione contro microorganismi patogeni, si riversa contro noi stessi attaccandoci e distruggendoci.

Negli anni 2000, Fasano osservò come in soggetti affetti dal morbo celiaco, una malattia autoimmune, le giunzioni strette sono molto aperte all’inizio della malattia predisponendo anche ad altre malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1, la tiroidite di Hashimoto, epatite autoimmune e malattie del tessuto connettivo [8].

Sempre Fasano afferma che si potrebbe ipotizzare che l’apertura delle giunzioni strette indotta dalla zonulina, che si verifica durante la fase iniziale della malattia celiaca, permette l’ingresso di determinati allergeni nella sottomucosa intestinale, dove possono scatenare una risposta autoimmune.

Inoltre, Fasano ha osservato che la zonulina è presente anche in tessuti diversi dall’intestino e che la sua disregolazione potrebbe portare, oltre che a malattie autoimmuni e infiammazione, persino tumori maligni nei tessuti interessati [8,10].

Finora, di malattie autoimmuni e che sappiamo o sospettiamo manifestarsi con l’intestino permeabile sono decine. Tra queste ricordiamo: allergie [11], spondilite achilosante [12], stomatite aftosa [13], asma bronchiale [14], autismo [15], gastrite autoimmune [16], epatite autoimmune [17], colangite sclerosante primaria [17], sindrome di Behçet [18], celiachia [19], sindrome dell’affaticamento cronico [20], morbo di Chron [21], sindrome dell’intestino irritabile [21], retto colite ulcerosa[21], depressione [22], dermatite erpetiforme [23], diabete di tipo 1 [24], eczema [25], emicrania infantile [26], tiroidite di Hashimoto [27], nefropatie [28], colestasi intraepatica di gravidanza [29], artrite giovanile [30], lupus eritematoso [31], sclerosi multipla [32], pemfigo [33], cirrosi biliare primaria [34], psoriasi [35], artrite reumatoide [36], rosacea [37], schizofrenia [38], sclerosi sistemica [39], aborto spontaneo [40], orticaria [41], uveite [42], fibromialgia [43].

In conclusione, quasi la metà delle malattie autoimmuni si verificano con un intestino permeabile che potrebbe esserne la causa principale o una concausa. In mancanza di studi sulle restanti malattie autoimmuni possiamo solo ipotizzare che anch’esse abbiano alla base un problema di elevata permeabilità intestinale.

Leggi anche: Che cos’è il Protocollo Autoimmune Paleo (AIP)? » PaleoAdvisor

INTESTINO PERMEABILE, FEGATO E SISTEMA ENDOCRINO

Oltre alle malattie autoimmuni, la permeabilità intestinale ha ripercussioni importanti anche sul fegato e sul sistema endocrino. In condizioni normali, il fegato elabora tossine e i veri rifiuti metabolici giornalieri detossificando l’organismo.

In condizioni di permeabilità intestinale la quantità di tossine metaboliche e microbiche che entrano nel flusso sanguigno aumenta notevolmente. Il fegato potrebbe saturarsi ed essere incapace di smaltire queste sostanze tossiche che di conseguenza si riverseranno in massa nel flusso sanguigno.

Dal sangue, il sistema linfatico tenterà di raccogliere e neutralizzare le tossine, ma se il fegato è saturo e il sistema linfatico non riesce ad inviare altre tossine al fegato, il corpo diventa essenzialmente intossicato [44].

I microbi crescono e si sviluppano, quindi si può presentare una condizione di stasi linfatica cronica, specialmente nei bambini. Perseverando questo stato, le tossine saranno costrette nei tessuti connettivi, intorno ai muscoli e alle articolazioni, dove potrebbero causare dolori noti come fibromialgia [42], o nelle cellule, finendo per creare mutazioni genetiche (polimorfismi) e infine anche il cancro [10].

Inoltre, il continuo stato di infiammazione sistemica causato dall’aumentata permeabilità intestinale si traduce in uno stress cronico per il nostro organismo [45]. In queste circostanze le ghiandole surrenali sono costrette a fare gli straordinari e produrre l’ormone cortisolo (un potente anti infiammatorio naturale) in quantità maggiori per cercare di spegnere l’infiammazione.

L’iperproduzione di cortisolo potrà limitare i danni per un certo periodo di tempo ma sul lungo termine, una continua produzione di questo ormone porterà al collasso le ghiandole surrenali o “adrenal fatigue”. Le surrenali non saranno più in grado di produrre cortisolo esponendoci pericolosamente a tutti i relativi danni e complicazioni.

CAUSE DELLA PERMEABILITA’ INTESTINALE

Le cause della permeabilità intestinale, come viene logico pensare, risiedono soprattutto in quello che ingeriamo ma anche nell’infiammazione e lo stress (stress causa infiammazione o viceversa). Per stress non si intende solo lo stress da lavoro, famiglia e vita quotidiana ma anche lo stress indotto dal cibo. Ebbene sì, la maggior parte di quello che troviamo nei supermercati non è commestibile all’uomo perché è cibo NON specie-specifico al quale il nostro organismo non si è adattato.

Quando ingeriamo del cibo NON specie-specifico, si creano dei processi essenzialmente infiammatori che innescano una condizione di stress e se l’ingestione di cibo NON specie-specifico è cronica anche lo stress diventa cronico. In particolare, i cibi processati e raffinati come lo zucchero, il cibo spazzatura favoriscono la permeabilità intestinale.

La combinazione di alte temperature nella conservazione alimentare industriale, e l’uso quotidiano di zucchero ha portato i ricercatori a studiare il contenuto dei prodotti finali avanzati di glicazione (AGE) e lipidi glicati (ALE) negli alimenti moderni al fine di studiare la loro possibile nocività. Una volta formatisi, gli AGE e gli ALE favorirebbero l’infiammazione sistemica, di conseguenza aumentando la permeabilità intestinale [4]. Secondo queste evidenze, il 90% dei prodotti venduti nei supermercati (cibi altamente processati) sarebbe tossico per il nostro intestino.

L’alcol non fa eccezione ed anch’esso è correlato all’aumento di permeabilità intestinale [5].

Anche l’uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei FANS (come la famosa aspirina che prendiamo al minimo accenno di mal di testa) è associato ad una elevata incidenza disturbi gastrointestinali, e vi sono prove sostanziali che indicano che l’uso cronico può alterare la funzione di barriera intestinale e causare danni significativi, tra cui ulcere, perforazioni, emorragie e un’esacerbazione di infiammazione intestinale [5].

Non solo il cibo spazzatura, lo zucchero e i FANS aumentano la permeabilità intestinale e sinceramente non li riteniamo neanche il problema più grande, perché di fatto nessuno li consiglia nella classica dieta “equilibrata e sana”.

Il problema più grande è rappresentato da tutti quei cibi che vengono consigliati dai “professionisti della nutrizione” in qualsiasi dieta e che nell’immaginario collettivo sono considerati sani e benefici per la nostra salute.

Quello che leggerete nel prossimo paragrafo sarà molto disturbante e metterà a dura prova il vostro ego e le convinzione che vi accompagnano da una vita.

CEREALI E LEGUMI: KILLER SILENZIOSI

I cereali, i legumi e alcune piante solanacee (pomodori e patate) contengono antinutrienti, composti alimentari che riducono l’assorbimento di altre sostanze nutritive, rappresentate principalmente da glicoproteine come gliadina, lectina e saponine [46].

Recentemente è stato scoperto che la gliadina, una proteina nel grano che compone il glutine [46], aumenta la permeabilità dell’intestino attraverso la produzione di zonulina negli enterociti intestinali [47].

Inoltre, la gliadina, che è resistente al calore e agli enzimi digestivi [46], è in grado di interagire con il tessuto linfoide associato all’intestino, stimolando il sistema immunitario in individui celiaci e non celiaci e probabilmente innescando condizioni di autoimmunità [48,49].

In poche parole, il glutine dei cereali, indipendentemente dalla predisposizione genetica alla celiachia, può aumentare la permeabilità intestinale e quindi provocare infiammazione cronica sistemica [47-50].

Infine il glutine è coinvolto in diverse malattie autoimmuni come la sclerosi multipla [51,52], il diabete di tipo 1 [53], la psoriasi [54], nefropatie e artrite reumatoide [46].

Il glutine non è il solo problema. Le lectine, proteine onnipresenti che si trovano nel regno vegetale, sono anch’esse responsabili dell’aumentata permeabilità intestinale [47].

In modelli animali, le lectine di legumi e cereali perturbano la barriera intestinale e la funzione immunologica quando legano i glicani di superficie alle cellule epiteliali dell’intestino, causando disturbi cellulari e aumentando la permeabilità dell’intestino.

Possono anche facilitare la crescita di ceppi di batteri negativi, che potrebbero contribuire all’endotossinemia innescando conseguentemente un’infiammazione cronica di basso grado [55].

Le saponine possono aumentare la permeabilità intestinale nell’uomo e quindi anche l’endotossinemia e l’infiammazione cronica sistemica secondi processi ben noti [56-60].

Sono presenti in alcuni cereali, legumi, quillaja, soia, quinoa, germogli di alfa-alfa e piante solanacee come patate e pomodori verdi [56-60].

I cereali e i legumi, che tutti noi pensiamo siano così buoni e sani, sono invece dei killer spietati che agiscono silenziosamente. I problemi derivanti dal loro consumo possono insorgere anche dopo diversi mesi o addirittura anni con conseguenze anche gravissime come malattie autoimmuni.

Infatti, i cereali integrali sono più salutari, vero? Non c’è affermazione più errata di questa! È esattamento il contrario! I cereali integrali sono “migliori” solo dal punto di vista dell’indice glicemico perché contengono la buccia o crusca e quindi molte più fibre che modulano il rilascio dello zucchero nel sangue. Ma è proprio nella parte esterna (crusca) del cereale dove è contenuta la porzione maggiore di antinutrienti come lectine e saponine.

I cereali integrali sono in realtà veleno e amplificano in modo devastante la permeabilità intestinale [46].

colazione-yogurt-cerealiPerché cereali e legumi contengono questi antinutrienti dannosissimi? Il motivo è logico e risiede nei meccanismi che i vegetali hanno per difendersi dai predatori. Mentre gli organismi animali per difendersi possono fuggire o combattere, le piante sono letteralmente piantate per terra e quindi nel corso della loro evoluzione hanno sviluppato i loro meccanismi di difesa: gli antinutrienti [46].

L’esempio più chiaro a tutti è quello di funghi o altre piante velenose. Se un predatore (come l’uomo) mangia una di queste piante ne paga il prezzo con la morte, come nel famoso film “Into the Wild”. La sua morte verrà presa d’esempio dai suoi simili e l’informazione che quella bacca o fungo NON deve essere mangiata verrà tramandato da generazione in generazione. Quel tipo di pianta, bacca o fungo non verrà più predata e di conseguenza prolifererà garantendo la sopravvivenza della sua specie.

Altri organismi vegetali invece, come gli alberi da frutto, hanno dei frutti appetitosi ma contenenti al loro interno un seme indigeribile. I predatori, mangiando il frutto distribuiranno il seme con le feci aumentando le possibilità di riproduzione e garantendo la sopravvivenza di tale pianta [46].

Gli antinutrienti come lectine e saponine uccidono parassiti o piccoli predatori come insetti ma non sono sufficienti ad uccidere un uomo del peso medio di 70 kg. Nell’uomo lectine e saponine possono legarsi alle cellule intestinali distruggendole e di conseguenza aumentandone la loro permeabilità [56-61].

Leggi anche: Il ruolo del glutine nell’infiammazione cerebrale » David Perlmutter

POSSIBILE COLLEGAMENTO TRA LATTICINI E PERMEABILITA’ INTESTINALE

Recentemente uno studio condotto in Italia ha riscontrato un’associazione significativa tra il consumo di prodotti caseari fatti a mano e l’aumento della permeabilità intestinale che sfocia nella sindrome dell’intestino irritabile e morbo di Chron [62].

Il responsabile sarebbe un agente patogeno, il microbatterio Avium sottospecie Paratubercolosi, capace di provocare la malattia di Johne, un’infezione sistemica e un’infiammazione cronica dell’intestino spesso associata a neurite cronica con disregolazione del sistema immunitario, che può colpire molti animali, compresi i primati [63,64].

I ricercatori, esaminando campioni di biopsia intestinale, hanno trovato la presenza di questo batterio in ben 20 dei 23 soggetti (87%) affetti dal morbo di Chron e in 15 dei 20 soggetti (75%) affetti dalla sindrome dell’intestino irritabile [62].

Inoltre, non è stata rilevata alcuna associazione statisticamente significativa tra morbo di Chron/sindrome dell’intestino irritabile e predisposizione genetica, esposizione ad ambienti rurali, urbani e bestiame stando a significare che lo sviluppo delle patologie risiede solo nel consumo di prodotti caseari fatti a mano [62].

Interessante notare come in Sardegna, dove il consumo di prodotti caseari è altissimo, abbiamo anche un’altissima prevalenza di malattie autoimmuni e in particolare di diabete di tipo 1.

In Sardegna, l’incidenza di diabete tipo 1 in età pediatrica (0-14 anni) risulta decisamente più elevata delle altre regioni Italiane, secondo quanto emerge dal registro regionale, risultando pari a 44.8/100.000 soggetti/anno nel ventennio 1989-2009 con un incremento annuo del 2.12% [65,66].

La Sardegna, insieme alla Finlandia, ha il record mondiale di incidenza di diabete con oltre 50.000 persone affette dalla malattia e l’alto consumo di prodotti caseari è molto probabilmente una delle cause principali.

Alla base potrebbe esserci ancora una volta un problema di elevata permeabilità intestinale, come diversi studi suggeriscono [24,67,68].

COME CAPIRE SE L’INTESTINO È PERMEABILE E CONTROMISURE

La permeabilità intestinale è un problema di recente scoperta, di cui il vostro medico molto probabilmente non ne è ancora a conoscenza, che si presenta attraverso una vasta sintomatologia. Si potrebbe soffrire di stanchezza cronica, allergie e intolleranza alimentari, malattie autoimmuni, problemi digestivi, carenze nutrizionali, problemi alla pelle, insonnia, squilibri ormonali, alterazioni dell’umore e presenza di Candida Albicans.

Di conseguenza, data la mancanza di un quadro diagnostico preciso, moltissime persone ne sono affette senza neanche saperlo e nella maggior parte dei casi, i medici, confondendo i la sintomatologia della permeabilità intestinale, prescrivono farmaci che non andranno a risolvere niente creando ulteriori danni alla barriera intestinale e non solo. Comunque, esistono dei test da fare in caso dubitate della salute del vostro intestino.

Il metodo attuale e più diffuso per diagnosticare la permeabilità intestinale è il test del lattulosio/mannitolo. Il test è semplice da eseguire (occorre bere una soluzione zuccherina per poi esaminarla nelle urine) e ci consente di valutare la permeabilità della parete intestinale e la sua capacità funzionale di assorbimento osservando i livelli di lattulosio nelle urine.

Più dispendioso ma più affidabile è il test “Intestinal Antigenic Permeability Screen – Array 2” che consente di misurare gli anticorpi contro le endotossine batteriche (lipopolisaccaridi), le proteine delle giunture (occludina e zonulina) e il citoscheletro della cellula (actomiosina). Inoltre, identifica sia i percorsi transcellulari che paracellulari della penetrazione della barriera intestinale da parte di grandi molecole con capacità di mettere alla prova il sistema immunitario misurando di conseguenza la risposta immunitaria da permeabilità intestinale.

Senza dilungarci troppo, questi test sono validi ma potrebbero essere uno spreco di tempo e denaro. Se volete togliervi lo scrupolo potete farli ma in molti casi è sufficiente osservare i sintomi della permeabilità intestinale precedentemente elencati secondo la letteratura scientifica ed agire di conseguenza.

La strategia principale è adottare un protocollo di dieta autoimmune che prevede l’eliminazione in tronco di cereali, legumi, latticini, cibo spazzatura, prodotti industriali e in alcuni casi anche frutta a guscio, uova e piante solanacee.

Inoltre, alcuni integratori si sono rivelati efficaci contro la permeabilità intestinale.

La glutammina è attualmente il miglior integratore per combattere questo problema [69-76] e insieme ad altri aminoacidi come arginina e leucina sembra avere effetti ancora più promettenti [77-79].

glutammina

Anche la curcumina si è rivelata un ottimo integratore contro la permeabilità intestinale per le sue proprietà anti infiammatorie e antiossidanti [4].

Queste strategie potrebbero non bastare. È necessario innanzitutto un cambiamento radicale dello stile di vita che dovrebbe comprende sana attività fisica, riposo, corretta alimentazione e integrazione alimentare, controllo degli agenti stressanti.

CONCLUSIONI

Come si diceva sempre, la salute viene proprio dall’intestino ed oggi questo è scientificamente provato.

Un intestino permeabile, perde la sua funzione di barriera tra il mondo esterno e il nostro ambiente interno, esponendoci a minacce che possono compromettere gravemente la salute come malattie autoimmuni, allergie, infiammazione, cattiva digestione, endotossinemia, fatica surrenale, complicazioni al fegato e persino tumori maligni.

Le cause, come abbiamo visto in precedenza, sono molteplici e potrebbero risiedere in abitudini quotidiane che diamo per scontato essere salutari ma non lo sono affatto. Inoltre, è interessante notare come i cibi post agricoltura sembrerebbero essere il problema maggiore, confermando ancora una volta la teoria del disaccordo evolutivo.

Comunque, la condizione di permeabilità dell’intestino non va assolutamente presa alla leggera e agire immediatamente è d’obbligo anche se la prevenzione è sempre la scelta migliore. Prevenzione significa adottare uno stile di vita completamento diverso da quello odierno, rivoluzionando le abitudini che ci accompagnano da sempre.

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Il digiuno, una pratica tanto temuta quanto efficace » Dott.ssa Vanessa Di Nepi

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Dott.ssa Vanessa Di Nepi Osteopata

Il digiuno, una pratica tanto temuta quanto efficace

Usato fin dall’antichità da tutte le religioni come pratica per purificare il corpo e la mente, il primo a parlarne fu il medico Ippocrate nel 460 a.C.

Oggi il termine digiuno suscita ancora nella maggior parte delle persone reazioni avverse fino al “terrore”… Forse perché si associa al digiuno tutta una serie di conseguenze (debolezza, fame, apatia, perdita di massa muscolare, pericolo ecc.) che in realtà, come andrò ad approfondire in questo articolo, sono assolutamente false.

Forse perché si dà al cibo un valore cosi importante che privarsene per qualche giorno sembra un sacrificio troppo grande. Forse perché si ha uno scarso autocontrollo e poco desiderio di entrare in contatto con un sentire più rivolto verso l’interno. Forse perché si è poco informati sulla varietà di esiti positivi che questa pratica può esercitare sul corpo e sulla mente.

Qualunque sia la motivazione, un concetto dovrebbe rimanere impresso nella vostra mente: il digiuno fa parte della nostra evoluzione!

Moltissimi popoli sono riusciti a sopravvivere a carestie e ancora oggi a vivere sfruttando la capacità innata del corpo di utilizzare le riserve energetiche accumulate nell’organismo.
L’adattamento del corpo al digiuno rappresenta uno degli esempi più straordinari delle capacità del nostro organismo di conservarsi in condizioni fisiologiche per lunghi periodi.

Ci sono diversi tipi di digiuno: digiuno intermittente (molto utilizzato nella pratica sportiva in cui si mangia per un tot di ore e ci si astiene dal cibo per altre ore), digiuno liquido in cui si beve soltanto acqua, digiuno secco in cui ci si astiene sia dal cibo che
dai liquidi.

Un soggetto sano può rimanere senza cibo e sopravvivere fino a 24-30 giorni, nel caso del digiuno secco si parla di qualche giorno. Vediamo quali armi mette in campo il nostro organismo per difendersi e sopravvivere senza cibo, classificando le reazioni del corpo in 4 grandi categorie:

Post assorbimento

Inizia 2-4 ore dopo la fine del pasto, dopo che gli alimenti sono stati assorbiti dall’intestino tenue. Si ha un momentaneo calo glicemico, così il fegato attraverso la glicogenolisi epatica (degradazione del glicogeno presente nel fegato in piccole unità) forma nuovo glucosio che saraà utilizzato come fonte di sostentamento per tessuti quali cuore, sangue e cervello e per il mantenimento di adeguati livelli glicemici. La scorta energetica dura all’incirca mezza giornata.

Digiuno Breve

Dura fino a 24 ore. I bisogni dell’organismo sono supportati sia dalla glicogenolisi epatica che dalla gluconeogenesi: il fegato, non riuscendo a ricavare tutta l’energia necessaria dalla glicogenolisi, comincia bruciare gli aminoacidi ricavati da scorie presenti nelle cellule o dalle proteine muscolari per ricavare glucosio.

Quando anche queste riserve sono finite, l’organismo utilizza un metodo di risparmio di glucosio (che essendo poco va destinato all’organo nobile per eccellenza: il cervello; una parte va anche ai globuli rossi). Inizia così a bruciare le riserve di trigliceridi. I triglicerdi (che verranno scomposti in acidi grassi) vengono captati dal fegato e trasformati in corpi chetonici. I corpi chetonici sono tre composti (acetone, acetoacetico, acido beta-idrossibutirrico), normalmente sono presenti nel sangue in piccole quantità, e vengono captati dalla cellula epatica in caso di eccesso di Acetil-CoA e usati a scopi energetici in tessuti quali muscolo scheletrico, cuore, corteccia renale e cervello (nel cervello viene escluso però l’utilizzo di acetone).

Digiuno di media durata

Superate le 24 ore si passa al digiuno di media durata. Il cuore e il cervello cominciano ad usare i corpi chetonici al posto del glucosio. La chetosi è una forma di adattamento fisiologico-metabolico del nostro organismo al digiuno prolungato e avviene quando il corpo passa a bruciare più grassi per ottenere energia.

Digiuno prolungato

Si protrae oltre i 30 giorni; il corpo non ce la fa più, non è più in grado di provvedere al mantenimento della sua fisiologia in quanto ha sfruttato tutte le risorse disponibili; si rischia la morte.

digiuno

In linea generale questa pratica è utile per purificare il corpo dalle tossine accumulate, combattere e prevenire quasi tutte le malattie degenerative (anche le più debilitanti tra cui tumore, SLA, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni), favorire la concentrazione intellettuale, emotiva, ritrovare la forma e l’efficienza fisica.

Più nello specifico vediamo cosa succede alle singole cellule.

  • Uno degli effetti più rilevanti di questa pratica è la diminuzione delle molecole responsabili dei processi di crescita, in particolar modo IGF-1 (Insuline like Growth Factor o fattore di crescita) e m-TOr (un enzima che regola la crescita cellulare, la sua riproduzione e sopravvivenza). Questo permette di ridurre i fattori che espongono al rischio di ammalarsi di tumore e altre malattie autoimmuni.
  • Si attivano le cellule staminali, producendo ringiovanimento e rigenerazione.
  • Ripristino cellulare: il digiuno induce le cellule al fenomeno dell’autofagia (ovvero la morte cellulare e la sostituzione delle parti danneggiate con delle nuove cellule).
  • Attivazione del sistema immunitario, inducendo fenomeni di detossificazione ed eliminazione delle scorie accumulate.
  • Riduzione dei fenomeni che scatenano l’infiammazione (diminuzione della VES e della proteina c reattiva, omocisteina e interleuchina 6 tutti fattori che preparano il terreno per malattie cronico- neuro-degenerative).
  • Riattivazione ormonale (i ricettori riacquistano la capacità di leggere gli ormoni circolanti).
  • Miglioramento della sensibilità insulinica e riduzione della glicemia.
  • Riduzione del grasso viscerale (ricordiamo che l’accumulo di grasso viscerale è quello che più predispone a patologie quali diabete e malattie cardiovascolari).
  • Aumento della forza muscolare.

Dopo le 72 ore di astensione dal cibo il digiuno diventa terapeutico e l’organismo mette in atto un cambiamento nel suo metabolismo e nella sua fisiologia. Qui ha inizio la fase detossificante perché cambia l’habitat della cellula: quando la matrice del connettivo si ripulisce di tutte le scorie acide, l’organismo si riappropria della sua capacità di autoripararsi e produrre nuove cellule staminali.

L’apparato digerente cambia la sua fisiologia e diventa un organo di eliminazione. Nel tubo digerente si riversano secrezioni varie che vengono a smaltire materiali di scarto, altre sostanze acide accumulate vengono anche smaltite attraverso le mucose dell’ apparato respiratorio, urinario e genitale.

A livello mentale si affinano la sensibilità e l’emotività; l’attenzione e la memoria hanno un significativo incremento, così come le capacità intuitive e logiche grazie all’eliminazione di tossine a livello cerebrale.

Il cervello durante il digiuno diviene sempre più efficiente. Migliorano la vista e la dimensione percettiva, il senso del gusto e dell’olfatto si affinano. La forza muscolare decresce leggermente nei primi 2- 3 giorni e dopo un leggero catabolismo iniziale alla fine del digiuno ne trae beneficio e aumenta in modo significativo.

Durante il digiuno il corpo mantiene il suo equilibrio fisiologico, finché il sistema nervoso conserva la sua integrità; questa è mantenuta dall’organismo il più a lungo possibile infatti
tutti i tessuti del corpo rilasciano materiale necessario al suo trofismo e alla sua efficienza.

Il digiuno Intermittente

La forma più usata soprattutto in ambito sportivo è 16/8 (16 ore di digiuno, 8 ore si mangia): può essere applicata sia agli sport di forza muscolare che di resistenza con ottimi risultati.

L’atleta ne gioverà in termini di efficienza perché il corpo non “spreca energia” nell’elaborazione e digestione del cibo. Aumenterà la resistenza e la forza muscolare, perché i grassi ci permettono di avere più energia protratta nel tempo. Ci osserverà una diminuzione del grasso corporeo perché verranno utilizzate le riserve di grassi accumulate nell’organismo.

Consiglio sempre di essere seguiti da un esperto, indipendentemente da quale tipo di digiuno volete intraprendere.

Arrivati a questo punto spero di aver risvegliato in alcuni di voi un interesse verso questa pratica . Il digiuno è una metodica naturale, gratuita, con effetti sorprendenti, che fa parte del nostro sistema genetico, che permetterà al vostro corpo di riappropriarsi di quella capacità innata di auto-guarigione.

Dott.ssa Vanessa Di Nepi Osteopata

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